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Ungheria: battesimo di fuoco per l’Unione Europea

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ROMA (WSI) – L’Ungheria è una nazione dell’Unione Europea composta da circa dieci milioni di abitanti ed ha un PIL di circa 200 miliardi di dollari. Rispettivamente rappresenta il 2% della popolazione e circa 1,2% del PIL dell’Unione; è stata recentemente declassata a BB, la disoccupazione sfiora il 12%, l’agricoltura è in calo di oltre il 25%, l’edilizia scende del 6% e la produzione industriale del 4%. Il debito pubblico rimane molto elevato e si attesta intorno all’80% e il deficit al 3,4%.

La crescita economica arranca e per il 2013 il paese potrebbe entrare definitivamente in recessione, spinto dalla fuga di capitali dovuta all’accerchiamento finanziario attorno al presidente Orban che ha scelto di sfidare l’Eurocrazia.

Con un’enorme maggioranza del 52%, il partito del premier, il Fidesz è riuscito a varare una serie di riforme costituzionali che hanno fatto infuriare Bruxelles e le opposizioni ungheresi. Tra queste ci sono forti limitazioni alla Corte Costituzionale, limitazioni alla libertà di espressione, divieto di dormire in luoghi pubblici, riconferma della famiglia tradizionale, illegalità del Partito Comunista ma soprattutto la messa sotto tutela governativa della Banca Centrale Ungherese e l’allontanamento dell’adesione del paese all’Euro. A nostro avviso sono questi i due punti principali invisi agli eurocrati e agli usurai internazionali.

Ora è partita una serie di attacchi dei poteri forti al “ribelle” governo ungherese che ha osato sfidare la dittatura della finanza (anche se in modo un po’ troppo autoritario) con declassamenti delle agenzie di rating, con riduzioni degli investimenti delle banche straniere e con il sostegno verso le manifestazioni popolari contro la modifica della Costituzione.

Esaminando lucidamente la questione, mentre nel caso italiano è stato semplice spaccare la maggioranza governativa e usare lo spread come strumento di pressione per portare alle dimissioni di Berlusconi, nel caso del presidente ungherese Orban la situazione è ben diversa, dato che egli ha una grande e solida maggioranza parlamentare e un’opposizione divisa.

Inoltre dal punto di vista economico, anche se i numerosi e ingiustificati declassamenti delle agenzie di rating hanno incrementato il peso degli interessi dei titoli di stato, il presidente magiaro ha a sua disposizione il controllo della Banca Centrale e a differenza dell’Italia, il fiorino ungherese è una moneta sovrana e quindi si può stampare, mentre nel caso italiano no.

Quindi sembra che per Bruxelles e per i poteri forti il caso ungherese sia molto complesso. A nostro avviso la situazione non è da sottovalutare e recentemente l’Unione Europea ha dichiarato che le riforme di Orban violano il Trattato di Lisbona e i valori europei e che quindi non esiteranno ad agire. La Commissione Europea sta esaminando il caso ed elaborando le sanzioni con cui punire lo stato ungherese. Tra queste ci sarebbe la perdita del diritto di veto dell’Ungheria in sede europea. Nel caso queste venissero approvate bisognerebbe attendersi la reazione di Viktor Orban e una conseguenza probabile può essere un referendum sull’Unione Europea e quindi un possibile abbandono dell’Ungheria. Ma a nostro avviso gli eurocrati sono pronti a tutto per impedire a qualsiasi stato europeo di abbandonare l’Unione, perché se uno stato riuscisse ad uscire si rischierebbe un effetto domino e la rapida dissoluzione dell’Unione stessa.

Ma quindi come destituire Viktor Orban date le differenze con il caso italiano o greco? Tre sono gli scenari che ci sentiamo di proporre:

1) Orban cambia atteggiamento: il premier ungherese cede alle pressioni politiche e finanziarie europee ed internazionali e cambia il proprio atteggiamento limitando il controllo governativo della Banca Centrale.

2) Debito fuori controllo e spaccatura Fidesz: continua la pressione politica degli eurocrati su Budapest e la pressione finanziaria sui titoli di stato ungheresi, il deficit cresce pericolosamente, la situazione economica peggiora e una parte del partito al governo Fidesz si spacca facendo cadere anticipatamente Orban, e consegnando il paese a qualche partito d’opposizione alle prossime elezioni del 2014.

3) Tensione sociale e intervento esterno: eurocrati e poteri forti finanziano e sostengono manifestazioni contro il governo e contro le modifiche costituzionali e inoltre applicano sanzioni contro il governo ungherese. Il livello dello scontro aumenta e “casualmente” la polizia compie delle violenze o uccide dei manifestanti costringendo l’Unione Europea ad una missione di pace per riportare la democrazia in Ungheria. Missione che sarebbe approvabile dopo aver tolto il diritto di veto a Budapest. In questo caso ci sarebbe il primo vero è proprio battessimo di fuoco degli organismi comunitari.

Questi possono essere i possibili scenari dell’attuale crisi ungherese. Nulla però può escludere che semplicemente si attendano le elezioni del 2014 per sbarazzarsi di Orban e ristabilire un governo fedele a Bruxelles. Ma secondo i sondaggi attuali, il Fidesz continua ad essere in testa e quindi le elezioni non sono una soluzione, ad eccezione che si verifichi lo scenario due e quindi grazie ad una spaccatura interna del Fidesz (sicuramente sono già alla ricerca del “Fini ungherese”), le elezioni le vinca qualche altro partito oppure ci si diriga verso un governo tecnico.

La situazione è comunque molto complessa, sia per l’importanza dello stato ungherese nell’Unione sia perché rappresenta il primo episodio di seria sfida di un governo agli organismi comunitari e quindi è molto importante osservare come reagirà Bruxelles se questa situazione non si risolvesse secondo il modus operandi operato in Spagna, Italia e Grecia.

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da Hescaton – che ringraziamo – esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

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