USA: 3 COMPAGNIE AEREE FALLITE IN UNA SETTIMANA

6 Aprile 2008, di Redazione Wall Street Italia

In America, e’ la dura legge del mercato. In Italia, invece, politici e sindacalisti s’impicciano delle aziende con logiche del tutto estranee al business. Mentre nel nostro paese si perde tempo e si sfiniscono i cittadini con la vicenda Alitalia (la scusa? e’ una “compagnia di bandiera”…) negli Stati Uniti nell’ultima settimana ben tre compagnie aeree sono state costrette a dichiarare fallimento, affossate da costi insormontabili e da attivita’ non piu’ redditizie (da notare che la maggiore potenza industriale del mondo non ha una sua “compagnia di bandiera”).

Skybus Airlines, una low-cost nata nel maggio 2007 a Columbus, Ohio, nota per offrire voli a $10, ha annunciato che “durante il weekend cessera’ le operazioni” dichiarandosi “vittima del rialzo del carburante aereo e del rallentamento economico” (leggi comunicato sul sito). La societa’ si prepara a presentare lunedi’ i libri in tribunale per la richiesta di ammissione al Chapter 11, equivalente alla bancarotta. Skybus aveva 74 voli giornalieri in 15 citta’ americane e un totale di 450 dipendenti.

Giovedi’ un’altra compagnia, ATA Airlines di Indianapolis, Indiana, un tempo decimo vettore Usa, ha interrotto all’improvviso i suoi 50 voli giornalieri lasciando a terra circa 10.000 passeggeri, dalle isole Hawaii alla California. Motivo: la perdita di un’importante accordo charter con lo spedizioniere FedEx e l’impennata dei costi energetici (leggi comunicato sul sito). Anche in questo caso e’ stata chiesta la bancarotta; quasi il 100% dei 2200 dipendenti ATA hanno saputo la notizia all’ultimo minuto e sono stati licenziati in tronco.

Infine, lunedi’ scorso Aloha Airlines, che operava con tratte dalle Hawaii alla West Coast, ha annunciato che chiudera’ i battenti con la presentazione contestuale di fallimento alla U.S. Bankruptcy Court. La societa’ sara’ costretta a licenziare tutti i suoi 1900 dipendenti.

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“Siamo rattristati per questa decisione e per l’impatto che avra’ sui nostri dipendenti e le loro famiglie, sui nostri clienti, fornitori, tutti i partner e le comunita’ dove abbiamo fino ad oggi operato” ha commentato il Chief Executive Officer di Skybus Airlines, Michael Hodge, annunciando la cessazione delle attivita’.

“Assisteremo alla chiusura di molte altre compagnie aeree marginali come le tre appena saltate” dice Ray Neidl, analista di Calyon Securities a New York. E l’allarme, ovviamente, suona anche per i colossi come United, American e Delta, che fanno molta fatica a chiudere i bilanci in attivo. “E’ chiaro che queste ultime bancarotte confermano quanto duri siano i tempi per un settore che deve operare con il petrolio sopra ai $100 al barile” aggiunge Jim Corridore, analista di Standard & Poor’s a New York.

Il management di Delta Air Lines (DAL) stima che il vettore Usa spendera’ quest’anno $2 miliardi in piu’ per il maggior costo del carburante dovuto al rialzo del greggio. Secondo le previsioni della societa’ di ricerca Calyon Securities, per le 11 maggiori compagnie aeree americane, a ciascun dollaro ($1) di aumento del prezzo del petrolio corrisponde un calo degli utili di circa $200 milioni.

Secondo Antonio Dini, che segue il settore delle compagnie aeree, dall’inizio dell’anno sono ben 14 i vettori entrati in crisi. Ecco la sua lista:

– Japan Asia Airways – fondata come sussidiaria della JAL per volare sino a Taiwan senza innervosire i cinesi, è stata riassorbita dalla stessa JAL il 31 marzo per ridurre i costi e grazie al fatto che JAL è privatizzata e quindi Tokio non imbarazzava più Pechino volando su Taipei.

– Coast Air – aerolinea regionale fondata a Avaldsnes, in Norvegia, nel 1986. Il 23 gennaio ha fatto la bancarotta e adesso non è più chiaro se volano ancora oppure sono fermi. Comunque, sono cotti.

– Adam Air – nata nel 2003 a Jakarta, in Indonesia, il 18 marzo del 2008 ha fatto festa nonostante il modello di business a metà fra low cost e low fare. Era molto sicura sino a quando non ha infilato una serie di drammatici incidenti.

– GB Airways – franchise della British Airways, ma fondata nel 1931 come Gibraltar Airways, è stata acquistata da easyJet nel gennaio del 2008, ridotta a un lumicino.

– NAC Air – aerolinea regionale canadese nata nel 2000, al cento per cento posseduta da First NAtions (società di capitali delle popolazioni canadesi originali), ha fatto festa per un totale collasso economico il 13 gennaio 2008

– Aloha Airlines – base a Honolulu, nata nel 1946, è collassata per quanto riguarda il trasporto passeggeri il 31 marzo 2008, causa la competizione dei prezzi al ribasso di go! e per l’aumento del prezzo del petrolio

– ATA Airlines – low cost americana con base a Chicago, alle Hawaii e a Oakland, non ce l’ha più fatta il 2 aprile 2008, arrendendosi alla procedura fallimentare.

– Big Sky Airlines – aerolinea regionale nata nel 1978, ha chiuso baracca e burattini (soprattutto i voli per il commuting in dieci città) l’8 marzo 2008

– Skybus Airlines – aerolinea ultra low cost con base nell’Ohio, costava talmente poco che non ci guadagnava niente e il 4 aprile 2008, quattro anni circa dopo l’inizio delle attività, le ha definitivamente chiuse.