WALL ST IN RIALZO NELLA TERZA SETTIMANA DI GUERRA

4 Aprile 2003, di Redazione Wall Street Italia

Sospinti dalle buone notizie provenienti dal fronte mediorientale, gli indici azionari questa settimana hanno dato una buona dimostrazione di forza. Con le truppe americane che gia’ stazionano all’aeroporto di Baghdad, i timori di una guerra lunga e insidiosa, che avevano determinato la brusca frenata dei listini della settimana scorsa, si sono via via ridimensionati.

A Wall Street si e’ ritrovata la fiducia, ma la nuova tornata di dati macroeconomici e’ intervenuta a guastare la “festa” dei mercati, ricordando agli operatori che i problemi dell’economia americana e mondiale potrebbero non scomparire insieme alla deposizione di Saddam Hussein.

Le cifre sconfortanti relative all’attivita’ manifatturiera e al mercato del lavoro hanno riacceso le paure di una “double-dip recession”.
“Sono numerose e resistenti le forze che stanno entrando in gioco proprio mentre le vulnerabilità di un mondo Usa-centrico appaiono sempre piu’ evidenti”, ha commentato il chief economist di Morgan Stanley, Stephen Roach.

Alla vigilia della stagione degli utili societari, quindi, gli operatori continuano a interrogarsi sulla qualità e sostenibilità dell’atteso rilancio dell’economia. Per Richard Bernstein, US strategist di Merrill Lynch, “un considerevole livello di incertezze continuerà a pesare sui mercati anche dopo la conclusione della guerra”.

Rispetto a venerdi’ scorso, il Dow Jones e’ avanzato di 131 punti (+1,6%), portandosi a quota 8.277,15. Dall’inizio anno l’indice industriale ha segnato un calo dello 0,78% e rispetto a un anno fa ha perso il 19,14%.

Con un guadagno di 14 punti (+1,01%), il Nasdaq ha terminato la settimana a quota 1.383,50. Dalla chiusura del 31 dicembre, l’indice hi-tech ha segnato un progresso del 3,59%, mentre rispetto ai livelli dell’anno scorso ha accusato una perdita del 22,7%.

L’S&P 500 ha chiuso l’ottava a quota 878,85, con un guadagno di 15,35 punti (+1,78%). Dall’inizio del 2003 l’indice ha ceduto lo 0,11%, mentre su base annua il ribasso e’ del 21,97%.










































































































































































INDICI DI
BORSA
Ticker Valore Variaz ultima
settimana %
Variaz da inizio
anno %
Variaz ultimi 12
mesi %
DJIA DJIA 8276.15 1.60% -0.78% -19.14%
S&P 500
SPX 878.85 1.78% -0.11% -21.97%
Nasdaq
IXIC 1383.50 1.01% 3.59% -22.70%
Nasdaq 100
NDX 1050.65 0.38% 6.73% -24.79%
INDICI DI SETTORE Ticker Valore Variaz ultima
settimana %
Variaz da inizio
anno %
Variaz ultimi 12
mesi %
Semiconduttori SOX 311.44 0.46% 7.69% -46.39%
Oro-Argento
XAU 64.74 -3.00% -15.66% -6.84%
Networking NWX 147.90 3.21% 13.16% -37.88%
Internet
ECM 49.05 -1.39% 11.63% -2.39%
Hardware
GHA 170.86 2.50% 10.30% -27.85%
Petrolifero
OIX 250.81 0.47% -3.48% -22.84%
Finananziario
DJ_FIN 142.89 2.31% -3.26% -19.93%
Energia
DJ_ENE 183.61 -0.30% -1.95% -17.53%
Farmaceutico
DRG 309.47 2.54% 3.68% -15.35%
Biotech
BTK 344.15 0.98% 1.76% -27.99%
Difesa
DFX 142.41 0.46% -11.89% -27.30%
Gas Naturale
XNG 169.77 -0.01% -12.53% -11.18%
Software
GSO 103.25 0.93% 1.11% -30.00%
Retail
RLX 287.16 3.78% 7.39% 3.78%
Wireless
UTI 248.77 0.83% -3.45% -27.41%
Assicurazione
DJ_INS 287.93 5.03% -3.13% -21.55%
Aereo XAL 32.60 10.14% -15.96% -67.50%
Telecom XTC 418.06 0.57% -7.19% -31.50%

IL MERCATO AZIONARIO

La performance dei titoli hi-tech di questa settimana e’ stata piuttosto contrastata. Il rialzo piu’ consistente lo ha realizzato il comparto hardware, come indica il +3% messo a segno dal GHA, l’indice di riferimento dell’industria dei pc.

