Varoufakis: l’identikit dell’uomo che deciderà il futuro dell’Europa

27 Gennaio 2015, di Redazione Wall Street Italia

ATENE (WSI) – Yanis Varoufakis, economista per sbaglio e marxista pentito, è l’uomo che potrebbe cambiare per sempre il futuro dell’Europa. Da lui, nominato ministro greco delle Finanze, dipenderanno infatti i negoziati con i creditori internazionali.

Spetterà al 53enne docente di economia convincere gli scettici in Germania che la ristrutturazione del debito greco è l’unico modo di far ripartire il paese, che oltre al debito ingente ha per la verità tanti altri problemi annosi da risolvere. Si possono citare la pressione fiscale, una crescita inesistente, una classe politica corrotta, un’evasione troppo alta, un turismo ormai saturo, la svendita di alcuni degli asset più preziosi, un tasso di disoccupazione del 27% e salari da povertà.

In 5 anni l’economia si è contratta del 25%. Il 50% dei giovani è disoccupato e tre milioni di greci, sugli 11 milioni della popolazione, vivono sotto la soglia di povertà. Insomma, la parola austerità da sola non basta a spiegare i guai in cui è finito il paese.

Il compito per il nuovo governo sarà molto arduo. Syriza è consapevole che le riforme richiederanno del tempo. Ma il ripagamento del debito, quello, non può aspettare. Ad Atene restano solo quattro settimane di tempo. Per far digerire all’Europa il loro piano di ‘perdono’ del debito pubblico, Tsipras e Varoufakis dovranno per forza lavorare fianco a fianco con il loro ‘nemico’ numero uno: la cancelliera tedesca Angela Merkel.

Senza la Germania, le cui banche sono esposte al debito ellenico per 21,2 miliardi (su 37,3 miliardi del settore in Europa), la ristrutturazione non si può materializzare. Inoltre i contribuenti tedeschi hanno versato la quota maggiore tra i paesi del blocco a 19 nel fondo salva stati EFSF, uno dei creditori della Grecia. Senza contare gli accordi bilaterali presi dai singoli paesi.

Per il bene dell’economia europea Varoufakis si augura che la locomotiva tedesca diventi una forza egemone, ma per arrivarci va superata prima la crisi attuale. Le posizioni di Atene e Berlino sono ancora lontane. L’idea di fondo di Varoufakis è allungare e proporre lo swap di alcune scadenze. Da parte sua Merkel vuole evitare a tutti i costi una eventuale richiesta di moratoria sul debito. I due governi agli antipodi dell’area euro dovranno scendere a patti.

OBIETTIVO: SALVARE IL CAPITALISMO DA SE STESSO

Ma Varoufakis, un greco di origini australiane, potrebbe essere l’uomo giusto per farlo. Il docente dell’Università del Texas sostiene da tempo che la strategia migliore in situazioni di crisi è trovare alleati anche tra le linee nemiche. Per Varoufakis potrebbe essere la chiave per salvare il capitalismo da se stesso.

L’argomento più forte da mettere sul tavolo per il nuovo esecutivo greco è chiaramente il fallimento delle politiche improntante al rigore adottate sinora. Rendere sostenibile il debito massiccio ellenico non è stato possibile fino ad ora e non si capisce come lo sarà più avanti quando il buco di bilancio statale sarà diventato una voragine. Il professore di economia ha definito tali poliiche di austerità una tortura della popolazione, un “waterboarding fiscale” che rischia di trasformare l’Europa in “un riformatorio vittoriano”.

La fantasia e sfrontatezza non gli mancano di certo, ma Varoufakis dovrà fare i conti con numeri impietosi. Il debito pubblico ellenico è stimato ad almeno 320 miliardi di euro, pari al 175% del Pil. Il 72% è detenuto da organismi pubblici. Nello specifico il 60% fa capo all’ESM, mentre il 12% al Fondo Monetario Internazionale.

Da parte sua la Bce ha in mano l’8%, mentre il 15% è formato da titoli di debito trattabili sul mercato secondario; di questi l’11% sono bond e il 4% sono prestiti a breve termine. Se si tiene conto dei prestiti bilaterali e delle quote di partecipazione nel fondo salva-stati Esm, nella Bce e nel Fondo Monetario Internazionale, ai contribuenti italiani la Grecia deve 40 miliardi di euro.

Varoufakis, il cui stile basta a dargli un’aria di sfida, lancerà un tour europeo in cerca di sostegno tra i governi dell’area euro. Sfoggiando una camicia slacciata all’altezza del collo e priva di cravatta, il ministro si confronterà con l’Eurogruppo per “trovare una soluzione che sia buona non solo per il contribuente greco, ma anche per quello irlandese, slovacco, tedesco, francese e italiano”.

Stando al programma di Syriza, la Grecia non ha intenzione e mai l’ha avuta, di uscire dall’unione monetaria, ma Varoufakis sostiene che l’Europa deve cambiare radicalmente il suo approccio nei confronti della crisi. A maggio dell’anno scorso aveva detto che “solo una reazione democratica violenta contro l’establishment eviterà la frammentazione”.

Proprio perché Syriza non può essere considerato un partito “anti europeo” o veramente estremista, nascondersi dietro alla fabbricazione del successo dell’estrema destra e della sinistra radicale, altro non è, secondo il professore e futuro politico, che “un’altra scusa che ci dice come le élite non riescono ad ammettere le colpe delle loro politiche fallimentari”.

In un’intervista concessa di recente alla televisione britannica, Varoufakis, che ha anche nazionalità australiana, ha proclamato che “distruggeremo le basi su cui hanno costruito, decennio dopo decennio, un sistema che succhia l’energia e il potere economico da ogni altro membro della società”.

Il professore di economia, figlio di un metallurgico e appassionato delle teorie di Marx fin da adolescente, è noto anche come autore di libri sulla crisi globale ed europea fra cui ‘The Globalising Wall’ e ‘The Global Minotaur’ nel quale paragona il ruolo dell’economia Usa nei confronti del resto del mondo alla figura del mitico minotauro che sbranava coloro che finivano nel labirinto.

Di seguito due interventi dell’economista amante delle metafore – il secondo autobiografico – che aiutano a capire meglio un personaggio affascinante, sensibile ai problemi altrui, ma dal carattere forte, lontano anni luce dall’establishment politico abbottonato cui i greci erano abituati negli ultimi anni. Varoufakis, colto e preparato, è dotato di un lessico vasto che gli consente di raccontare la macroeconomia alternando citazioni erudite con passaggi poetici.