Variante Covid: cosa distingue questa mutazione dalle precedenti

21 Dicembre 2020, di Alberto Battaglia

“Al momento non sappiamo”, se la variante del Covid-19 individuata nel Regno Unito avrà conseguenze sull’efficacia dei vaccini, “ma dovremmo essere rassicurati sul fatto che questi ultimi abbiano stimolato un’ampia risposta anticorpale all’intera proteina spike, quindi si prevede che la loro efficacia non sarà significativamente ostacolata dalle mutazioni”. E’ quanto ha affermato in un articolo Lucy van Dorp, Senior Research Fellow in genomica microbica presso lo University College di Londra.

In queste ore la variante del Sars-Cov2, la cui contagiosità sarebbe assai superiore a quella del virus noto finora, ha già fatto sentire le sue ripercussioni sui mercati finanziari. Il timore è che le tempistiche sulla sconfitta del virus potrebbero allungarsi, nel caso in cui i vaccini risultassero meno efficaci contro l’ultima incarnazione del Covid-19. Il nome ufficiale della nuova variante è VUI–202012/01 o B.1.1.7.

Secondo quanto affermato dal primo ministro britannico Boris Johnson e dai consulenti scientifici del governo, la variante del virus potrebbe accrescerne la trasmissibilità del 70% e contribuire a un aumento di 0,4 punti per l’indice di velocità del contagio Rt.

Una variante che comprende più mutazioni

A distinguere la versione “britannica” del Covid-19 dalle diverse varianti già studiate in precedenza sarebbe la più consistente quantità di mutazioni ricomprese in questa nuova versione del Sars-Cov2.

“La variante trasporta 14 mutazioni definitive di cui sette nella proteina spike, la proteina che media l’ingresso del virus nelle cellule umane”, ha dichiarato la dottoressa van Dorp a The Conversation, “si tratta di un numero relativamente elevato di modifiche rispetto alle molte varianti che abbiamo in circolazione a livello globale”.

“Grazie agli sforzi di condivisione dei dati, alla sorveglianza genomica e ai risultati dei test Covid-19 nel Regno Unito, sembra che questa variante stia ora iniziando a dominare sulle versioni precedenti del virus”, ha aggiunto van Dorp. Non sono ancora emerse prove, tuttavia, sul fatto che le mutazioni osservate possano indurre forme più gravi della malattia: “Sono in corso degli studi per confermarlo”.