Tra le singole aziende spicca la buona prova di Dell Computer (DELL – Nadaq, +4,6%), che ha confermato le previsioni sui risultati del primo trimestre.

Il guadagno dei titoli software (GSO) si e’ invece limitato all’1,4%. Hanno pesato, in particolare, il “profit warning” di PeopleSoft (PSFT – Nadaq, -4,5%) e la nota di Merrill Lynch su Mercury Interactive (MERQ – Nadaq, -2%). In controtendenza Microsoft (MSFT – Nadaq), che ha chiuso con un rialzo dell’1,4%.

E un warning sui risultati trimestrali lo ha lanciato anche STMicroelectronics (STM – Nyse, -5%), condizionando la performance dei semiconduttori (SOX, -0,03%). A risentirne e’ stata anche la blue chip Intel (INTC – Nadaq), che ha perso circa l’1,5%.

Ma e’ tra i telefonici che si sono realizzati gli sbalzi piu’ vistosi. Se la variazione dell’indice XTC (-0,13%) indica una situazione di generale equilibrio, infatti, l’esame dei singoli titoli riserva qualche sorpresa.

Al crollo di AT&T (T – Nyse, -10,7%), colpita da un downgrade di Goldman Sachs, si contrappone il +7,3% messo a segno da SBC Communications (SBC – Nyse), promossa da Legg Mason con un rating “buy”. In calo, inoltre, Verizon (VZ – Nyse, -1,3%).

Perdite significative, per concludere con la new economy, le hanno poi incassate Yahoo! (YHOO – Nadaq, -1,8%) e Amazon (AMZN – Nadaq, -3,8%), penalizzate dai giudizi delle banche d’affari. L’indice delle società Internet (ECM) ha chiuso l’ottava con una perdita dell’1,4%.

Questa settimana sono stati i titoli delle compagnie aeree a realizzare i maggiori guadagni, sospinti dalla decisione del Senato Usa di concedere aiuti agli operatori dell’industria. L’indice XAL e’ avanzato di ben il 10%, anche se la variazione dall’inizio anno e’ ancora molto negativa (-15%).

Una prova decisamente buona, anche se piu’ contenuta, l’ha data poi il comparto retail (RLX, +3,5%). In particolare si segnalano i rialzi di Wal-Mart (WMT – Nyse, +2,3%), che prevede di centrare i propri obiettivi di bilancio, e di Best Buy (BBY – Nyse, +9%), nonostante la trimestrale deludente.

Tra gli altri titoli che hanno movimentato i mercati, infine, e’ significativo il –12% di Altria (MO – Nyse), nell’occhio del ciclone per i rischi di bancarotta della divisione Philip Morris Usa.

I DATI MACROECONOMICI DELLA SETTIMANA

  • Chicago PMI. Il dato di marzo e’ sceso a quota 48,4 dai 54,9 punti di febbraio. E’ la prima volta dopo 10 mesi che l’indicatore si porta sotto i 50 punti, soglia chiave che separa la fase di espansione da quella di contrazione.
  • ISM Manifatturiero. L’indice dei manager responsabili degli ordini di acquisto per il settore manifatturiero a marzo e’ calato a 46,2 punti. Si tratta del livello piu’ basso dal novembre 2001.
  • Spesa per le costruzioni. Nel mese di febbraio, la spesa per le costruzioni e’ diminuita dello 0,2%, a $872,2 miliardi. E’ il primo calo mensile segnato dall’indicatore dall’agosto 2002.
  • Ordini alle fabbriche. Il dato di febbraio ha registrato una flessione dell’1,5%, la più rilevante dal settembre scorso.
  • Sussidi di disoccupazione. La settimana scorsa sono state inoltrate 445.000 nuove richieste di sussidi (+38.000). E’ il numero piu’ elevato da quasi un anno.
  • ISM non-Manifatturiero. Anche il comparto dei servizi ha registrato una contrazione. L’indicatore di marzo si e’ infatti attestato a 47,9 punti dai 53,9 di febbraio. E’ la prima volta in 14 mesi che l’indice scende sotto i 50 punti.
  • Rapporto sull’occupazione. Il tasso di disoccupazione di marzo si e’ confermato al 5,8%, un livello migliore di quello atteso dal mercato (5,9%). Ma i posti di lavoro persi nel comparto non-agricolo sono stati 108.000, contro i 40.000 previsti dagli esperti.

