Un crack dietro l’altro: Jefferies rischia di fare la fine di MF Global

4 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – Jefferies rischia di fare la fine di MF Global, che a causa per le perdite subite per via dell’esposizione al debito sovrano e’ stata costretta a fare ricorso all’amministrazione controllata.

Gli analisti di Egan-Jones hanno ridotto il giudizio sul rating del broker Jefferies, citando l’esposizione al debito sovrano pari a €2,68 miliardi, ovvero un impressionante 77% dell’azionario (3,49 miliardi). Secondo il gruppo di brokeraggio le posizioni sono a breve e quindi non costituiscono un problema. Ma nessuno ne ha la prova e gli operatori di borsa di questi tempi sono facilmente influenzabili in negativo.

Fenomeno esemplare del sintomo della paura che regna sui mercati (che temono il ripetersi dell’effetto domino post crack di Lehman), da qualche giorno i titoli del broker Jefferies sono presi di mira dai ribassisti: gli investitori temono il verificarsi di un altro caso MF Global. La realta’ e’ che Jefferies, come si evince dall’ultima trimestrale, e’ affetta da una sindrome opposta a quella che ha colpito MF Global.

Jefferies ha precisato di riuscire a coprire i rischi intrapresi negli investimenti con le proprie risorse. Il gruppo si e’ assicurato un ammontare di interest income significativo in passato e sostiene di poter continuare per questa strada, traendo risorse da questa fonte.

Ma proprio qui sta il cuore del problema. L’azienda riconosce di aver registrato ricavi ingenti provenienti da queste attivita’. Ovvero da interessi sugli investimenti (ovvero le entrate incassate nella forma di interesse che si accumula con i vari investimenti) per i titoli presi a prestito e per gli asset del debito acquistati secondo accordi che prevedono la rivendita delle attivita’ e spese di interesse legate agli stessi titoli del debito.

Per MF Global il problema dell’esposizione al debito sovrano riguardava gli investimenti fuori bilancio e operazioni pronti contro termine (repoed-to-maturity). Jefferies sta soffrendo del problema opposto.

Il broker Usa, sebbene svolga operazioni rischiose al pari di quelle della rivale finita in bancarotta controllata, ha tuttavia smentito di avere un’esposizione allarmante al debito sovrano europeo – il principale fattore ad aver messo in ginocchio il gruppo di Corzine – ma non e’ servito a calmare i mercati.

Secondo Jefferies le posizioni aperte a breve stanno generando un giro d’affari di circa tre quattro volte superiore ogni settimana. Cio’ non e’ per forza un fattore positivo. Anzi. Significa che le controparti stanno modificando i termini e le condizioni delle operazioni pronti contro termine circa tre, quattro volte per settimana. E ogni volta, con ongi probabilita, a loro pannaggio.

Il rischio non e’ pertanto rappresentato dall’investimento in se’, ma sul rischio che questi debitori se ne vadano allo stesso momento dando un preavviso dell’ultima ora. Costringendo Jefferies ad accettare termini non favorevoli e perdite a livello di interesse netto, che deve mettere a bilancio contabile.

L’agenzia di rating Egan-Jones ha tagliato la valutazione (a Bbb- da Bbb), spiegando di essere “preoccupata per l’esposizione al debito sovrano che al 31 agosto aveva raggiunto 2,7 miliardi di dollari, ovvero il 77% dei titoli in mano agli azionisti”.
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Ieri i titoli Jefferies sono arrivati a cedere il 20% circa in area $9,79, presi di mira dai ribassista. Dopo il crollo improvviso le azioni hanno iniziato a risalire, con la perdita che si e’ ridotta a poco piu’ del 3% a meta’ seduta e in chiusura il prezzo si e’ riavvicinato in area $12. Negli ultimi cinque giorni il calo e’ stato del 3% circa, ma poteva essere molto piu’ accentuato.