Uk, costituzionalisti: Parlamento deve esprimersi sulla Brexit

17 Ottobre 2016, di Daniele Chicca

Le cose si complicano per la premier britannica. Theresa May, che sperava di cavarsela con un dibattito parlamentare sulla Brexit, potrebbe essere costretta dai giudici a indire un voto sui tempi e sulle possibilità di far scattare l’articolo 50 dei trattati di Lisbona, che darebbe il via formale all’iter di due anni di abbandono dell’Unione Europea da parte di Londra, così come sancito dal referendum popolare dello scorso 23 giugno.

Chiamati in causa durante un’udienza all’Alta Corte di Giustizia, la seconda dopo quella del 13 ottobre, un gruppo di avvocati costituzionalisti ha espresso il parere che debba essere il Parlamento e non il governo a decidere quando e come il Regno Unito lascerà l’Unione Europea. I giudici della Corte hanno ascoltato oggi gli argomenti delle parti civili sul perché i membri del parlamento dovrebbero essere chiamati in causa e potersi esprimere sul meccanismo che farà scattare l’articolo 50 a marzo del 2017.

I legali che rappresentano la parte civile hanno detto che sarebbe illegale che May avviasse l’uscita dall’Ue del Regno Unito servendosi della “prerogativa reale” – il governo ha il potere di prendere decisioni senza passare dal Parlamento. May ha detto che aprirà un dibattito sulla questione della Brexit alle due Camere, quella dei Comuni e quella dei Lord, dove peraltro la stragrande maggioranza di deputati e senatori è contrario alla Brexit.

 

In un intervento alla Corte di Giustizia Reale, l’avvocato Patrick Green QC, rappresentate degli espatriati, ha dichiarato che “oltre ogni ragionevole dubbio” le leggi in corso vietano all’esecutivo di cancellare i trattati e le leggi nazionali senza prima consultare il Parlamento. Green ha parlato in riferimento all’Atto Europeo delle Comunità (1972), il trattato di adesione di Londra alla Cee, e all’Atto dell’Unione Europea (2011), il trattato di adesione all’Ue.

Quando in passato il Regno Unito ha delegato per esempio alcuni poteri all’Ue, è stato il parlamento a deciderlo ed è stato un esempio di come sia l’aula parlamentare a esercitare questa funzione. Far scattare l’articolo 50 senza prima avere un voto del Parlamento sarebbe come dire che il governo May si oppone a una decisione del parlamento senza prima consultare il parlamento medesimo.

Da parte sua l’avvocato difensore della causa della gente che ha raccolto il denaro sufficiente per intentare causa grazie al progetto di crowdfunding #BrexitJustice, Helen Mountfield QC, ha precisato che fare scattare l’articolo 50 senza l’approvazione del parlamento andrebbe contro lo Scotland Act, che protegge la legge scozzese impedendone una sua alterazione senza prima passare da un iter parlamentare.

A difendere la posizione del governo era il procuratore generale Jeremy Wright QC. Secondo Wright il governo ha intenzione di fare ricorso alla “prerogativa reale” per far scattare l’articolo 50 e dopo il risultato del referendum sulla Brexit ne hanno il diritto, dal momento che un voto popolare non stabilisce la necessità di avere un’ulteriore struttura legale per mettere in pratica il volere dei cittadini.