Andrea Orcel su integrazioni Unicredit: “saranno un acceleratore”. Sotto i fari Mps, Bpm

7 Maggio 2021, di Mariangela Tessa

I conti del primo trimestre di Unicredit hanno mostrato un bilancio solido, ben oltre le attese del mercato, ma Andrea Orcel, nuovo amministratore delegato dell’istituto milanese, non esclude risultati significativamente superiori ai livelli attuali. Come?

Anche attraverso la realizzazione di operazioni di M&A, che come ha spiegato ieri nel corso della conference call successiva alla diffusione dei dati, “non è un fine a sé, ma la vedo come un potenziale acceleratore e un fattore che può migliorare le nostre strategie”. Eventuali operazioni – ha poi aggiunto saranno fatte “nell’interesse dei nostri azionisti”, ha aggiunto Orcel, sottolineando di avere “piena fiducia nella nostra capacità di portarle a termine”.

Andrea Orcel, le ipotesi sul tavolo

Il mercato starebbe guardando con interesse a Monte dei Paschi di Siena, divenuta più appetibile dopo la bozza del Dl Sostegni Bis che ha aumentato la “dote” di Dta (imposte differite per perdite) sotto forma di crediti fiscali. Come il ricorda il Corriere della sera, in un articolo, si tratta di una norma che serve ad agevolare l’aggregazione di Mps, di cui il Tesoro deve liberarsi entro marzo 2022, ma che vale per tutti gli istituti.

La soglia delle Dta  utilizzabili — spiega il Corriere – è stata alzata dal 2% al 3% degli attivi della banca più piccola, al netto di una commissione del 25% da pagare allo Stato.  Per Unicredit, Mps varrebbe circa 3,6-3,8 miliardi dai precedenti 2,5 miliardi. L’alternativa è BancoBPM, che porterebbe ora circa 4 miliardi di Dta. “Anche se – conclude il Corriere – le suggestioni di una mega-fusione a tre sono tornate a circolare”.

Piano industriale atteso nella seconda metà dell’anno

La possibile aggregazione è solo un tassello del piano industriale di Orcel, che come ha spiegato ieri è atteso per la seconda metà dell’anno e che – come ha spiegato il nuovo numero uno – metterà “i clienti al centro di tutto ciò che facciamo”, farà della tecnologia “il Dna della banca” e ridurrà “la complessità”.

Una trasformazione che, ha ammesso, richiederà tempo. Il punto di partenza della nuova Unicredit è costituito “dalla solida posizione di capitale, dalla qualità degli asset, dalla liquidità, da un marchio resiliente e riconoscibile e da talenti eccezionali”, ha concluso Orcel presentandosi al mercato, a meno di un mese dall’insediamento al vertice.