USA: REGOLE SULLA TRASPARENZA, PRO E CONTRO

9 Febbraio 2001, di Redazione Wall Street Italia

La Regulation Fair Disclosure entrata in vigore il 23 ottobre scorso rappresenta il tentativo della Securities and Exchange Commission (SEC), l’organo di controllo di borsa, di porre sullo stesso livello gli investitori individuali e gli operatori del mercato.

Secondo le nuove norme, infatti, le societa’ sono tenute a rendere noto a tutti nello stesso momento le informazioni riguardanti situazioni che possono avere effetto sul prezzo del titolo, mettendo quindi fine alla pratica dell’informazione selettiva con cui gli amministratori delegati delle societa’ offrivano notizie finanziarie a un gruppo ristretto di analisti.

Wall Street non ha mai ammesso che ci fosse qualcosa di scorretto nella pratica dell’informazione selettiva, ma in molti casi la relazione tra azienda e analista diventa troppo “amichevole”.

Secondo un sondaggio condotto dal National Investor Relations Insitute prima dell’entrata in vigore della Regulation FD, l’87% delle societa’ rivedeva i rapporti stesi dagli analisti sulla societa’ stessa.

Cio’ significa che su 10 aziende 9 potevano bloccare i rapporti che avrebbero dovuto dare una valutazione imparziale sulla salute delle finanze aziendali.

Arthur Levitt, il presidente della Sec che ha lasciato la posizione venerdi’, aveva commentato che “poiche’ gli analisti giocano un ruolo sempre piu’ importante di raccomandazione dei titoli, alcune societa’ utilizzano le informazioni come merce per ottenere e mantenere il favore di particolari analisti. In risposta, gli analisti per garantirsi l’accesso a tali informazioni sentono la pressione a dare un quadro positivo sulle societa’”.

Levitt ha sempre creduto che ricerche multiple sulla stessa azienda condotte in modo imparziale avrebbero portato a mercati piu’ efficienti e ha quindi sempre puntato il dito su entrambe le parti.

Gli analisti dovrebbero scavare le informazioni in modo indipendente e le aziende dovrebbero trattare Wall Street e il grande pubblico in modo imparziale.

Le regole sulla trasparenza sono infatti state create proprio per interrompere il ciclo di favoritismi e segretezza che si era venuto a creare, ma dal mercato si e’ sollevata la voce di un aumento della volatilita’.

Chi si e’ battuto per mantenere lo stato delle cose adduce che le informazioni rese note dalle societa’ possono sorprendere gli analisti e che la sorpresa sul mercato azionario causa volatilita’.

La volatilita’ e la sorpresa, pero’, esistevano anche prima della regola FD, e anche per quelle societa’ che venivano seguite da vari analisti. Spesso i titoli perdevano il 5-10-20% del valore in un solo giorno anche prima che i risultati sugli utili sorprendessero il mercato – mentre i broker che impiegano gli analisti, beneficiando dell’informazione selettiva, vendevano azioni prima che le notizie diventassero pubbliche.

La volatilita’ e’ inoltre un fenomeno naturale che accompagna i mercati efficienti. La regolamentazione sulla trasparenza aumenta l’efficienza poiche’ le nuove informazioni sono elaborate simultaneamente da tutti gli operatori del mercato.

Non e’ certo, poi, che la trasparenza causi volatilita’: poiche’ le societa’ non sono piu’ in grado di dare indicazioni “selettive” agli analisti, le stime sugli utili coprono una gamma piu’ ampia e con diverse aspettative si ottiene meno sopresa con l’annuncio dei risultati.

Rimane molta confusione sull’effetto della regolamentazione sul flusso di informazioni provenienti dalle societa’. Inizialmente, potrebbe esserci un calo di notizie, ma le societa’ sanno che e’ nel loro interesse comunicare con gli investitori. Quelle aziende che usano la regola sulla trasparenza come scusa per il proprio silenzio, potrebbero essere interpretate in modo negativo dal mercato.

Le regole, poi, non precludono interamente l’informazione selettiva. L’ammettono infatti solo nel caso in cui rimanga segreta. Sta quindi a chi riceve le informazioni – analisti compresi – di non divulgarle o utilizzarle nelle contrattazioni.

E’ lasciato pero’ all’investitore individuale il compito di accedere alle informazioni appena vengono communicate, tenendo presente che grazie alle regole sulla trasparenza le societa’ sceglieranno sempre piu’ la via degli annunci ufficiali attraverso i documenti Sec.

Cisco Systems (CSCO – Nasdaq), ad esempio – dopo che gli investitori il 18 dicembre scorso hanno fatto scendere il titolo dell’11% a causa della decisione della societa’ di accantonare $275 milioni per coprire potenziali perdite del primo trimestre – si e’ sentita in obbligo di rendere pubblici i dettagli finanziari attraverso un documento Sec.

In passato, Cisco avrebbe semplicemente chiamato gli analisti piu’ influenti e chiarito il problema.

Ora, gli analisti, lasciati senza guida, sono piu’ titubanti sulle loro proiezioni. Cio’ significa che aumenteranno le raccomandazioni a mantenere le posizioni, mentre i rating ‘buy’ verranno attribuiti solo ai titoli piu’ solidi che hanno dimostrato una consistenza negli utili.

Questo dovrebbe favorire piu’ titoli dei settori a crescita solida, quale il farmaceutico, e meno quelli ciclici i cui utili sono altamente volatili.