VALUTARIO, OPERATIVITA’ NEL DOPO FED

17 Marzo 2010, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – L’evento di ieri sera è stato soddisfacente: la Fed non ha deluso ed è arrivata con tante “buone novelle” seppure i tassi siano stati lasciati invariati allo 0,25% – ed in relazione a questo le parole “extended period” (periodo prolungato) sono state utilizzate.

Dunque i tassi rimarranno stabili ancora per tempo a venire, ma le differenze (che hanno fatto proseguire il trend mattutino dell’EurUsd) riguardano l’outlook sull’economia. La Fed finirà il suo programma denominato TARP (Troubled Asset Repurchase Program) entro fine marzo, ed entro giugno finirà anche i programmi di stimoli.

Finchè l’economia americana continua a mostrare miglioramenti incrementali, la Fed può togliere “il dito dal grilletto” e mantenere solo la mira sull’economia per bloccare sul nascere eventuali impedimenti alla ripresa.

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Detto questo, i trader erano freschi delle news e dall’attività di Stevens, governatore della RBA, che ha portato il focus sui tassi; dunque una assenza di variazioni nei tassi ha fatto aumentare le vendite di dollari, ma secondo noi è una mossa fondamentalmente errata.

Tecnicamente avrà le sue ragioni (come dicevamo ieri mattina) ma dal punto di vista fondamentale, la Fed è stata prevedibile, cauta e più ottimista di quanto non dicano le testate giornalistiche.

Rimane vero che una banca centrale, per definizione, non deve essere prevedibile…ma come nel lontano 2006-2007 era chiaro il ciclo di rialzi, così ora è chiaro che la Fed (che è sempre sotto tiro, sotto scrutinio e soggetto a critiche da destra e manca) rimarrà cauta e immobile per non compromettersi durante la fase più delicata di tutta la manovra di stimoli: l’uscita.

In più, l’unico elemento di incertezza rimane il mercato immobiliare ed i pessimisti si aggrapperanno a questa “scusa”. Cerchiamo di essere più positivi…dobbiamo credere nella ripresa, se vogliamo partecipare anche noi.

Il nostro SSI fino a ieri sera ha continuato a mostrare una grande percentuale di traders con posizioni long UsdChf e short EurUsd (quindi indicando spazio in discesa per il UsdChf e in salita per EurUsd). Di solito queste due valute sono inversamente correlate al 90%, ma la stagnazione delle posizioni UsdChf fa pensare che il momento è vicino in cui vedremo percentuali maggiori di Long EurUsd e Short UsdChf.

Il nostro SSI gratuito si può consultare qui http://www.dailyfx.com/technical_analysis/sentiment/. Tornando in terre nostrane, la Grecia è riuscita ad evitare l’affondo di S&P che voleva ovviamente il downgrade del debito (notizia pro-euro) e quindi l’appetito per il rischio anche stamani dovrebbe essere robusto.

Non essendoci più dati rilevanti per l’Eurozona, l’appetito per il rischio sarà la probabile guida dell’EurUsd nel breve termine. In mezzo alle speculazioni, arriva comunque una semi-certezza: la sterlina rimane debole e viene venduta su ogni rialzo significativo.

Dunque oggi il gioco si accentrerà proprio sulla sterlina, con le Minute della BoE in uscita alle 10.30 unitamente ai sussidi di disoccupazione e al tassi di disoccupazione. Sarà difficile placare la voglia dei trader di vendere sterline.

Passiamo all’analisi tecnica, dove la giornata appena cominciata potrebbe condurre a qualche novità.

Come si evince da un qualsiasi grafico di eurodollaro, infatti, i prezzi si trovano particolarmente vicini all’ultima resistenza evidenziata dal cambio, 1.3790 il 12 marzo scorso.

Ci sono in realtà elementi, più di breve, che potrebbero portare a pensare ad un ulteriore tentativo di rottura non riuscito: si osservino gli stocastici di medio (20-12 per esempio), palesemente in ipercomprato (in zona 95) e, come sappiamo, in un mercato di range trading considerati sempre molto affidabili.

Se nonostante questo dovessimo assistere ad una rottura, pensiamo che il punto obiettivo potrebbe essere rappresentato da 1.4030, livello consigliato più volte come resistenza del cambio nella fase discendente, coincidente con il massimo di inizio febbraio da cui abbiamo notato una forte ripresa della volatilità ribassista.

Ricomincia a farsi interessante la vicinanza del dollaro yen alla resistenza di 91 figura, provata venerdì. Questo perché, come sosteniamo da tempo, la rottura del livello di breve condurrebbe al più interessante 91.60. Consideriamo il minimo di ieri a 90 figura come il supporto per le prossime ore.

Il cable si trova, esattamente in queste ore, alla prova di quella figura a triangolo che abbiamo evidenziato ieri mattina.

Ricordiamo che, con il solo ausilio di trendline, possiamo ipotizzare come una rottura definitiva a rialzo di 1.5215 possa portare il cambio ad una salita almeno sino alla prima resistenza importante di 1.5550.

Si allontana sempre più il cambio UsdChf rispetto alla resistenza di 1.0895. Fra 40 punti, quindi a 1.0510, il prezzi avranno ritracciato il 50% di tutto il movimento di salita compreso fra 1.0130 e appunto il massimo descritto.

Secondo la teoria di ritracciamento di Fibonacci quindi, 1.0510, potrebbe essere il prossimo livello di supporto, oltre al quale rimarrebbe solamente 1.0420 prima di attenderci un ritracciamento totale sui minimi.

Terminiamo con il dollaro nei confronti del dollaro canadese evidenziando come, basandoci ancora sull’indice SSI, proprietario di FXCM, sembra che il mercato sia ancora schierato fortemente a favore di una ripresa del cambio, nonostante si stia vivendo il decimo giorno di discesa in undici giorni di trading.

Attenzione ad una continuazione della tendenza ribassista che, spinta dalla forte correlazione con la salita del petrolio, graficamente trova obiettivi ambiziosi esattamente sulla parità.

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*Questo documento e’ stato preparato da FXCM Forex Capital Markets. Le analisi qui pubblicate non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.