Trump chiede unità ma poi attacca sul muro. “Cina ci ruba brevetti”

6 Febbraio 2019, di Mariangela Tessa

Donald Trump prova (almeno formalmente) a ricucire i rapporti con i Democratici, ma allo stesso tempo insite sulla necessità della costruzione del Muro al confine con il Messico. È quanto emerge dal secondo discorso sullo stato dell’Unione, andato in scena nella notte italiana al Congresso americano davanti a senatori e deputati riuniti in una Camera di nuovo in controllo dei democratici.

Pur richiamando più volte all’unità nazionale, Trump non cede di un passo sull’immigrazione e quindi non concede nessun ramo di ramo d’ulivo ai Dem per risolvere il rischio di un nuovo shutdown, che potrebbe arrivare il 15 febbraio senza un accordo tra le due parti sul budget. L’ultimo, iniziato il 22 dicembre 2018, è terminato il 25 gennaio scorso raggiungendo un record senza precedenti.

Trump ha parlato di una “crisi nazionale urgente” al confine tra Stati Uniti e Messico. Per fermare l’immigrazione illegale, ha detto, “costruirò un muro o una barriera fisica…una barriera intelligente, strategica, attraverso la quale si puo’ vedere” cosa succede dall’altra parte.

“Raggiungiamo un compromesso e sigliamo un accordo”, è stato l’invito di Trump privo di concessioni che potrebbero allettare i democratici come, per esempio, la possibilità di legalizzare lo status dei Dreamers.

Nel discorso di Trump, non è mancato un riferimento alla Cina. Mentre i negoziatori americani si preparano la settimana prossima a tornare a Pechino per riprendere le trattative commerciali con Pechino, l’inquilino della Casa Bianca ha usato il suo secondo discorso sullo stato dell’Unione per lanciare un messaggio a Pechino, che a suo avviso, nell’accordo con gli Stati Uniti

“deve includere cambiamenti strutturali reali per mettere fine a pratiche ingiuste, per ridurre il deficit commerciale cronico e per proteggere l’occupazione americana”.

Parlando nella notte italiana da Capitol Hill, il 45esimo presidente statunitense ha dichiarato di avere “chiarito alla Cina che dopo anni in cui ha preso di mira le nostre aziende e ha rubato proprietà intellettuale, il furto di posti di lavoro e ricchezza americani e’ finito”.

Sempre in tema commerciale, parlando dell’accordo Usmca – ratificato da Usa, Messico e Canada proprio a Buenos Aires a margine del G20 di fine novembre – Trump si è rivolto al Congresso riunito dicendo:

“Spero che possiate approvare lo Usmca trasformandolo in legge in modo che si possa riportare a casa ancora piu’ posti di lavoro nel settore manifatturiero, rafforzare il settore agricolo americano, proteggere la proprieta’ intellettuale e garantire che piu’ auto possano avere con orgoglio il marchio di quattro bellissime parole: Made in the Usa”.

Al Congresso alcuni legislatori non vogliono dare l’ok allo Usmca se non vengono eliminati i dazi su alluminio e accaio imposti dagli Usa contro Ottawa e Città  del Messico.