Ue sulla rotta “Franco-Tedesca”, l’Italia osserva

17 Maggio 2017, di Giovanni Falcone

“Vogliamo così bene alla Germania che preferiamo averne due”.

Questo è stato il motto più volte pronunciato sulle rovine del Muro di Berlino dopo il crollo del 1989, dal nostro ormai defunto politico e Senatore a vita Giulio Andreotti. La frase era rivolta al Cancelliere tedesco dell’epoca – Helmut Kohl – che pose il suo massimo impegno per la riuscita della riunificazione delle due Germanie.

Una Germania troppo forte non è un bene per l’Unione Europea. Questa era la litania che si andava ripetendo allora con scarso successo vista la brillante riuscita dell’operazione, almeno da un certo punto di vista.

Oggi dopo circa trent’anni sembra che quel motto non aveva tutti i torti.

La Germania, anche se ha registrato negli anni un livello di esportazioni di gran lunga superiore alle importazioni, sembra che non abbia mai superato la fatidica soglia del 6% sul Prodotto Interno Lordo tedesco e quindi, seppure sotto osservazione da parte dell’Osservatorio macroeconomico europeo, non sono mai state irrogate sanzioni.

Quello del 6%, per un Paese cosi grande, potrebbe essere una soglia troppo elevata che andrebbe urgentemente rivista.

Il primo incontro avuto dal neo Presidente francese con la Cancelliera tedesca, sembra intravedere qualche apertura sulla possibilità di introdurre cambiamenti di sistema alle pratiche ed ai Trattati europei, ivi compresa la soglia appena citata del relativo accordo.

L’esperienza, insomma, a qualcosa deve pur servire.

Ogni sforzo deve essere profuso per contrastare o almeno contenere fenomeni populistici che, al momento, sembrano arrestarsi grazie alla ragionevolezza manifestata dai cittadini austriaci, olandesi e adesso francesi nei vari e distinti appuntamenti elettorali.

In futuro questa manifestata ragionevolezza potrebbe non bastare più, se non si adottano politiche espansive, favorendo la crescita e gli investimenti anche attraverso l’utilizzo del  “surplus”  commerciale dei Paesi più forti, modificando alla radice quei trattati per meglio raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi.

La riflessione che faccio a voce alta è la scarsa considerazione che si ha dell’Italia che, in quanto socio fondatore della Unione Europea, dovrebbe trovare un maggiore coinvolgimento in questi poul parler, quali trattative preliminari per accordi conclusivi.

Ma così non è e, aggiungo così non è mai stato.

La risposta me la do da solo: potrebbe incidere in questo “trattamento” il fatto dell’incerta governabilità dell’Italia che dura da settant’anni, quando la Merkel naviga per il 4° mandato?

Noi in vent’anni, abbiamo bruciato una ventina di Primi ministri, leader o presunti tali!

Poi non lamentiamoci se non veniamo neanche invitati nelle discussioni che contano, noi stiamo bene così, l’accozzaglia del 4 dicembre 2016 ha detto che abbiamo la Costituzione più bella del mondo, per il resto possiamo anche attendere, fuori dalla porta.

L’Italia osserva, come spettatore interessata a pagare certamente il biglietto!