TROPPO TORO? MACCHE’! L’S&P500 E’ SOTTOVALUTATO

16 Ottobre 2003, di Redazione Wall Street Italia

L’S&P500 e’ sottovalutato e il fair value dell’indice e’ a 1.150 punti. Le azioni sono al livello del 1998, nonostante l’economia sia piu’ solida, i profitti in ripresa e l’inflazione e i tassi d’interesse piu’ bassi.

E’ questo il contenuto di un intervento tenuto da Abby Joseph Cohen, chief strategist di Goldman Sachs, in un convegno a New York.

Il mercato ha raggiunto il “bottom” nell’ottobre del 2002, afferma la strategist, quando l’avversione al rischio degli investitori ha toccato livelli quasi senza precedenti. Si e’ trattato di un anno particolarmente negativo, segnato in particolare dall’ondata di scandali societari e dalle preoccupazioni sulle tensioni in Medio Oriente.

E’ stato inoltre l’anno delle pulizie dei bilanci. L’approccio contabile oggi e’ molto piu’ conservativo e la situazione patrimoniale delle aziende e’ sensibilmente migliorata (come riconosciuto anche dalla Federal Reserve).

Nel corso del lungo intervento, Cohen elenca gli elementi che dovrebbero sostenere l’ulteriore crescita degli indici azionari e le strategie che e’ conveniente adottare in uno scenario di crescita economica.

Le ragioni per essere ottimisti

L’S&P500 tratta a circa 21 volte l’EPS stimato per il 2003 e a 19,4 volte gli utili del 2004: un livello piuttosto basso, considerando che nelle situazioni caratterizzate da bassa inflazione il P/E dell’indice e’ solitamente oscillato nel range 16-30 (l’indice dei prezzi al consumo Usa al momento e’ all’1,3%).

Gli utili societari (“operating earnings”) stanno crescendo a un tasso annuo del 18%. Negli ultimi tre mesi, il numero di revisioni al rialzo sui profitti effettuate dagli analisti e’ stato ben superiore a quello delle revisioni al ribasso (il rapporto e’ di 2 a 1). Nel 2003 l’EPS dell’S&P500 dovrebbe attestarsi a $49 e nel 2004 a $53.

Ancora non decolla la spesa in conto capitale e proseguono le difficolta’ del mercato del lavoro. Ma, secondo Cohen, bastera’ che una manciata di grosse aziende cominci ad investire e ad assumere personale perche’ si inneschi una reazione a catena. In numerose industrie la spesa in conto capitale si e’ gia’ stabilizzata e nei prossimi mesi potrebbe crescere.

I dividendi distribuiti agli azionisti continuano ad aumentare, spinti dal maggiore orientamento delle aziende verso politiche “shareholder friendly”, dalle migliori situazioni finanziarie delle societa’ e dall’eliminazione della doppia tassazione. Il “payout ratio” (dividendi/utili) dell’S&P500 dovrebbe pero’ iniziare a calare nei prossimi trimestri, perche’ i profitti cresceranno ad un tasso superiore a quello dei dividendi.

Per quanto riguarda i tassi d’interesse, l’aumento registrato riflette il venir meno delle paure sulla deflazione e le aspettative ottimistiche sulla crescita economica. Il rialzo, tuttavia, non e’ tale da suscitare serie preoccupazioni per il mercato azionario (solo i settori piu’ sensibili ai tassi, come costruzioni e auto, dovrebbero risentirne). E data la bassa inflazione, difficilmente la Federal Reserve interverra’ entro breve per alzare il costo del denaro.

La volatilita’ e’ raddoppiata dalla meta’ degli anni ‘90, ma e’ ancora a livelli molto inferiori rispetto alla media storica. La bassa volatilita’ e’ spesso coincisa con un periodo di notevole sottovalutazione dei corsi azionari.

Strategie d’investimento

Come sintesi del suo intervento, Cohen consiglia gli investitori di sovrapesare l’azionario, soprattutto i settori con maggiore elesticita’ alla crescita economica. L’”asset allocation” raccomandato e’ 75% in azioni, 20% in bond e 5% cash.

I titoli da sovrapesare sono consumi discrezionali, finanziari, industriali (come aerospazio, difesa, trasporti, …), Information Technology, media e pubblicita’.

Da sottopesare farmaceutici, biotech, materiali (alluminio, oro, carta, legno, …), energetici (a meno che non si sia interessati allo “yield”), utilities e telecomunicazioni.

Le nubi all’orizzonte

Cohen non nasconde i rischi che ancora affronta l’economia americana. Primo fra tutti la debole crescita del resto del mondo, che potrebbe danneggiare l’export Usa. Il disavanzo commerciale accumulato con l’Europa ammonta a ben $100 miliardi.

Anche il deficit federale e’ un problema, ma nell’immediato non suscita ancora grosse preoccupazioni. Quando l’economia si trova in una fase di debolezza, le politiche di bilancio espansive possono dare un contributo alla crescita.

* Americo Pietropaolo e’ analista finanziario di Wall Street Italia