IL MERCATO OBBLIGAZIONARIO

Dopo il pronunciato recupero dei rendimenti sui Treasury della seconda meta’ di marzo, come era lecito attendersi abbiamo assistito a un ritracciamento che, nella sessione di martedi’, ha portato la scadenza decennale a toccare il 3,78%. Da quel punto, il benchmark dei Treasury a lunga scadenza ha recuperato fino a toccare il 3,97% di giovedi’ scorso.

A spingere gli investitori fuori dal “safe haven” sono state le buone prospettive di una soluzione del conflitto iracheno. La fine della guerra da una parte ridurra’ l’incertezza e dall’altra costringera’ il mercato a fare i conti con i costi della guerra, che potrebbero portare a nuove emissioni. Al contrario, pero’, le prospettive ancora fosche del comparto equity e le possibili future mosse della Federal Reserve potrebbero frenare i flussi in uscita.

Per iniettare nuova liquidita’ nel sistema, una volta esaurite le munizioni per ulteriori tagli dei tassi, la Banca Centrale Usa potrebbe infatti procedere ad acquisti aggressivi di Treasury con scadenze lunghe. L’effetto desiderato sarebbe quello di un appiattimento della curva dei rendimenti e di una riduzione sul premio al rischio delle altre attivita’ finanziarie.

In un clima di incertezza come questo, a trarre vantaggio potrebbero essere i corporate bond, indicati da numerosi money manager come l’investimento piu’ allettante dei prossimi sei mesi.

IL MERCATO VALUTARIO

Il mercato dei cambi continua a essere dominato dal nervosismo sul conflitto iracheno. Sul fronte euro/dollaro si registra, comunque, un calo della volatilità: il biglietto verde questa settimana ha segnato un minimo a $1,069 e un massimo a $1,096. L’incertezza derivante dall’assenza di indicazioni precise da parte della Fed e della Banca Centrale Europea suggerisce agli operatori di mantenere un atteggiamento attendista.

Rimane la sensazione che nel breve periodo i successi americani sul campo di battaglia possano sostenere il dollaro, che nel medio-lungo periodo rimane comunque sopravvalutato nei confronti della valuta europea. Per quanto riguarda lo yen, dopo essersi rafforzata fino a y117,84 per $1, la moneta giapponese e’ tornata a quota y120, un livello che continua a essere gradito dalle autorità nipponiche.

A livello fondamentale, un’analisi di più lungo periodo suggerisce che sul mercato mondiale, alle attuali quotazioni, la valuta piu’ sopravvalutata nei confronti del dollaro e’ il franco svizzero, mentre quella che potrebbe guadagnare piu’ terreno e’ proprio lo yen.

LE CONCLUSIONI

Dopo due intense settimane di Borsa dominate dalle notizie sulla guerra, gli operatori cominciano a chiedersi quale sara’ la direzione degli indici una volta che verra’ a mancare questo forte elemento di volatilita’. Ovviamente dipendera’ dai tempi e dalle modalita’ con cui si porra’ fine al conflitto (dato che l’esito sembra scontato).

Una volta lasciato alle spalle l’Iraq, l’attenzione del marcato tornerà a focalizzarsi sull’andamento dell’economia reale. In pochi dubitano che gli USA stiano sperimentando una seconda fase di forte rallentamento. Anche senza sposare in pieno il pessimismo di Stephen Roach, non e’ possibile negare l’esistenza di una situazione davvero molto depressa sul fronte della crescita interna americana.

A questo punto, cosa potra’ succedere nelle prossime settimane sui mercati finanziari e’ piu’ un esercizio di chiaroveggenza che di analisi. Le previsioni degli esperti attualmente sono improntate, per la maggior parte, al pessimismo o al massimo alla cautela.

Un elemento da non sottovalutare e’ tuttavia la capacita’ di reazione del sistema economico Usa. Una forte dose di ottimismo, gli stimoli fiscali programmati dalla Casa Bianca e un prezzo del petrolio tra $20 e $25 al barile possono fornire una spinta in grado di rimettere in moto i consumi prima del previsto.

Se la stagione degli utili trimestrali non si rivelerà del tutto negativa, le basi per una ripresa si potranno vedere gia’ entro la seconda meta’ del 2003. Considerato che le attese degli analisti questa volta sono realistiche e non rischiano certo un eccesso di ottimismo, le possibilità di assistere a una crescita dei listini, seppur moderata, non sono poi così remote.