UN SEMESTRE RECORD: TUTTI CONTENTI?

25 Settembre 2009, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Con un rialzo del 31,80%, l’indice americano S&P500 ha già messo a segno la migliore performance semestrale degli ultimi trentaquattro anni e se riuscirà a chiudere il mese di settembre toccando i 1110 punti, il semestre partito dal 31 marzo scorso potrà essere ricordato come il migliore dall’ottobre 1938.

Più o meno la stessa musica suona a Piazza Affari, dove con un 47% di rialzo, gli ultimi sei mesi mostrano al momento la variazione migliore dal 1997, ossia dalla nascita del vecchio S&P/Mib. Certamente, per una corretta interpretazione dei numeri, non si può non considerare qual è stata la miccia che ha innescato un rally di simili proporzioni. In ogni caso, per chi è stato della partita in questi sei mesi, il rialzo verticale è giunto come manna dal cielo. Tutti contenti insomma. Ma non è proprio così, perché oltre a chi ha ostinatamente tentato lo short in questi mesi, anche molti investitori che avevano puntato sul rialzo del mercato sono rimasti , almeno per ora, quasi a bocca asciutta. Se puo’ interessarti, in borsa si puo’ guadagnare con titoli aggressivi in fase di continuazione del rialzo e difensivi in caso di volatilita’ e calo degli indici, basta accedere alla sezione INSIDER. Se non sei abbonato, fallo ora: costa solo 76 centesimi al giorno, provalo ora!.

Il problema riguarda in particolare chi aveva scelto di investire sul mercato azionario tramite uno dei tanti prodotti di investimento che dopo tre o quattro anni garantiscono il capitale alla scadenza e che, inoltre, pongono alla scadenza un tetto massimo agli eventuali guadagni. Sul mercato italiano ne sono stati emessi, almeno per ciò che riguarda il segmento dei certificati di investimento largamente proposti dalle banche, ben 142 ( il 50% del totale delle emissioni di certificati ) dall’inizio dell’anno. E si può dire, scorrendo il listino di Borsa Italiana alla ricerca degli Equity Protection Cap ( o similari con nomi commerciali differenti) che la maggior parte mostrano ad oggi, nonostante il gran rialzo dei mercati, un prezzo non molto distante dai valori a cui sono stati emessi.

Diciamolo subito, non c’è nessun artificio messo in atto dall’emittente o dal market maker per tenere basso il prezzo del certificato. La colpa, se di colpa si può parlare, è di ciò che sta dietro quella parola di tre lettere che identifica il tetto massimo al rialzo. Ma perché gli emittenti hanno intrapreso così massicciamente la strada delle emissioni di certificati con Cap? Perché sapevano che il mercato sarebbe partito così fortemente al rialzo o perché, più verosimilmente, non avevano altra scelta per proporre prodotti in grado di soddisfare le esigenze di investitori e collocatori?

Facendo uno screening delle emissioni lanciate sul mercato nel biennio 2006/2007 si nota come gran parte dei certificati in grado di proteggere il capitale dal rischio di ribasso erano caratterizzati da una lunga durata ( generalmente cinque anni) e da una percentuale di protezione o partecipazione al rialzo inferiori al 100%. In altre parole, gli Equity Protection emessi due o tre anni fa offrivano all’investitore la possibilità di scegliere tra una protezione totale del capitale, accettando di partecipare in misura ridotta al rialzo del sottostante, e una protezione parziale ma con partecipazione al rialzo pari al 100% o più. Questo oggi non avviene e le emissioni che giungono sul mercato sono simmetriche: proteggono totalmente il capitale e fanno partecipare integralmente l’investitore al rialzo del sottostante, durano tre o quattro anni al massimo ma, ed è questa la novità, pongono un tetto massimo ai guadagni. Questo è dovuto al fatto che la coperta che gli strutturatori hanno a disposizione è troppo corta per coprire sia la testa che i piedi.

Ma tornando ai cavalli zoppi su cui molti investitori si sono ritrovati, vien da chiedersi il perché non sono riusciti a correre dietro al mercato e, se lo faranno, quanto bisogna aspettare perché ci riescano. Il motivo per il quale prodotti che investono, ad esempio, sull’indice italiano e che garantiscono alla scadenza l’intero capitale iniziale stanno rendendo un guadagno del 10 o 15% anziché il 30% e più realizzato dall’indice, è legato alla lunga durata residua ( tutte le opzioni offerte da questi prodotti sono garantite solo alla scadenza) e, come detto, alla presenza del Cap, che fa da tetto alla fine ma anche da zavorra nel durante in quanto rappresentato tecnicamente da un’opzione call venduta sul sottostante scelto con strike pari al livello massimo.

Cosa accadrà d’ora in avanti non è un fatto di opinioni. Questi prodotti, se il mercato riuscirà a mantenersi su questi livelli ( o anche se salirà o scenderà senza eccessi), sono destinati, man mano che si avvicinerà la scadenza, a recuperare tutto il gap accumulato in questi mesi. Il tempo, quindi, sarà galantuomo e farà crescere il valore di questi certificati anche se il mercato non avrà più la forza di salire. Il processo di riallineamento, tuttavia, avverrà gradualmente e quindi occorrerà armarsi di una buona dose di pazienza e augurarsi che nel frattempo il mercato non decida di tornare a scendere pesantemente.

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*Pierpaolo Scandurra è Managing Director di www.certificatiederivati.it. I suoi commenti non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.