Unione Europea: consigli non richiesti

22 Maggio 2017, di Giovanni Falcone

In confronto alla famosa lettera della Bce dell’estate del 2011 ci è andata bene: più che ordini sembrano consigli o forse anche raccomandazioni!

La volta scorsa, con Draghi appena insediatosi alla direzione della Banca Centrale Europea  la situazione economica nostrana ma anche il livello della crisi finanziaria nel suo complesso era decisamente diversa, più drammatica. All’epoca sembravano inviti da ultima spiaggia: riducete gli stipendi dei dipendenti pubblici “se necessario”, mettete mano alle pensioni, cambiate le norme sulle assunzioni e i licenziamenti dei lavoratori (mettere mano all’articolo 18), abolite le province, liberalizzate i servizi pubblici.

Oggi, invece, è meno peggio: Ok alla manovra bis, regole rispettate ci dice l’Unione Europa e poi aggiunge: fate le riforme, reintroducete l’IMU almeno per i redditi più alti e migliorate la lotta alla corruzione.

A leggere questi consigli non richiesti, sembra cominciare da zero, come se l’Italia in questi anni non avesse fatto niente.

La terapia consigliata è: “Spostare il carico fiscale dai fattori produttivi a tasse meno dannose per la crescita, reintrodurre la tassa sulla prima casa per i redditi elevati, riformare il catasto”.

Insomma aumentare la tassazione diretta, una sorta di patrimoniale, come da tempo qualcuno va predicando da noi.

Ci rifaranno l’esame a settembre, dicono.

Poche idee ma confuse!

Rivolgendomi per caso all’accozzaglia del NO al Referendum del 4 dicembre 2016, vorrei dire che si sarebbero potuti raggiungere gli stessi risultati in termini di minori costi e maggiori entrate attraverso un processo riformatore serio come:

  1. Riduzione dei costi della politica (stipendi dei Consiglieri regionali da equiparare alle indennità percepite dal primo cittadino della città capoluogo di Regione che, per la sola Regione Puglia sarebbero stati ben cinque milioni di euro);
  2. Semplificazione dei processi amministrativi, con la modifica delle attuali “materie concorrenti” stabilite nell’art.117 della Costituzione, dove non si capisce mai, fra Stato e Regione, a chi compete l’esercizio dell’azione amministrativa;
  3. Abolizione enti inutili;
  4. Semplificare l’iter legislativo, eliminando il doppione oggi esistente (finanche un padre costituente come LUIGI STURZO, ebbe a dire:
    «Solo da noi il Senato è un duplicato della Camera).

Programma di Governo

Io penso che se si ritrova il coraggio di riprendere il processo riformatore a cominciare da un seria semplificazione amministrativa nei rapporti con la Pubblica amministrazione, peraltro recentemente riformata, la lotta alla corruzione diventa implicita e assolutamente consequenziale.

Nel contempo, serve approvare una legge sulla concorrenza nei servizi, di recente passata dopo una lunga gestazione alla Commissione industria al Senato e che va dalle assicurazioni alle libere professioni a tutto vantaggio del consumatore.

Da ultimo, facilitare un programma di investimenti al sudpubblico, migliorando le infrastrutture e controllo del territorio con una seria lotta alla criminalità organizzata e privato, attraverso insediamenti produttivi nel settore ambientale e turistico alberghiero, con aiuti economici solo in conto interessi per scongiurare ogni sorta di truffa come successo in passato in  presenza di aiuti a pioggia in conto capitale (a babbo morto).

Se facciamo questo, aumentare le tasse non serve anzi, è dannoso per la crescita economica dei nostri territori.

Allo stato, la tassazione va ridotta non certo aumentata.