Valute, perche’ l’euro debole non va bene all’America

7 Luglio 2010, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – L’azionario USA ieri a fine giornata ha subito una discesa che ha azzerato i rialzi della prima parte della giornata. Il Dow è salito fino a +168 punti ma ha ridato indietro tutto dopo la chiusura di Londra. Questo suggerisce che i trader londinesi sono molto più ottimisti riguardo all’economia a stelle e strisce rispetto agli americani stessi, che hanno mantenuto sotto pressione il Dow per gli ultimi 11 giorni.

Nonostante questo, l’impatto sul dollaro non è così chiaro: il UsdJpy è sceso dopo i dati ISM; cable e Aussie hanno tenuto, mentre l’Euro rimane sostenuto. Anche se l’ISM non manifatturiero è uscito peggiore delle attese (53,8 vs. 55,4), la ragione dei declini sui listini azionari riguarda le previsioni per la settimana ventura: l’uscita degli utili aziendali. Ovviamente si teme che il rally del dollaro abbia impattato largamente gli utili aziendali, unitamente al rallentamento negli indicatori di salute della situazione economica USA. L’ultima volta che s’è visto un rally nel dollaro simile a quello attuale è stato nel 1° trimestre 2009 e ricordiamo la diminuzione negli utili di McDonalds di 600 milioni di dollari. Lo svantaggio primario di una valuta forte è che incrementa il costo delle esportazioni e quindi le aziende (in questo caso statunitensi) devono decidere se alzare i prezzi interni (mantenere il mark up) oppure mantenere i prezzi costanti (mantenere la competitività).

Parlando dell’ISM, sembra che l’attività nel settore dei servizi sia diminuito vista la riduzione degli stimoli governativi e la riduzione della domanda privata. Per contro, la domanda di bond spagnoli è rimasta vigorosa ed è per questo che l’euro ha trovato sostegno nella prima metà della settimana. In generale, gli indicatori dell’Eurozona sembrano migliori rispetto a quelli USA: il settore dei servizi è in miglioramento, le vendite al dettaglio rimangono stabili ma soprattutto sono arrivate richieste di bond spagnoli in eccesso rispetto all’offerta disponibile (6 miliardi di euro). Ecco la differenza tra Spagna e Grecia: la Grecia non ha attratto così tanta fiducia nonostante i rendimenti succulenti sui loro bond, mentre i CDS sulla Spagna sono rimasti comunque contenuti.

A livello di sorprese, l’Aussie sorprende dopo dati robusti sulla Bilancia Commerciale. Dunque tassi fermi al 4,50% per compensare l’incertezza della situazione europea e nord americana, nonostante ci sia speranza di esportare ancora verso Cina e America Latina. Ulteriori rialzi potrebbero arrivare, ma solo se il tasso di inflazione mostrerà una ripresa vigorosa della domanda interna.

Passiamo all’analisi tecnica cercando di individuare le sorti dell’eurodollaro. Esso, dopo i recenti guadagni, sembra poter consolidare sulla parte alta dei livelli raggiunti durante gli ultimi giorni. Potremmo assistere ad un consolidamento che può essere un preludio ad una fase laterale, a meno che vengano rotti i livelli di supporto e di resistenza, posti rispettivamente a 1.2480, che ha tenuto egregiamente durante le ultime sedute, e 1.2660/75 (allarghiamo a ¾ di figura l’area, vista la possibile presenza di stop loss sopra il primo livello). In caso di rottura di quest’ultima, si punterebbe decisi a 1.2890, ma la debolezza implicita dell’euro, sul lungo periodo potrebbe ancora farsi sentire. Attenzione dunque a considerare questo fatto, unitamente alla possibile divergenza ribassista sull’oscillatore stocastico che potrebbe andare a formarsi su un grafico giornaliero (evidenziata in rosso in figura 1).

Per quanto riguarda il UsdJpy ci troviamo in una situazione di lateralità all’interno di un trend di medio periodo decrescente. I livelli da tenere in considerazione sono 88.00 e 87.35 per quanto riguarda il trading intragiornaliero, livelli che, in ottica di più lungo periodo devono essere spostati a 88 ¼ e 87 figura. Nel lungo periodo peseranno anche i fondamentali macroeconomici sul futuro del cambio, che in caso di ulteriore rafforzamento del dollaro americano, avrebbe spazio fino a 85.00, mentra in caso contrario, per capire i possibili obiettivi, basta guardare un grafico giornaliero per capire come ci sia spazio fino a 90 figura.

Anche il cable se osservato nel breve periodo si trova in fase laterale (d’altra parte è stato rilevato statisticamente che i mercati, si muovono per la maggior parte del tempo, stimata intorno al 70%, in queste fasi, ecco perché è importante sviluppare delle tecniche di trading che eliminino i falsi segnali generati dai lagging indicator trend follone, per sfruttare appieno tutte le possibilità di guadagno che ci vengono fornite). I livelli da tenere in considerazione possono essere individuati in 1.5075 come supporto ed in 1.52 ¼ come punto di resistenza. Allargando la view sul medio periodo, la tendenza rimane senza dubbio rialzista ed indica come primo punto di arrivo 1.5390, per poi poter ipotizzare un’ulteriore salita fino a 55 figura. La sterlina dunque, come detto più volte, si sta dimostrando in grado di rafforzarsi nonostante tutto quello che sta accadendo.

Ieri abbiamo assistito ad una forte salita sia del cambio EurChf, che è passato da 1.3280 a 1.3365 in mezzora, facendo iniziare a circolare voci su un possibile intervento della SNB (anche il cambio UsdChf è salito in concomitanza con l’euro). A nostro parere non c’è stato nessun intervento reale a mercato dell’istituto centrale elvetico e le spiegazioni possono essere due: o la SNB ha fatto squillare il telefono di qualche banca chiedendo qualche prezzo per importi importanti, provocando così la salita delle quotazioni, oppure, caso più probabile, l’uscita di un CPI peggiore delle attese, che già erano fissate a -0.1% – la rilevazione ha dato un -0.4% – spingendo molti trader ad andare long euro.

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