Usa: rimozione Trump, no di Pence. Verso impeachment

13 Gennaio 2021, di Mariangela Tessa

Usa: rimozione Trump, no di Pence. Verso impeachment

Niente da fare. Mike Pence, vicepresidente degli Stati Uniti, non intende invocare il 25/o emendamento e strappare i poteri a Donald Trump. Lo ha spiegato a chiare lettere in una missiva indirizzata alla speaker della Camera, Nancy Pelosi, in cui spiega:

“Non è nell’interesse del paese o in linea con la Costituzione” ha detto Pence, che, oltre a chiudere alla rimozione di Trump, ha esortato Pelosi e il Congresso a “evitare azioni che dividerebbero e infiammerebbero ulteriormente la passione del momento”.

La lettera, che è stata recapitata mentre in aula era in corso il dibattito sulla risoluzione per chiedere proprio al vicepresidente di ricorrere al 25/o emendamento e rimuovere Trump, non ha impedito il voto: la risoluzione è stata approvata con 223 voti a favore e 205 contrari. Tuttavia, dopo lo schiaffo di Pence, si tratta di un via libera puramente simbolico

Rimozione Trump, si apre la strada dell’impeachment

Dopo il rifiuto di Pence, i democratici si preparano ora a procedere con l’impeachment, il secondo per Trump.

Tutto questo mentre il presidente uscente appare sempre più isolato e il suo stesso partito inizia a prendere le distanze. È infatti sempre più lungo l’elenco dei deputati repubblicani che intendono votare a favore dell’impeachment.

A rompere il ghiaccio è stato John Katko di New York, seguito da Liz Cheney, la figlia dell’ex vicepresidente Dick Cheney. Anche Mitch McConnell, il leader dei repubblicani in Senato, e per anni alleato del presidente, sarebbe furioso con Trump per le proteste in Congresso e lo riterrebbe responsabile di offese da impeachment.

McConnell – riporta il New York Times – vedrebbe la messa in stato di accusa come la strada maestra per “liberare” il partito da Trump.

Insediamento Biden, al lavoro per blindare Washington

Tutto questo mentre, proseguono i preparativi per la cerimonia di insediamento di Biden. I 15.000 agenti della Guardia Nazionale a Washington saranno in parte armati, e il Secret Service sta allestendo una maxi-operazione di sicurezza per blindare la città. Il timore è di nuove proteste violente: almeno 16 gruppi, di cui alcuni armati, si sono fatti avanti per manifestare.