Verso cancellazione Imu 2013, ma dov’è l’inganno?

28 Agosto 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – ”L’Imu è cancellata, dal 2014 non ci sarà più l’Imu come l’abbiamo conosciuta fino a oggi, nella linea dell’impegno assunto con la nascita del governo. Il superamento porta oggi alla fine dell’Imu e dal 1 gennaio 2014 ci sarà la Service Tax” che sarà ”formalizzata con la legge di stabilità”. Lo ha detto il premier Letta al termine del Cdm.

La cancellazione della prima rata dell’Imu e il rifinanziamento della Cig avverra’ ”senza nuove tasse” ha assicurato Letta. Le coperture sono indicate nel decreto approvato oggi dal consiglio dei ministri.

Nel decreto che accompagnerà la legge di stabilità, il 15 ottobre, ”saranno indicate le coperture della seconda rata dell’Imu perchè alcune coperture si svilupperanno nelle prossime settimane” ha spiegato il premier

“Questa operazione” sull’Imu “la facciamo senza modificare il saldo dei conti pubblici e dunque il messaggio che diamo a Bruxelles è che facciamo questa operazione rimanendo sotto il 3%” del rapporto deficit/pil, ha garantito Letta

”Abbiamo dato una risposta strutturale a 6.500 persone” cioè i ”licenziati individuali”, ovvero la ”categoria più disagiata” tra gli esodati, ha inoltre annunciato Letta sottolineando che questo è il quarto intervento, dopo tre del governo Monti, a favore degli esodati.

“Cdm: missione compiuta! Imu prima casa e agricoltura 2013 cancellata. Parola Imu scomparirà dal vocabolario del futuro”. Lo annuncia Angelino Alfano, su Twitter. “Per finanziare la cancellazione dell’Imu non aumentano altre tasse: tagli alla spesa pubblica e altre scelte virtuose!”. Lo afferma il vicepremier Angelino Alfano, su Twitter, definendo il dl Imu “una legge tax free”.

Nella bozza di decreto entrato in Consiglio dei ministri è contenuta l’eliminazione della prima rata dell’Imu. L’impegno politico alla cancellazione della rata di dicembre è scritto nella relazione tecnica che accompagna il decreto. E’ quanto riferiscono fonti ministeriali. (ANSA)

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Il decreto che varerà il consiglio dei ministri previsto per oggi cancellerà definitivamente la prima e la seconda rata dell’Imu di quest’anno. Da gennaio 2014 la tassa sulla prima casa sarà sostituita da una nuova imposta che comunque terrà conto delle dimensioni dell’immobile. I dettagli verranno definiti nella legge di Stabilità da approvare entro il 15 ottobre.

L’accordo politico è chiuso, sui dettagli tecnici c’è ancora parecchio da fare.
Il paradosso nel quale si è cacciato il governo Letta vuole infatti che la cancellazione dell’imposta sulla prima casa dovuta quest’anno sia una faccenda più complicata dell’accordo su quella che la sostituirà.

Lo è anzitutto per il Pdl: cambiare nome (da Imu a service tax) e natura (da patrimoniale a contributo sui servizi comunali) a una tassa, permette di dire ai propri elettori che – almeno formalmente – non c’è più. Se poi dopo la trasformazione il costo complessivo dovesse persino aumentare la colpa si può sempre scaricare sui sindaci aguzzini.

Molto più difficile è fare i conti con una rata da pagare: o c’è, o non c’è. In questi mesi il partito di Berlusconi non ha promesso altro. E se poi quella rata è abolita ma sostituita con altre tasse alla gran parte dei cittadini può apparire come una beffa.

È attorno a questo complicato rovello che ieri Pd, Pdl e governo hanno lavorato per chiudere un accordo ad ogni costo. Un accordo che somiglia a un’assicurazione sulla vita almeno fino al panettone natalizio. Prima Alfano e Brunetta con Saccomanni, poi fra i ministri Pd, infine a Palazzo Chigi con Letta, il governo ha speso l’intera giornata stretto fra due grane: l’Imu e la Siria.

Il tema ricorrente di tutti gli incontri è stato come trovare – e in fretta – i quattro miliardi) necessari a compensare il gettito Imu di quest’anno. Per la prima rata (2,4 miliardi) la soluzione è pronta: 1,2 verranno dalla maggiore Iva dei creditori statali che stanno staccando le fatture per gli arretrati, altri 700 milioni – e nonostante le proteste di Confindustria servizi – arriveranno dal settore dei giochi, in particolare dalla chiusura (via sanatoria) di un vecchio contenzioso con le società che gestiscono le slot machine. Il resto (circa 500 milioni) li dovrebbero garantire un po’ di tagli alla spesa dei ministeri e dei cosiddetti contributi alle imprese.

Su come coprire gli altri due miliardi c’è tuttora incertezza. Il capogruppo Pdl Brunetta ha fatto sua una proposta delle banche che prevede la rivalutazione delle quote possedute della Banca d’Italia.

Un meccanismo che permetterebbe agli istituti di innalzare i ratio patrimoniali e all’Erario di incassare più tasse dalle plusvalenze per almeno un miliardo. Ma si tratta di un meccanismo che deve passare dall’ok di Bruxelles, e dunque molto aleatorio. Di qui l’ipotesi di un piano B che prevede la più classica delle soluzioni, l’aumento delle tasse indirette.

Solo oggi sapremo come andrà a finire, qui ci limiteremo a raccontare quel che fonti di governo valutano come possibili rimedi: far scattare l’aumento Iva dal 21 al 22% previsto per il primo ottobre (vale un miliardo di euro), un ritocco delle accise sulla benzina, alle imposte di registro e di bollo.

Più complicata – ma ieri nelle riunioni si è discusso anche di questo – una soluzione che passi dall’allargamento della platea degli immobili che l’Imu l’hanno pagata e continueranno a pagarla, i cosiddetti «immobili di pregio» o da un aumento dell’Imu dovuta per le seconde case. «Le coperture ci saranno, chiare nette e credibili», fa sapere Brunetta. Difficile dire se altrettanto chiara, netta e credibile sarà la soluzione per cancellare una tassa che – piacesse o no – era chiara, netta e credibile.

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ROMA (WSI) – Rischio salasso con l’arrivo della Tares per alcune imprese: è il caso delle attività artigiane di pizza al taglio operanti in piccoli Comuni – spiega Confartigianato – che attualmente applicano la Tarsu e che, con l’introduzione della Tares, subirebbero rincari del 301,1%.

Non andrebbe meglio per i laboratori artigiani di pasticceria che pagherebbero il 181,7% in più.

Aumenti significativi anche per i piccoli produttori di pane e pasta che nel passaggio da Tarsu a Tares sarebbero costretti a sborsare il 93,6% in più.