USA: COS’E’ IL BLOCCO DELLE CONTRATTAZIONI

30 Settembre 2002, di Redazione Wall Street Italia

Curbs in, trading-collars, circuit-breaker, ecco una serie di termini tecnici difficili da capire a pieno. Wallstreetitalia.com fa un po’ di chiarezza sull’argomento.

Le regole di blocco delle contrattazioni riguardano il NYSE piu’ specificatamente il Dow Jones Industrial Avarege (DJIA) e i contratti sullo S&P trattati al CME (Chicago Mercantile Exchange parte del CBOE).

Quelle che vengono normalmente identificate come regole di blocco delle contrattazioni sono in realta’ due diverse fattispecie ben distinte.

La prima, chiamata Circuit-breaker riguarda il blocco totale delle contrattazioni e viene attivata nel caso il DJIA perda rispettivamente il 10%, 20% o 30% rispetto al livello di chiusura del giorno precedente. I limiti vengono quantificati in termini di punti ogni trimestre. Il 30 settembre 2002 il NYSE ha fissato con riguardo a questa regola le seguenti soglie:

1. Un calo di 800 punti del DJIA prima delle 14:00 (ore 20:00 italiane) ferma le contrattazioni per 1 ora; tra le 14:00 e le 14:30 il blocco e’ di 30 minuti. Nessun blocco viene attivato dopo questo orario.
2. Un calo di 1.650 punti del DJIA prima delle 13:00 ferma le contrattazioni per 2 ore; tra le 13:00 e le 14:00 il blocco e’ di 1 ora mentre dopo tale ora il blocco dura per tutto il resto della sessione.
3. Un calo di 2.450 punti del DJIA blocca le contrattazioni per tutta la sessione in qualsiasi momento questo avvenga.

La seconda, chiamata Trading-collars richiede un approfondimento piu’ specifico. La regola ha lo scopo di ridurre la volatilita’ del mercato. Il suo effetto non e’ quello di bloccare le contrattazioni ma piuttosto di porre dei limiti agli arbitraggi sugli indici dei grandi broker di Wall Street.

I trader specializzati in questo tipo di operazioni sfruttano i disallineamenti tra mercato a pronti (azioni in questo caso) e mercato a termine (derivati, futures in questo caso). In momenti particolari del mercato, queste opportunita’ aumentano e finiscono per accellerare verso il basso o verso l’alto il movimento dei prezzi. L’esempio storico maggiormente significativo di questo effetto e’ stato il crash di borsa dell’ottobre 1987, quando il DJIA ha perso il 22,6% in quello che viene ancora oggi ricordato come il “lunedi’ nero”. Quel giorno la debacle fu esasperata da ordini automatici di vendita degli arbitraggisti.

In questo caso i media americani parlano di “curbs in” (letteralmente freni inseriti). La regola prevede che in caso di discesa o salita oltre il 2% rispetto al livello di chiusura del giorno precedente, non vengano piu’ accettati ordini automatici di acquisto o di vendita. Quando questo limite diventa attivo, il sistema accetta solo ordini di vendita con prezzo superiore (o uguale) o di acquisto con prezzi inferiori (o uguale) rispetto al precedente ordine dello stesso tipo (tick test). In pratica gli arbitraggisti sono costretti a sedersi davanti al computer e inserire manualmente i nuovi ordini.

Il limite viene quantificato in punti ogni trimestre a seconda del livello di chiusura dell’ultimo mese precedente al periodo in oggetto. Oggi il limite e’ di 160 punti e viene tolto nel caso l’indice DJIA ritracci di almeno 80 punti.

N.B.
Il presente articolo verra’ aggiornato dall’ufficio studi di WallStreetItalia in occasione dei cambiamenti dei limiti a cui procede il NYSE con cadenza trimestrale

*Francesco Leone e’ analista di WallStreetitalia.com
Ha collaborato Michele Marotta, Proprietary Trader presso il Carlin Financial Group di New York