VENDUTO IL NUOVO, CRESPI CEDE ALLA POPOLARE LODI

26 Novembre 2003, di Redazione Wall Street Italia

Luigi Crespi, ex craxiano di ferro e quindi ex sondaggista favorito di Silvio Berlusconi, proprietario tramite la Hdc – Holding della comunicazione – dell’azienda di rilevazioni demoscopiche Datamedia, e della Marketing place srl che ha collaborato all’ultima campagna elettorale di Berlusconi, divenuto proprietario anche dell’istituto di sondaggi Cirm, acquistato da Nicola Piepoli che lo aveva gestito per 37 anni, e quindi nel 2003 ha acquistato la testata dalla e.Biscom del Nuovo.it, il primo quotidiano on line in Italia, ora passa la mano.

La Hdc vende tutto alla Banca Popolare di Lodi, o meglio al gruppo Bipielle che raggruppa ormai vari istituti di credito e casse di risparmio e che tramite l’Efibanca era già intervenuta in suo soccorso in passato. Trattasi di un passaggio di consegne su cui sventola la bandiera di Forza Italia.

Luigi Crespi sostiene che la crisi del suo gruppo ha dipeso dalla crisi della Borsa, particolarmente pesante nel comparto comunicazioni dove lui aveva investito. Hdc – spiega – «ha investito 50 miliardi di lire in aziende. Il lavoro di per sè non è in grado di pagare questo investimento. Doveva essere la borsa a pagarlo. Ma non è arrivata». «Io – racconta Crespi – non sono un comandante di ritirata, quando c’è da difendere faccio una gran fatica. È classico, d’altronde ho sempre giocato in attacco, sin dai tempi del football americano. Io so comandare bene la cariche in avanti, non sono un finanziere, un gestore tecnico. Io sono un imprenditore istintivo, reattivo. Mi sono trovato proprio in un’azienda dove le mie capacità sono inespresse». Crespi interviene anche sulle indiscrezioni secondo cui il suo destino è stato anche segnato dal confronto Fazio-Tremonti: «Se tutte le leggende che hanno costruito su di me, rispetto al mio rapporto con la politica, fossero state vere – dice ad “Affari Italiani” – , probabilmente non avrei avuto bisogno della banca. Io credo che il fallimento di un progetto – con tutta la dignità di questo mondo, dove chi perde, giustamente, sono io – sia dipesa da motivazioni economiche».

La redazione de “IlNuovo.it” , giornale multimediale editato sul web dall’ottobre del 2000, cinque giorni fa ha partorito un comunicato in cui esprime «seria preoccupazione» per il futuro dell’azienda e per le garanzie occupazionali lamentando «una totale mancanza di certezze».

«IlNuovo.it – affermano i giornalisti della testata – è il primo giornale indipendente on line, un giornale che in tre anni
di vita è diventato un patrimonio di tutti. Un patrimonio che i giornalisti di questa testata intendono difendere in tutti i
modi». La redazione, dopo aver sollecitato le associazioni nazionali e locali di categoria, «confida in un incontro in
tempi stretti per valutare i passi da intraprendere» e ricorda che «il 27 ottobre scorso l’azienda si è impegnata
formalmente davanti alla Fnsi a mantenere intatti i livelli occupazionali». Immediati chiarimenti vengono chiesti a tutti i
soci di Hdc Group sull’assetto futuro della holding dai giornalisti che affermano di condividere «la preoccupazione
manifestata dai dipendenti delle altre aziende del Gruppo».

«L’editore è cambiato, io non me ne vado», dice il direttore del IlNuovo.it scelto da Crespi, Marco Del Freo nel suo editoriale di oggi- ricordando di essere «salito a bordo de ilNuovo.it quando la tempesta era già scoppiata». Del Freo ammette di non sapere ancora cosa vorrà fare il nuovo editore della testata e del suo direttore. «Sono convinto mi darà l’occasione di mostrargli il piano editoriale che stiamo avviando- – dice – Si tratti di un editore di transizione o di uno di lunga durata, ha tutto l’interesse a decidere il da farsi conoscendo al meglio la realtà, sia pure in divenire, cui si riferisce».

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Pubblichiamo anche il seguente articolo:

CRESPI, RITORNO AL PASSATO CON I SONDAGGI

L’ex patron di Hdc, finita alla Bpl, è pronto a lanciare una sorta di ‘Datamedia 2’.

Luigi Crespi aveva promesso battaglia per non perdere la sua Hdc, Holding della comunicazione costruita per andare in borsa e poi crollata sotto i colpi di una crisi finanziaria insostenibile. Voleva sfidare la Banca popolare di Lodi che, a suo dire, l’aveva strangolato prima concedendo linee di credito a fronte del 100% delle azioni Hdc in pegno, e poi, lo scorso luglio, chiudendo improvvisamente i rubinetti e decretando la fine del sogno Hdc. Cosa ha convinto, invece, Crespi a desistere dalla guerra, a lasciare che l’istituto lodigiano si appropriasse del gruppo, a mettersi tranquillo in un angolo aspettando tempi migliori e comunicando con i più stretti collaboratori solo via sms? In base a indiscrezioni raccolte da Ilte.net sarebbe stato proprio l’entourage di Silvio Berlusconi a intervenire con un consiglio quasi paterno: non sollevare inutili polveroni contro la Popolare di Lodi e il suo numero uno Giampiero Fiorani, molla Hdc ma stai tranquillo, continuerai a lavorare per Berlusconi, che non dimentica gli amici.

Crespi, quindi, dal 2004, tornerà a fare il suo mestiere, quello di sondaggista, che aveva tanto contribuito ai successi politici di Sua Emittenza. Probabilmente non avrà più il marchio di Datamedia (che, con tutte le società Hdc, verrà gestito dalla Popolare di Lodi), ma proprio da Datamedia pescherà molte professionalità per ricostituire un istituto di ricerche di tutta eccellenza. Tanti lavoratori di Datamedia sono rimasti infatti fedelissimi di Crespi anche in questi mesi di traversie, e sarebbero disposti a rischiare ancora per lavorare a fianco del guru milanese.

Sarà ora interessante capire cosa accadrà alle società Hdc, dall’agenzia di pubblicità Show up a quella di pr Metafora, alla casa di produzione Alto Verbano, e a tutta quella teoria di istituti di ricerca e call center che costituivano il core business di Hdc. Non erano in pegno alla Popolare di Lodi, invece, le azioni del quotidiano online IlNuovo, da cui comunque Crespi è uscito. Probabile che il destino della testata sia segnato: macina perdite milionarie con una trentina di giornalisti (di cui una dozzina con contratto in scadenza a dicembre) ormai allo sbando. L’unica speranza è che all’orizzonte si prospetti un cavaliere bianco allettato dai prezzi di saldo: alcune ipotesi erano state fatte su Massimo Bassoli, coinvolto nell’operazione Punto.Com (quotidiano della comunicazione da poco tornato in edicola). Altre su Urbano Cairo, che potrebbe eessere interessato alla redazione per quel suo progetto di quotidiano/settimanale di cui si parla da tempo.

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