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Unicredit, via libera dalla Bce al buyback. Quali conseguenze per i risparmiatori?

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Nella giornata di ieri UniCredit ha ricevuto dalla Bce il semaforo verde al riacquisto di azioni proprie per il 2022 per un importo massimo di 3,343 miliardi di euro.

Un passaggio fondamentale per realizzare la remunerazione degli azionisti promessa dall’istituto, che prevede la distribuzione di complessivi 5,25 miliardi, in parte sotto forma di dividendi e in parte attraverso il buy-back.

Vediamo meglio i dettagli.

Cos’è il buyback e come funziona

Con il termine “buyback” viene indicato il riacquisto di azioni proprie sul mercato da parte di una società, eventualmente anche attraverso un’offerta pubblica d’acquisto.

Questo consente innanzitutto di sostenere le quotazioni del titolo, in quanto è la società stessa ad alimentare la domanda, presentando offerte superiori al valore di mercato per comprare le proprie azioni.

Ma, soprattutto, le azioni proprie possono essere annullate senza riduzione del capitale sociale. Questo fa sì che la capitalizzazione rimanga invariata, ma sia ripartita su un numero inferiore di azioni, che pertanto vedono aumentare il proprio valore.

Il buyback può dunque essere utilizzato come metodo di remunerazione dei risparmiatori che detengono in portafoglio azioni Unicredit anche in affiancamento alla distribuzione di dividendi.

Unicredit acquisterà azioni per 3,34 miliardi 

L’avvio del programma di riacquisto di azioni proprie, così come il dividendo per un massimo di 1.906.562.000 euro, è soggetto all’approvazione da parte degli azionisti di Unicredit in occasione dell’assemblea convocata per il 31 marzo 2023.

Il riacquisto di azioni proprie avverrà in due tranche, la prima di circa 2,34 miliardi di euro da avviare il prima possibile dopo l’approvazione dell’assemblea degli azionisti, mentre la seconda tranche di circa 1,0 miliardo dovrebbe iniziare nella seconda metà del 2023, poco dopo il completamento della prima tranche.

5,25 miliardi il totale distribuito agli azionisti 

La valutazione della Bce, come sottolineato da Unicredit, “ha preso in considerazione una traiettoria di capitale con ipotesi conservative e scenari macroeconomici aggiornati. Inoltre, è stata valutata la performance storica della banca, che sta operando a un nuovo livello di redditività; un nuovo run-rate di utile netto e distribuzione agli azionisti da cui l’azienda può crescere ulteriormente e continuare a fornire risultati solidi per tutti gli stakeholder.

Insieme al dividendo proposto, il piano di riacquisto di azioni proprie comporta una distribuzione totale agli azionisti per il 2022 di 5,25 miliardi di euro, in aumento del 40% rispetto al 2021. Questo sottolinea l’impegno a conseguire rendimenti significativi e sostenibili, mantenendo al contempo un capitale robusto.

Ricordiamo che Unicredit ha chiuso il 2022 con un CET1 ratio contabile del 16%, sostenuto dalla generazione organica di capitale leader nel settore.

Questo ha consentito di alzare la remunerazione degli azionisti di 1,5 miliardi rispetto all’anno precedente, con un aumento di oltre l’80 per cento del dividendo per azione (DPS). Il CET1 ratio pro-forma per la distribuzione è pari al 14,9% alla fine dell’anno 2022 e il management ha previsto un ulteriore aumento nel primo trimestre 2023.

Equita: l’ok della Bce conferma solidità e liquidità di Unicredit

La distribuzione totale di 5,25 miliardi, sottolineano gli analisti di Equita Sim e di Citigroup, corrisponde a circa il 16% della capitalizzazione di mercato.

Equita ha affermato:

Sebbene ritenessimo l’autorizzazione Bce al buyback come nostro scenario base, valutiamo la notizia positivamente alla luce del complesso contesto di mercato delle ultime settimane a seguito del fallimento di SVB e della conseguente tensione sui titoli finanziari.

L’ok al buyback conferma la solidità patrimoniale della banca (CET1 al 14,9% post distribuzioni di capitale), l’elevata capacità di generazione organica di capitale, nonché la consistente posizione di liquidità, elementi che garantiscono di poter affrontare da una posizione di forza eventuali scenari di stress.

La decisione della Bce comporta una “lettura supportive anche per il settore in generale, in quanto conferma un approccio pragmatico del regolatore in merito alla remunerazione degli azionisti nell’attuale fase di incertezza, non ponendo restrizioni a quei soggetti in grado di mantenere elevato capitale, liquidità e redditività”, conclude la Sim milanese.