Ubs: dal Venezuela rischi globali ridotti

5 Marzo 2019, di Alberto Battaglia

Nonostante gli aspetti umanitari e politici assai rilevanti sul piano internazionale, la portata economica globale del Venezuela è ormai limitata. Ad analizzare la situazione in termini di rapporti economici è Matteo Ramenghi, chief investment officer presso Ubs Wm Italy.

“La situazione economica è talmente grave che alcuni osservatori di mercato si sono interrogati sul fatto che la crisi venezuelana potesse innescare una recessione globale”, ha scrive Ramenghi in una nota, “la realtà è, purtroppo, che anni di politiche economiche penalizzanti hanno reso il Venezuela un’economia poco rilevante e isolata a livello globale”.

In seguito a un continuo ridimensionamento del Pil reale negli ultimi anni, il Fondo monetario internazionale prevede che nel 2019 il Venezuela non sarà che la settantesima economia del mondo, dopo Sri Lanka ed Etiopia. “Inoltre”, prosegue il Cio, “il perseguimento di una strategia economica autarchica rende le difficoltà meno rilevanti anche per i Paesi limitrofi, con i quali si registrano tra l’altro numerose tensioni”. Il tracollo di un Paese isolato (che importa poco dall’estero), infatti, non trascina con sé altre economie. Tuttavia, il Venezuela resta un rilevante produttore di petrolio, per quanto ormai le sue esportazioni di greggio rappresentino circa lo 0,5% del consumo mondiale.

“Senza dubbio, il mercato sul quale il Venezuela può avere maggior impatto è quello dell’energia. La produzione media del Venezuela è stata di 2,7 milioni di barili al giorno già 10 anni fa, per poi ridursi costantemente dal 2015, anche per via delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti”, afferma Ramenghi. “La scadente gestione dell’industria petrolifera ha fatto sì che la produzione, sulla quale i dati sono divenuti via via meno chiari, sia continuata a diminuire (…)”. Il fatto che essa probabilmente continuerà a calare è “uno dei fattori presi in considerazione dagli analisti che seguono il petrolio in Ubs a sostegno della previsione del Brent sopra 70 dollari entro la fine dell’anno”.

Comunque vadano a finire le vicende politiche del Venezuela, “la perdita di peso dell’economia e della produzione petrolifera venezuelana ci fanno pensare che difficilmente potrà essere la miccia per una crisi globale”.