Veneto Banca, risparmiatore chiede a Intesa 1,7 milioni di risarcimento

28 Luglio 2017, di Mariangela Tessa

Ammonta a 1,7 milioni di euro il risarcimento richiesto da un risparmiatore italiano di Fonte, nel trevigiano, a Intesa SanPaolo per un’operazione cosiddetta ‘baciata’ con cui Veneto Banca aveva aperto due diversi prestiti, uno da 900 mila euro e uno da 300 mila, un mutuo, con contestuale sottoscrizione di azioni negli anni 2013 e 2014, in occasione degli aumenti di capitale.

Lo riporta Il Mattino in edicola oggi, secondo cui il risparmiatore era in possesso di azioni per un controvalore di 1,7 milioni. Secondo l’avvocato del socio, Vincenzo Cusumano:

“L’articolo 58 del Testo unico bancario prevede che i creditori della banca cedente possano avanzare le proprie pretese nei confronti del cessionario, cioè di Intesa SanPaolo. Il governo con il decreto ha tentato di derogare a questa norma, bloccando qualunque pretesa nei confronti di Intesa”. Ma il decreto del governo “rende surreale la posizione degli azionisti che hanno acquistato azioni a seguito di finanziamenti: queste persone rischiano di rispondere del proprio fido o mutuo nei confronti di Intesa e non poter eccepire l’illiceità dell’operazione alla stessa. Dividere un rapporto che nasce unitario (finanziamento finalizzato all’acquisto di azioni), comporterebbe una gravissima lesione dei diritti di difesa garantiti dalla Costituzione”.

Cusumano conclude:

“Vogliamo seguire questa strada per tutte le ‘baciate’ e andare avanti contro Intesa per le cause normali di usura e anatocismo; per le altre, stiamo aspettando di capire come si muoveranno i giudici: qualcuno potrebbe rimettere la questione alla Corte Costituzionale. Questo è l’inizio di quella che si preannuncia come una lunga battaglia legale a tutti i livelli”.

Veneto Banca, che ha registrato perdite per 1,5 miliardi di euro nel 2016, è stata salvata grazie al duplice intervento di Intesa SanPaolo e del governo. La prima il 21 giugno di quest’anno ha acquistato la parte buona di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza per un euro simbolico, mentre il secondo si è occupato di farsi carico di incagli e crediti deteriorati.

Con la nuova normativa europea sulle risoluzioni bancarie (Brrd), il cosiddetto regime di bail-in, in vigore da gennaio 2016 l’onere dei salvataggi di un istituto in crisi è passato dai contribuenti a obbligazioni, azionisti e correntisti con più di cento mila euro depositati in banca.

Invece con il crac di Veneto Banca e Pop Vicenza a intervenire è il Tesoro e quindi il popolo italiano. Il conto complessivo è di 17 miliardi. Al fabbisogno di capitale di 3,5 miliardi va aggiunto infatti un importo di 1,2 miliardi a sostegno delle misure di ristrutturazione aziendale da parte di Intesa, nonché la concessione di una garanzia statale per l’adempimento degli obblighi a carico delle banche in liquidazione. A questo va aggiunta una garanzia pubblica di fino a oltre 10 miliardi per il finanziamento concesso da Intesa al momento dell’avvio della liquidazione e rispetto agli obblighi di acquisto dei crediti deteriorati.