Usa 2020, candidati Dem compatti contro Trump: l’impatto sull’economia

28 Giugno 2019, di Alessandra Caparello

Mancano ancora 21 mesi alle elezioni presidenziali americane, ma la battaglia è già iniziata. Il secondo round del dibattito tra dieci su venti candidati democratici alla presidenza degli Stati Uniti ha incoronato star indiscussa Kamala Harris. All’Adrienne Arsht Center di Miami, la senatrice californiana è riuscita a tenere testa mettere all’angolo il candidato favorito, l’ex vice presidente Joe Biden su temi come il  razzismo e i diritti civili.

La favorita della vigilia Elizabeth Warren parte forte, ma perde slancio mentre brillano Julian Castro, Cory Booker e Bill Di Blasio. Più nell’ombra Beto O’Rourke, che non riesce a sfondare, confermando i sondaggi che vedono in Pete Buttigeg, il sindaco di South Bend, il vero emergente fra le fila democratiche.

Il campo democratico vanta ben 20 candidati, la rappresentanza più nutrita degli ultimi anni, e in questa fase sembra che i Repubblicani abbiano il 50% di probabilità di riconfermarsi alla presidenza, ovvero che godano di possibilità migliori rispetto a quelle rilevate dagli attuali sondaggi e dalle aspettative di mercato. Così Paresh Upadhyaya, director of currency strategy, US portfolio manager di Amundi secondo cui questa gara sarà contraddistinta da un altalenarsi di alti e bassi che finirà col determinarne l’esito, e questo è il motivo per cui le chance di Trump sono alla pari.  

“Nel nostro scenario di base – dice Upadhyaya – vediamo Trump in corsa contro un candidato Democratico dell’establishment”.

In questo quadro, l’economia dovrebbe continuare a evidenziare una crescita a livello tendenziale oppure superiore al livello tendenziale. Tuttavia, potremmo assistere a una divaricazione delle performance sui mercati finanziari, con una sovraperformance delle azioni e del dollaro durante il secondo mandato di Trump e una sottoperformance dei tassi di interesse.