Vuoi investire e guadagnare? Lascia da parte le emozioni

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di Stefania Quaglino, consulente patrimoniale e finanziario, group manager di Sanpaolo Invest

In momenti complessi come quello attuale giornali e telegiornali parlano spesso del sentiment del mercato.

Ma di cosa si tratta nello specifico? Il sentiment non è altro che l’emozione dominante, ovvero l’idea maggiormente condivisa dalle persone che partecipano al mercato, cioè tra gli attori del mercato stesso. Il sentiment si basa sulle aspettative e purtroppo le aspettative sono spesso connesse alle preoccupazioni.

Non è corretto in questo caso parlare di “paura”, perché la paura è una sensazione legata a un pericolo oggettivo, mentre la preoccupazione è uno stato emotivo che riguarda l’incertezza su un futuro che non si conosce ancora. Tutti noi abbiamo delle aspettative rispetto al futuro, ma non sappiamo cosa succederà in realtà: questo genera ansia e quest’ansia si traduce in volatilità sui mercati.

Paure e incertezze sul rialzo dei tassi

In questo preciso momento, le banche centrali sono in una fase di rialzo dei tassi, mossa che ha lo scopo di contenere la corsa dell’inflazione.

Le paure degli investitori sono quindi legate alla certezza del rialzo dei tassi, mentre l’ansia è relativa agli aspetti ancora non definiti: l’entità di questi rialzi, la durata del ciclo restrittivo, cosa potrà accadere all’economia.

Senza dimenticare la domanda più importante: i rialzi serviranno davvero a riportare l’inflazione sotto controllo? Anche in questo caso la paura è provocata da qualcosa di oggettivo, mentre l’ansia è legata a tutto ciò che ancora non si conosce.

In un contesto simile le aspettative dell’investitore sono ovviamente confuse, ed ecco perché in questo momento la volatilità sui mercati è alta.

Le emozioni primarie degli esseri umani

Questa volatilità è determinata dalle emozioni. La psicologia dell’investitore risente delle emozioni primarie che tutti gli esseri umani sanno di provare sin da quando hanno la percezione di essere al mondo: amore, rabbia, paura e rimpianto.

Queste emozioni primarie si sono poi evolute nel tempo e in molte circostanze la preoccupazione ha rimpiazzato la paura. Così l’investitore può essere preoccupato, piuttosto che impaurito e terrorizzato; mentre i nostri progenitori si trovavano di fronte ad animali selvatici infuriati e provavano paura, se noi ci troviamo di fronte a una situazione di mercato difficile siamo preoccupati. Le sfumature sono diverse, ma comunque la preoccupazione, avendo alla base un sentimento forte come la paura, può portare l’investitore a decidere di vendere nel momento peggiore, o viceversa a non avere il coraggio di investire nel momento in cui la logica suggerirebbe di farlo.

Le difficili scelte d’investimento

L’investimento non è altro che una responsabilità che noi dobbiamo assumerci nei confronti di uno degli aspetti più importanti della nostra vita, cioè il risparmio, ed essendo una scelta così delicata ci condiziona. Non è come andare a comprare un paio di scarpe: quando si parla di investimenti spesso la paura è tanta che a volte si preferisce non fare. Ma in un contesto come questo bisogna considerare che il “non fare” costa molto caro: con l’inflazione che è arrivata all’8% lasciare fermo il denaro sul conto corrente significa che questo perderà di valore per la stessa percentuale.

Come adattarsi a una situazione mai vista

Bisogna quindi seguire il consiglio dei professionisti e adottare mosse che in un primo momento potrebbero sembrare controintuitive: esattamente come lo sciatore, che impara solo con la pratica che per tenersi in equilibrio deve spostare il peso in un modo non naturale. La situazione attuale del mercato è molto diversa da quelle che si sono verificate negli ultimi 40 anni: per la prima volta da decenni non è vero che conviene comprare man mano sui minimi azionari, mentre è il momento di cominciare a comprare man mano sugli obbligazionari. Magari tra sei mesi la situazione cambierà ancora. Quello che non cambia è il concetto di base, cioè investire in modo programmato e graduale, senza dimenticare i propri obiettivi.  Se l’investitore ha pianificato i suoi obiettivi e ha comprato gli strumenti finanziari più appropriati, quegli strumenti resteranno validi indipendentemente dall’andamento del mercato.

Cambiare le soluzioni, non gli obiettivi

Può sempre succedere che il consulente, che è un professionista del mercato, suggerisca al cliente di apportare delle correzioni al suo portafoglio: un po’ come il personal trainer, che distribuisce i carichi degli esercizi a seconda di ciò che è più opportuno fare in quel momento.

In caso di necessità, il consulente indirizzerà l’assistito verso alcune modifiche, che non significhino uno stravolgimento totale del portafoglio: in momenti come questi è ancora più importante avere accanto un supporto professionale che aiuti il cliente ad apportare le variazioni più opportune.

Queste modifiche vanno apportate senza toccare gli obiettivi, ma facendosi condurre passo passo dal consulente attraverso il nuovo contesto, anche tramite operazioni in apparenza controintuitive.