Twitter: la talpa di Musk pagata 7 milioni di dollari per stare zitta

9 Settembre 2022, di Mariangela Tessa

Emergono nuovi dettagli sulla talpa chiamata da Elon Musk a testimoniare nel processo contro Twitter. Secondo quanto rivelato dal Wall Street Journal, il social media avrebbe pagato circa 7 milioni di dollari al suo ex capo della sicurezza Peiter Zatko in cambio del suo silenzio, dopo il suo licenziamento a gennaio.

L’accordo risale a giugno, pochi giorni prima che Zatko diventasse una talpa (whistleblower) protetta dalla legge: uno status che gli ha consentito di eludere un connesso accordo di riservatezza. L’ex dirigente ha accusato Twitter di non proteggere adeguatamente i dati sensibili e di aver mentito sui suoi problemi di sicurezza e sugli account spam: tutti elementi che Elin Musk potrà utilizzare nella sua controcausa per la decisione di abbandonare l’accordo da 44 miliardi di dollari per l’acquisto di Twitter.

Le indiscrezioni del quotidiano americano, arrivano all’indomani della decisione del  giudice capo della cancelleria del Delaware, Kathaleen Jude McCormick di aggiungere le rivelazioni di Peiter Zatko nella causa di Musk contro Twitter. Il giudice ha tuttavia respinto la richiesta di Musk di posticipare il processo, che resta fissato il prossimo 17 ottobre.

Non solo Twitter: i precedenti silenzi “incentivati”

Facciamo un passo indietro. La battaglia legale tra Musk e Twitter è iniziata mesi fa, dopo che il numero uno di Tesla ha deciso di rinunciare all’acquisto della piattaforma per 44 miliardi di dollari per mancanza di trasparenza sui dati e perché convinto che il numero di account finti sia ben superiore al 5% dichiarato dal social media. È proprio con l’intento di trovare un supporto alla sua tesi che Elon Musk avrebbe chiamato Peiter Zatko, ex capo della sicurezza di Twitter. Nel documento ufficiale con cui viene richiesta la deposizione di Zatko, Musk e i suoi avvocati specificano che questi dovrà esprimersi anche sul sistema di conteggio degli utenti attivi di Twitter.

Dopo il suo licenziamento, avvenuto a inizio anno, l’ex manager ha descritto la società come caotica e senza timone, incapace di tutelare in modo appropriato i suoi 238 milioni di utenti giornalieri, incluse le agenzie governative e i capi di stato. E l’ha accusata di aver violato l’accordo del 2011 con la Ftc (Federal Trade Commission, l’authority Usa per le telecomunicazioni) sulla protezione dei dati degli utenti.

Twitter ha sempre ribadito che le preoccupazioni di Musk sui bot siano state solo un pretesto per uscire da un accordo troppo oneroso, alla luce della successiva perdita di terreno delle azioni del social media. A questo punto non resta che aspettare il prossimo ottobre, quando le parti si scontreranno in tribunale.