VI RACCONTO COME ANDRA’ A FINIRE L’INTRIGO BANCARIO

di Redazione Wall Street Italia
5 Agosto 2005 09:33

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Ieri abbiamo raccontato, cari lettori, la storiaccia immonda riguardante la Banca Antonveneta ambita da un gruppo famelico olandese e da alcuni signorotti italiani, tra cui Giampiero Fiorani (Banca popolare italiana, ex Lodi), Chicco Gnutti, Stefano Ricucci e altri. È nota comunque la guerra in corso, e vi risparmio ulteriori barbosissimi particolari.

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Solo due o tre elementi per inquadrare meglio la faccenda. Gli olandesi hanno vinto il primo match. Bravi. Lo hanno vinto all’italiana, con denunce, controdenunce, cavilli, distinguo, e l’appoggio – legittimo, per l’amor di dio – di organi, organetti, Procure, Consob e via elencando. La magistratura, la cui attività è impeccabile per definizione, ha disposto il sequestro delle azioni acquistate dal club nostrano, sicché la partita si è chiusa prima dei tempi regolamentari. Preferite una metafora pugilistica anziché calcistica? Ko tecnico. I secondi dei “lodigiani” hanno gettato la spugna causa manifesta inferiorità dei combattenti sotto la bandiera tricolore, attaccati da tutti, dai poteri forti, dalla politica, dalla lobby giornalistica, da quelli protetti in cielo in terra e in ogni luogo. Fiorani e Gnutti e Ricucci sono stati costretti all’angolo.

Strapazzati, picchiati nonostante la sponda favorevole di Fazio, governatore della Banca d’Italia. In sintesi, i contadinelli dei Paesi Bassi si sono aggiudicati l’istituto di credito padovano, i loro avversari se lo sono pigliato in saccoccia. Ma c’è un ma. Mentre gli avvocati di una parte e dell’altra si scannavano, i protagonisti della rissa, stanchi di rimediare lividi, hanno cominciato a trattare sottobanco.

Proprio così. Olandesi (vincitori) e italiani (sconfitti) sono impegnati a negoziare la pace: gli stranieri ritirano esposti, denunce e quant’altro e i nostri compatrioti vendono le proprie quote. Domanda retorica. Le loro quote non sono state congelate? Certamente. Tuttavia il (promesso) ritiro delle denunce annulla gli effetti dell’atto giudiziario e del sequestro; le azioni torneranno sul mercato e verranno comprate dai trionfatori esteri dello scontro. Semplice. Gli olandesi scuciono il denaro (in quantità minore del previsto) e incamerano i titoli necessari al controllo pieno dell’Antonveneta; i “rivali”, vista l’impossibilità di giocare in un clima quantomeno neutrale, si rassegnano e mollano l’osso.

Non gratis, però. E neppure al prezzo indicato dall’Opa, per il fatto che l’Opa è chiusa. Quindi? È solo questione di raggiungere un punto di equilibrio. Fiorani rinuncia alle pretese antonvenete, cede volentieri quanto depositato in cassaforte; i capitalisti di Amsterdam pongono mano al portafogli e si sacrificano allo scopo di avere l’intero pacchetto. Non siamo in grado di dire quanti quattrini finiranno nelle tasche (…) dell’amministratore delegato (in frigo) lodigiano, né a quanto ammonteranno le offerte dei compratori, però un fatto è assolutamente certo: fine delle ostilità, fine delle grane giudiziarie. Ovvio, le plusvalenze per i nostri finanzieri saranno inferiori alle valutazioni iniziali, ma non si ridurranno a pochi euro. In sostanza, Fiorani e Gnutti non incasseranno quanto sperato, forse non riusciranno a scalare insieme con Ricucci il Corriere della Sera; ma infileranno nel portafogli una discreta sommetta. Un migliaio di miliardi di vecchie lire? Circa.

Gli olandesi in compenso avranno l’Antonveneta al completo, tutta roba loro. Sai che godere. Godranno meno gli imprenditori triveneti, obbligati a lavorare con una banca che se ne strafregherà di dar loro una mano e interessata, piuttosto, a far reddito. L’azione giudiziaria intrapresa dalla Procura di Milano si sgonfierà per mancanza di materia, e Fiorani e Gnutti – apparentemente battuti – si rifaranno non con una risata piena, bensì con una mezza risata e un piatto che definire risarcitorio sarebbe riduttivo.

L’amarezza deriva, per noi italioti e beoti, da una costatazione: il nostro capitalismo finto snob, in realtà è straccione e incapace di fare il proprio mestiere; si chiude in se stesso, è autoreferenziale, pauroso. O fai parte della consorteria, e allora tutto ti è permesso, oppure ti fanno l’esame del sangue e ti respingono per insufficienza di requisiti. Tenete presente: questa storia è una buffonata. L’unico a rimetterci le penne sarà Fazio. Il quale per il momento rimarrà in poltrona; fra cinque o sei mesi sarà rimosso o, meglio, promosso a superiori incarichi. Magari ministro. Ma la sua durata sullo scranno più alto di Bankitalia non si protrarrà a lungo.

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