UE E LA CRISI: COME USCIRE DAL TUNNEL

8 Aprile 2009, di Redazione Wall Street Italia

Contro la crisi serve una nuova versione del vecchio e glorioso piano Delors. Lo ha affermato il ministro dell’Economia Giulio Tremonti nel corso del convegno Aspen Institute su «Ue e la crisi: come uscire dal tunnel» organizzato alla Camera. Crisi, ha detto Tremonti, in greco significa cambiamento e «per effetto della crisi l’immagine dell’Europa è ora meno asettica, più empirica, più politica». In Europa ci sono segnali soft e hard di cambiamento. Tra i segnali hard Tremonti «include lo spostamento dell’asse del potere dalla commissione europea ai governi, o ancora meglio dal metodo coordinato a quello collettivo». La sequenza dei vertici che c’é stata é l’espressione del ritorno dei governi, «ma il passaggio dei passaggi – dice Tremonti – ci sarà quando l’Europa deciderà di adottare una politica comune di investimenti pubblici». Si tratta cioé, spiega il ministro, della nuova versione del vecchio e glorioso piano Delors con l’emissione degli eurobond. Ancora oggi purtroppo, ha sottolineato il ministro, prevalgono logiche nazionali.

Tremonti, Paese sempre più duale. Per Tremonti l’Italia é «un paese duale e lo é sempre di più». Le classifiche internazionali che ci vedono indietro nella ricerca e in altri settori fondamentali per lo sviluppo economico non fotografano l’intera realtà italiana, visto che il Centro-Nord si attesta sugli standard delle regioni più ricche d’Europa: «la verità é che siamo un paese unico, ma duale, con un divario crescente tra Nord e Sud. Credo che la strategia fondamentale per la nostra presenza in Europa si giochi al Sud. Dobbiamo evitare che il differenziale tra le due aree cresca». La soluzione allora non può che stare nel federalismo fiscale. «Crediamo molto nel federalismo fiscale, a partire dal principio del “no taxation without representation”. In questa strategia è inoltre fondamentale, come ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, la parola Stato». Per il ministrio dell’Economia «una quota enorme della ricchezza dell’Italia non si trova nelle statistiche ufficiali a causa delle modalità di organizzazione della proprietà. Gran parte del sistema industriale é infatti posseduto legalmente da holding estere». Tremonti ha ricordato che nel nostro Paese «l’evasione fiscale é drammatica», sottolineando tuttavia come una quota notevole della ricchezza sia detenuta legalmente da holding estere. All’incontro a Montecitorio promosso dall’Aspen Institute Italia hanno partecipato anche Pier Luigi Bersani, Enrico Letta, Mario Monti. Ecco in sintesi i principali interventi.

Fini: indispensabile una posizione comune dell’Unione europea. La soluzione della crisi economica non può prescindere dalla «centralità del lavoro». Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha sottolineato che fino a quando «gli effetti sociali della crisi non saranno almeno attenuati, non si potrà dire di aver adottato una strategia vincente». Con valutazioni diverse rispetto a quelle rassicuranti di Tremonti e Berlusconi, Fini ha sottolineato la «grande preoccupazione per la crisi che stiamo vivendo, anche perchè le previsioni che in rapida successione vengono aggiornate dai più autorevoli istituti di ricerca, non sembrano offrire segnali particolarmente incoraggianti. A tal punto che anche la possibilità di una inversione nel prossimo anno del ciclo negativo potrebbe rivelarsi illusoria». Il presidente della Camera ha anche sottolineato che non esistano ricette miracolose e che il primo compito delle istituzioni è proprio quello di analizzare la situazione con senso di responsabilitá e rigore scientifico.Per Fini è indispensabile la definizione di una posizione comune dell’Unione in grado di incidere sulle dinamiche in atto e sulla natura stessa delle strategie di risanamento e di rilancio».

Bersani: piattaforme europee contro il declino. «È ora di dire che «più Europa» significa «meno crisi» e perciò bisogna muoversi su «piattaforme europee contro il declino». Per il responsabile economico del Pd, Pierluigi Bersani, o l’Unione Europea accelera e dà «una spinta» alla crisi o «si rischia di andare veramente indietro». Secondo bersani «nell’immediatezza della crisi» ci vuole da parte dell’Unione europea il coraggio di prendere determinate decisioni: oltre alle politiche monetarie serve anche «un minimo» di politiche fiscali, di bilancio, industriali e di politiche economiche reali.

Monti: un sistema di regole comuni sul fisco. La crisi sta colpendo l’Italia meno di altri paesi «sia per le caratteristiche peculiari del nostro sistema economico, sia per l’attenta gestione da parte del governo e di Tremonti». Lo ha detto Mario Monti, ex commissario alla Concorrenza nell’Ue e presidente dell’Università Bocconi. Tuttavia, ha sottolineato Monti, «quando si uscirà dalla crisi l’Italia non starà su una traiettoria di crescita meglio di altri senza le riforme» necessarie. Parlando poi dell’Europa, Monti ha sottolineato che la «battaglia di oggi è quella per le disuguaglianze sociali» che non è stata affrontata dal G20. Ben venga, ha detto Monti, la lotta ai paradisi fiscali, «ma non serve a niente contro l’elusione legale che gioca sul fatto che ognuno dei 20 gioca da paradiso fiscale per gli altri». Quello che secondo Monti è necessario è un sistema di regole comuni sul fisco: «va posto il problema – ha detto – di una regolamentazione alla concorrenza fiscale. C’è uno spazio inatteso aperto dalla crisi». Uno spazio per un patto strategico in Europa per una regolazione fiscale che potrà essere proposto dalla Commissione».

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