“Tutti i bond su cui puntare”

11 Giugno 2013, di Redazione Wall Street Italia

Questo articolo fa parte del filone dedicato ai consigli dei money manager italiani piu’ importanti, che gestiscono decine di milioni di euro in portafoglio. Wall Street Italia pubblichera’ a cadenza variabile le interviste. La prima, a Unicredit, era incentrata sul Portafoglio ideale, formato per meta’ da azionario. La seconda, a Hypo Alpe-Adria-Bank, sul fenomeno secondo cui nei “Bond, niente è piu’ sicuro“.

La terza, a Vontobel Italia, intitolata “Meglio azioni che bond, euro a $1,34 a fine anno“. La quarta, a Carmignac Gestion, intitolata “Migliori investimenti? Dollaro e debito Piigs“.

La quinta, a Research and Capital Allocation – Ricercaefinanza.it: Bot italiani da comprare, “la diversificazione è tutto”. La sesta, ad Azimut, intitolata ““Iniezione di liquidità non si fermerà, aumentare esposizione azioni”.

ROMA (WSI)- Stefano Gianti, analista di CMC Markets, fa il suo della situazione sulle scelte che un investitore italiano dovrebbe prediligere, nella costruzione di un portafoglio di 10 anni. Per ottenere rendimenti sicuri, la scelta ricade anche sul Btp Italia, che offre una buona protezione contro l’inflazione. Detto questo, è importante fare una distinzione tra i diversi titoli di stato italiani.

Sul fronte azionario, Gianti sottolinea come gli italiani troppo spesso si siano “purtroppo” posizionati sui titoli bancari, nonostante la debolezza di fondo del settore, e consiglia altre azioni che sono sottovalutate, e su cui solo recentemente si sta iniziando a puntare. Consigli sia sui titoli dei debiti sovrani da detenere, sia sulle obbligazioni corporate più appetibili.

WALL STREET ITALIA – Dovendo gestire un portafoglio a 10 anni di un investitore italiano che vuole rendimenti sicuri, quali sono le scelte che privilegiate?

STEFANO GIANTIPer ottenere rendimenti sicuri, purtroppo l’investitore dovrebbe prediligere titoli di Stato i cui rendimenti peró non coprono il livello di inflazione. Il decennale tedesco attualmente rende l’1,57%, quello olandese l’1,94%, quello svedese l’1,92%. Il decennale francese ha un rendimento leggermente superiore, ovvero il 2,15%, ma in un periodo di tempo cosí lungo è lecito aspettarsi una maggiore volatilitá nei prossimi anni su questo titolo governativo, visto l’andamento dell’economia transalpina. Inoltre, è molto probabile che le politiche delle banche centrali avranno come risultato un aumento del livello di inflazione nei prossimi anni, risulta quindi ancora piú importante effettuare investimenti che garantiscano un certo ritorno cedolare. Quindi è necessario dedicare una percentuale importante del proprio portafoglio ad obbligazioni e titoli di Stato che incorporano un rischio maggiore, preferendo Italia a Spagna. Per quanto riguarda il nostro Paese (attualmente il nostro decennale offre un rendimento medio del 4.20%) il BTp Italia offre una buona protezione contro l’inflazione, visto che il flusso cedolare semestrale è correlato positivamente all’andamento dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per famiglie di operai e impiegati (FOI).

WSI – Ma al di là dei suggerimenti gli investitori verso cosa sono più orientati per i loro portafogli personali?

S.G.Gli italiani sono generalmente ottimi compratori del nostro debito pubblico: investono molto in Bot, BTp e CTZ. Per quanto riguarda l’azionario purtroppo troppi investitori prediligono il settore bancario, nonostante proprio i titoli che compongono questo comparto siano stato di fatto tra i piú deboli dell’intero decennio e siano stati anche meno generosi nella distribuzione dei dividendi. Il settore del lusso in particolare è stato troppo sottovalutato dai nostri investitori retail, solo negli ultimi mesi una parte della clientela inizia a focalizzarsi su titoli come Tod’s, Salvatore Ferragamo e Brunello Cucinelli.

WSI – I bond italiani stanno riscontrando grande appeal. Questo accade perché sono percepiti come sicuri. Ma sono veramente un porto sicuro?

