TTIP e Brexit, con una domanda manager 60enne sbugiarda l’UE

5 Luglio 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Un manager italiano ha centrato in pieno in un solo colpo i problemi del TTIP e dell’Europa Unita nel mondo post Brexit, smascherando le autorità europee, i loro affari poco limpidi e le loro misure per certi versi controproducenti. Con una sola domanda Luigi, 62 anni, ha dimostrato di capire come la questione cruciale stia nella distanza ormai siderale che si è formata tra le ambizioni delle autorità europee e le esigenze che invece stanno a cuore alla gente comune: salute e benessere.

“Perché la gente dovrebbe essere contenta di un’Unione Europea che le farà mangiare cibo-spazzatura peggiore di quello che già mangiamo?” La parte cruciale del dibattito sul TTIP, il controverso trattato di libero scambio tra Stati Uniti ed Europa sta tutta qui. Si sta pian piano facendo piede in Europa una crescente mancanza di rispetto per le istituzioni.

Il principio fondante della democrazia (indiretta) è quello di essere rappresentati da qualcuno più bravo, preparato e affidabile degli elettori. Ma se la gente perde fiducia nelle autorità, allora il progetto europeo si riscopre estremamente fragile. Gli europarlamentari sono scelti dai singoli paesi, ma chi siede alla Commissione no. Ciò avviene in democrazie parlamentari come l’Italia – i membri del governo non vengono scelti direttamente dal cittadino – con la differenza che la Commissione UE ha più poteri dell’esecutivo italiano, mentre il Parlamento italiano ha più poteri del suo omologo europeo.

“Non sono uno sciacallo dei social”, dice il dirigente in una multinazionale del settore chimico, con responsabilità internazionali. “Anche io sono preoccupato; lo sono perché la gestione dell’Unione Europea ha ormai creato una enorme distanza tra le varie commissioni di Bruxelles e la gente comune, che di democratico percepisce ormai ben poco“.

“Per citare l’ultimo esempio di una lunga lista, cosa ha di democratico secondo lei la gestione degli accordi commerciali TTIP e CETA?”, dice rivolgendosi a Beppe Severgnini. “Vanno avanti da mesi nella più assoluta segretezza, non devono essere approvati dai parlamenti nazionali, non se ne può conoscere il testo se non (forse) dopo la firma”.

“La bozza attuale quasi definitiva, trafugata da Greenpeace Olanda, ha confermato (in peggio!) tutte le motivazioni contrarie all’accordo che molti avevano anticipato, soprattutto nel campo alimentare”, prosegue il dirigente d’impresa, che ha scritto una lettera alla rubrica di Severgnini sul Corriere Della Sera per commentare l’articolo sulla Brexit intitolato “L’istinto di demolizione avanza”.

“Solo dopo un’enorme pressione della società civile, da pochi giorni il testo è stato messo a disposizione dei parlamentari che ne facciano esplicita richiesta di visione; 800 pagine, un’ora di tempo per leggerlo senza poterne copiare neanche una riga. Qui non si parla della dislocazione delle testate nucleari dei paesi della Nato, ma di come saranno gli standard di produzione, lavorazione e conservazione del pollo che compreremo al supermercato. Perché la gente dovrebbe essere contenta di un’Unione Europea che le farà mangiare cibo-spazzatura peggiore di quello che già mangiamo? Come potrà mai sentirsi rappresentata da questa istituzione? E, ripeto, questo è solo l’ultimo esempio…

Cordialmente,

Luigi Giorgio

Fonte: Il Corriere della Sera