Venezuela senza soldi, ma statali lavorano due giorni a settimana

28 Aprile 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Il Venezuela, uno dei paesi più ricchi di risorse petrolifere al mondo, è a corto di soldi tanto che la banca centrale non riesce più a stampare denaro fresco e il governo è costretto a chiedere aiuti esterni. Da un bel po’ di mesi l’iperinflazione e il calo dei prezzi del petrolio hanno iniziato a fare sentire il loro peso sull’economia dello Stato socialista.

Ciononostante il governo continua a spendere oltre i propri limiti. Per fare un esempio, il presidente Nicolas Maduro ha annunciato qualche mese fa l’estensione a cinque giorni del “weekend” dei lavoratori del settore pubblico. Significa che in Venezuela gli statali lavorano due giorni su sette.

I dati della banca centrale dicono che il governo Venezuelano ha visto più che raddoppiare l’offerta di banconote da 100, 50 e 2 bolivar nel 2015. A furia di stampare nuovo denaro, la liquidità monetaria, compresi i depositi in banca, è raddoppiata. L’offerta di moneta è aumentata nonostante il governo abbia meno dollari Usa a disposizione per poter sostenere i nuovi bolivar, una conseguenza del calo delle quotazioni del greggio.

La divisa nazionale continua a svalutarsi pericolosamente. Per la prima volta nella storia del paese, con un dollaro si possono acquistare più di mille bolivar venezuelani nel mercato in nero (1.127 al cambio di ieri).

Milioni di libbre di banconote

Se da una parte le banche centrali dell’Occidente stanno valutando di dare soldi direttamente ai cittadini come misura espansiva monetaria da ultima spiaggia, metaforicamente chiamata “helicopter money” (soldi distribuiti dagli elicttori), in Venezuela il denaro è già arrivato dal cielo. Sul serio.

Come ha sottolineato a febbraio il Wall Street Journal, per aiutare l’economia venezuelana in difficoltà, milioni di libbre di approvvigionamenti, trasportati in una trentina di aerei da carico 747, sono arrivati dai paesi di tutto il mondo negli ultimi mesi. Anziché cibo e farmaci, i carichi e i pacchi di aiuti contenevano però un’altra risorsa molto preziosa, ultimamente molto carente in Venezuela: le banconote di bolivar.

Gli esperti dicono che i problemi logistici creati dall’importazione e stoccaggio di massicce quantità di banconote celano una grande verità: il governo in Venezuela sta spendendo molto di più di quello di cui ha bisogno, perché il governo non ha stampato banconote di grosso taglio. L’esecutivo socialista sudamericano ha paura che farlo equivarrebbe a riconoscere implicitamente che l’inflazione è alta, una cosa che il governo ha più volte negato.

“Le banconote di grosso taglio non provocano l’inflazione. Sono il risultato dell’inflazione“, ha commentato Owen W. Linzmayer, un esperto di banconote con sede a San Francisco. Anzi, spiega, “le banconote di grosso taglio possono aiutare il governo a risparmiare, perché si possono sostituire dieci banconote deteriorate con un numero di banconote inferiore”, per esempio.