S.G.Anche se l’opinione di molti è quella di considerare il nostro debito ancora troppo pericoloso (le stesse societá di rating non hanno migliorato né il rating né l’outlook sul nostro Paese) i mercati hanno iniziato a “comportarsi meglio” con i nostri titoli del Tesoro da quando Draghi nel luglio 2012 affermó in una conferenza a Londra che sarebbe stato fatto di tutto per salvare l’euro, promuovendo poi da settembre il piano Omt. Nessun Governo ha mai chiesto questo tipo di aiuto, ma è stato un piano che finora si è rivelato fondamentale per le recenti emissioni di titoli da parte del nostro Ministero. Ora, eviterei di investire in BTp con scadenza 2037, ma CTZ e BTp con scadenza entro i 10 anni costituiscono ancora ottime opportunitá.

WSI – Quali altri governatives possono essere presi in considerazione nell’attuale fase di mercato?

S.G.Una buona opportunitá è offerta dai Gilt del Regno Unito. Il decennale offre un rendimento medio del 2.10% soltanto, ma è da considerarsi come una buona opportunitá per diversificare il rischio valutario all’interno del proprio portafoglio. In generale, altri titoli governativi europei offrono rendimenti troppo poco attraenti (Italia a parte): altri governativi invece offrono rendimenti troppo contenuti rispetto a rischi valutari troppo forti (il decennale giapponese offre un rendimento attualmente pari allo 0.86% ed una volatilitá attesa sullo yen troppo alta). Una parte del proprio portafoglio puó essere investita sui Treasury Usa (il decennale ha superato il 2%, siamo sui massimi degli ultimi mesi) visto che la crescita del PIL potrebbe favorire un apprezzamento del biglietto verde (soprattutto se Bernanke decidesse di abbandonare pian piano il quantitative easing). Ottime operazioni si possono fare con i governativi australiani e neozelandesi: i loro tassi di riferimento sono ancora relativamente alti nononostante i recenti tagli della RBA, ma soprattutto per un discorso valutario, visto il forte deprezzamento delle due valute. Ovviamente in questo caso, non parliamo di investimenti a basso rischio.

WSI – E le obbligazioni corporate?

S.G.Le obbligazioni corporate sono per diversi aspetti preferibili a molti titoli di Stato, anche se tendenzialmente molte obbligazioni societarie sono state ipercomprate e quindi bisogna stare attenti al prezzo di acquisto. Tra le emissioni italiane di grandi societá italiane possiamo prediligerne alcune di Snam, Atlantia e Luxottica in particolare. Sempre per stare attenti alla composizione valutaria del proprio portafoglio, oltreoceano troviamo molte emissioni di General Electric in particolare (il rischio valutario puó anche essere coperto volendo). Non dimentichiamo che alcune corporate USA hanno emesso obbligazioni in euro, come ad esempio Microsoft e Coca Cola. Una percentuale del proprio portafoglio investito su questo mercato è consigliabile, in quanto la crescita del prodotto interno lordo USA è piú promettente rispetto a quella del nostro continente. In Europa, preferiamo rimanere concentrati sul settore del lusso.

WSI – I mercati finanziari mondiali sono ormai manipolati da pochi grandi player. Così le strategie e punti di riferimento dei money manager stanno saltando. Quale tecnica o punti di riferimento lei utilizza per capire dove potrebbero essere “diretti” i mercati?

S.G.E’ un discorso complesso, ogni money manager ha le proprie strategie. In particolare preferisco avere un quadro macroeconomico ben definito come base per gli investimenti, per poi ottenere spunti interessanti proprio seguendo il movimento dei grandi investitori. Questo movimento complessivo si puó ottenere principalmente attraverso il report settimanale del Commitment of Traders rilasciato dal CFTC (Commodity Futures Trading Commission) che peró ha il problema di non essere aggiornato in tempo reale. E’ pertanto obbligatorio “aggiornarlo” osservando la variazione di posizioni long o short (rialziste o ribassiste) aperte osservando il comportamento per esempio della variazione dell’open interest sul mercato delle opzioni (dove esistono i vari strike prices). In questo modo è possibile capire anche in maniera dinamica quali sono considerati i prossimi punti di potenziale svolta dei mercati finanziari. In particolar modo con questa tecnica seguo l’andamento dell’SPX500, il principale benchmark mondiale. Per esempio, proprio nella giornata di oggi (10 giugno), noto un’interessante attivitá sullo strike 1650, che potrebbe risultare pertanto un’ottima “calamita” per le prossime sedute, ma che poi una volta raggiunto dovrebbe fungere come livello di resistenza difficile da superare. Naturalmente questo tipo di monitoraggio deve essere fatto su base giornaliera per capire bene le dinamiche del trend in corso.