UBS: cattive notizie per l’economia

13 Giugno 2017, di Daniele Chicca

L’implosione dell’impulso creditizio a febbraio non è stato soltanto jun fenomeno passeggero e ora rischia di compromettere la ripresa dell’economia mondiale. L’avvertimento viene dagli analisti della banca UBS, che a cavallo tra lunedì e martedì hanno pubblicato un aggiornamento sullo stato di salute del credito globale.

Il grafico rientra nella categoria di quelle immagini che vale più di tante parole, ma se si potesse riassumere in un solo sostantivo la situazione delle attività creditizie nonostante le condizioni agevole, con i tassi di interesse ancora sotto la norma, il primo che verrebbe in mente sarebbe “disastro”.

Come scrive l’analista Arend Kapteyn, “siamo stati inondati di domande” da parte dei clienti che chiedevano spiegazioni sul grafico sotto riportato, il quale per la prima volta è stato pubblicato in marzo. “Ebbene, si, l’impulso creditizio mondiale sta continuando a contrarsi. E si, è un fattore importante, perché il rapporto tra impulso creditizio e domanda interna globale è di 0,61″.

La ripresa economica e più in particolare della domanda, secondo l’analista della banca svizzera, è messa in discussione se si analizza questo fenomeno. “Il calo dai massimi dell’impulso creditizio ha assunto proporzioni non lontane da quelle viste durante l’ultima grande crisi finanziaria mondiale (-6% del Pil globale), anche se la dispersione dei cali in questo caso è meno generalizzata”.

“Al momento il 55% dei paesi presi in esame ha subito un deterioramento di -0,3 deviazioni standard nell’impulso creditizio (mediana su 12 mesi) rispetto alla percentuale del 77% del dicembre 2009, quando i ribassi medi erano di 1,4 deviazioni standard”.

UBS: credito congelato nella prima economia al mondo

Come si vede l’andamento negativo ricorda quello del biennio 2008-2009. Anche negli Stati Uniti l’attività creditizia ha accusato un rallentamento; sembrerebbe per via di un calo netto della domanda di prestiti commerciali e industriali. La frenata, evidenziata dai dati diffusi dalle banche, si scontra con la fiducia espressa dai manager e con i piani di investimento annunciati dalle aziende della prima economia al mondo.

Se si fa affidamento sui dati a disposizione, l’impulso creditizio era dello 0,7% del Pil a settembre 2016 negli Stati Uniti, ma a marzo di quest’anno è sceso al -0,53%. Il rapporto tra attività dei prestiti e impulso creditizio è particolarmente forte negli Stati Uniti, e la carenza di crescita del credito potrebbe porre un freno all’accelerazione del Pil dai livelli deludenti del primo trimestre.

I valori dell’impulso creditizio dicono che la domanda interna crescerà di circa l’1% negli Stati uniti nel secondo trimestre e non del 2% come dicono le previsioni ufficiali.