USA: BUONE NOTIZIE DAI PREZZI ALLA PRODUZIONE

13 Luglio 2001, di Redazione Wall Street Italia

Le notizie economiche di oggi rinforzano in gran parte le informazioni gia’ date per scontate dai mercati, ma danno anche buone notizie per l’America aziendale.

Innanzitutto, a causa di un netto calo dello 0,4% dell’indice dei prezzi alla produzione, sembra che ora sia in atto un trend disinflazionistico. Questo inverte il trend al rialzo iniziato nella prima parte del 1998 e terminato all’inizio di quest’anno.

Durante il periodo di 3 anni l’indice dei prezzi alla produzione e’ passato da -1,7% del gennaio 1998 – rispetto all’anno precedente – al +4,8% del gennaio di quest’anno. Questo aumento senza dubbio ha avuto un impatto sugli utili aziendali e quindi sulla spesa in conto capitale e sulla crescita economica.

Il presidente della Federal Reserve Alan Greenspan ha recentemente descritto di quanto secondo lui gli alti costi energetici danneggino l’economia. I suoi commenti implicano che lui creda che il recente calo dei costi energetici portera’ un ampio beneficio all’economia. Quindi, il trend inflazionistico corrente senza dubbio contribuira’ al rafforzamento dell’economia.

Greenspan ha cosi’ detto il 28 giugno:

“Tra il numero di fattori che hanno contribuito al rallentamento della crescita economica negli Stati Uniti negli ultimi anni, quello che ha ricevuto meno attenzione di quanta chiaramente ne meriti e’ l’aumento dei prezzi energetici. In quello che puo’ essere una coincidenza oppure no, almeno gli ultimi tre periodi di recessione negli Stati Uniti – quelli del 1990-91, 1980-82 e 1974-75 – sono stati preceduti dalla crescita del prezzo del petrolio”.

Da questi commenti, si puo’ dedurre che Greenspan creda che l’attuale ciclo disinflazionistico sollevera’ l’economia. Questo e’ piuttosto razionale considerando che le riduzioni dei prezzi alla produzione dovrebbero aumentare i profitti.

Ecco un esempio. Supponiamo che una societa’ abbia un margine di profitto del 10%. Se, a causa di un calo dei prezzi alla produzione i costi di quella societa’ scendono dell’1%, i suoi profitti aumenteranno del 10%, poiche’ il margine di profitto aumenterebbe all’11% dal 10%. In questo modo, il calo dei costi energetici puo’ avere un profondo impatto sui profitti. Quello rendera’ disponibile denaro per la spesa in conto capitale e quindi aiutera’ in generale l’economia.

Nel rapporto di giugno dell’indice dei prezzi alla produzione, un calo del 2,5% nel prezzo dell’energia ha portato a una riduzione dello 0,4% dell’indice in generale.

Un calo del 5,8% nel prezzo del gas naturale ha portato al crollo dei prezzi energetici. E’ importante notare che la data del sondaggio per l’indice dei prezzi alla produzione e’ terminata quasi un mese fa e da allora il prezzo del gas naturale e’ sceso di circa il 20%.

Quindi, ulteriori cali in questa categoria sono possibili nei mesi futuri. Per sottolineare l’idea che i prezzi potrebbero essere inferiori nei mesi a venire, si deve notare che il prezzo delle materie prime – il prezzo dei materiali alle fasi inziali della produzione – e’ sceso in generale del 6,0%. Il calo suggerisce che l’indice dei prezzi alla produzione sara’ favorevole ai mercati nei mesi prossimi.

Ad appoggiare questa idea e’ il recente crollo dell’indice dei prezzi dei materiali industriali del Journal of Commerce; proprio questa settimana ha raggiunto il minimo degli ultimi 26 mesi. Il JOC ha avuto storicamente una forte correlazione con l’indice dei prezzi alla produzione.

Il rapporto sulle vendite al dettaglio e’ stato leggermente piu’ debole delle aspettative del mercato, ma non dovrebbe avere troppo effetto sui mercati.

La revisione dei mesi passati ha posto nel complesso le vendite al dettaglio allo 0,1% in piu’ del previsto ma le vendite al dettaglio escludendo le automobili sono state piu’ deboli del previsto, poiche’ il calo dello 0,2% (consenso +0,2%) combinato con la revisione cumulativa al ribasso dello 0,1% rende l’immagine piu’ debole.

La variazione di tre mesi nelle vendite al dettaglio in generale e’ in crescita di un solido tasso annuo dell’8,0%, ma escludendo le auto mostra un piu’ modesto aumento annuo di solo il 4,4%.

La corretta interpretazione della divergenza tra le vendite al dettaglio in generale e le vendite al dettaglio con esclusione delle auto e’ probabilmente a meta’ strada; le vendite di auto sono importanti perche’ riflettono la volonta’ del consumatore di spendere per acquisti importanti e perche’ le vendite di auto possono avere un imponente impatto sull’economia; d’altro canto, la modesta crescita delle vendite al dettaglio con esclusione delle auto da’ l’idea della reticenza del consumatore.

Qualunque sia il caso, il panorama delle vendite al dettaglio e’ solido, dovuto ai rimborsi fiscali, l’abbassamento delle tasse entrato in vigore il primo luglio, l’alto ricambio delle abitazioni, l’accentuata attivita’ di rifinanziamento dei mutui per la casa, l’effetto ritardato dei tagli ai tassi da parte della Fed e il calo dei prezzi energetici.

*Anthony Crescenzi e’ capo analista della sezione Capital Markets alla boutique finanziaria Miller Tabak & Co.