Usa: quattro su cinque in condizioni di quasi povertà

29 Luglio 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Quattro su cinque adulti negli Stati Uniti soffrono, in almeno una parte della loro vita, per la disoccupazione e per una condizione di quasi povertà.

Questo quanto riporta USA Today che spiega i segni del deterioramento della sicurezza economica negli Stati Uniti e del, cosiddetto, sogno americano.

I dati in questione mostrano come da una parte vi è una sempre maggiore globalizzazione negli Stati Uniti, ma dall’altra un sempre più alto divario tra ricchi e poveri, e un altro fattore che aumenterebbe questo trend sarebbe l’aumento della perdita dei posti di lavori.

Nonostante i proclami di Barack Obama, si riscontra un disagio in continua crescita tra i bianchi, mentre tra gli altri gruppi razziali, il pessimismo ha raggiunto i punti più elevati dal 1987. In un recente sondaggio, il 63% dei bianchi, negli Stati Uniti, ha dichiarato di pensare che la propria economia sia povera.

Anche se le disparità razziali nei tassi di povertà si sono ridotte notevolmente dal 1970, l’insicurezza economica tra i bianchi è più diffusa che in passato. Questo il pensiero di più del 76% di loro, una volta che raggiungono i 60 anni.

Un altro dato scoraggiante riguarda i tassi di matrimonio, in declino tra tutte le razze.

“È tempo che l’America arrivi a capire che molte delle più grandi disparità nella nazione, dall’educazione alle aspettative di vita, sono sempre più in aumento a causa del divario tra classi sociali”, ha detto William Julius Wilson, professore di Harvard specializzato in gruppi razziali e povertà. Egli ha osservato che, nonostante le persistenti difficoltà economiche, le minoranze etniche hanno più ottimismo per il futuro, dopo l’elezione di Obama, mentre tra i bianchi ve ne è sempre di meno.

“C’è la reale possibilità che l’alienazione dei bianchi aumenti sempre di più con il passare del tempo e se non si prenderanno dei provvedimenti, questo porterà notevoli problemi nella società”, ha concluso Wilson.