Varoufakis: “Crisi migranti prova della disintegrazione europea”

3 Marzo 2016, di Alberto Battaglia

“Un campo di concentramento per profughi disgraziati” è questo che la Grecia rischia di diventare secondo il suo ex ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis. “L’Unione Europea ha chiesto alla Grecia di chiudere i suoi confini con la Turchia, minacciando la chiusura di quelli macedoni”, dichiara Varoufakis in un’intervista a Cnbc mostrando come la crisi dei migranti sia “la manifestazione della disintegrazione dell’Europa”. Ciò avveniva, secondo l’ex ministro, nel momento in cui l’Ue invitava la Turchia a lasciar passare i migranti in fuga dalla Siria, colpita dalla guerra civile e dalla minaccia del terrorismo islamico.

“L’Unione Europea dovrebbe essere un’unione appropriata con confini, controllati in modo umano. Quando qualcuno bussa alla porta perché gli sparano addosso, perché ha bambini in pericolo di vita, affamati o assetati, bisognerebbe aprigli la strada”, afferma Varoufakis.

La Grecia, che da inizio anno ha visto approdare sulle sue coste 122.637 migranti ha subito le chiusure delle frontiere di diversi Paesi disseminati sulla rotta balcanica, in particolare quello della confinante Macedonia (che non fa parte dell’Ue). L’Unione Europea, tuttavia, ha annunciato ieri un piano di aiuti da 700 milioni di euro per aiutare la Grecia a fronteggiare la crisi.

“Una buona cosa”, commenta l’ex ministro greco, “ma non può ricomprare la dignità perduta dall’Unione Europea”. A tal proposito Varoufakis, che ha lasciato il suo ministero poco prima che l’Ue concordasse un nuovo, durissimo, piano di politica economica con Atene, tiene a tenere separata la crisi dei migranti da quella economica, che da anni affligge il suo Paese: mentre la crisi umanitaria non poteva essere evitata, “non doveva verificarsi alcuna crisi greca”. “La crisi economica degli ultimi cinque sei anni”, conclude Varoufakis, “ha generato forze centrifughe che, unite alla attuale questione migratoria, hanno portato a questa situazione mostruosa”.