Troika: come opera all’interno dell’Ue

6 Giugno 2016, di Alessandra Caparello

Organismo di controllo informale, la Troika non è un’istituzione europea propriamente detta ma nasce nel 2008 per fronteggiare la crisi economica che si è abbattuta nel vecchio Continente. Ma come opera la Troika all’interno dell’Ue?

L’origine della Troika

Il termine Troika deriva dal russo тройка e significa terzina: essa rappresenta l’insieme dei creditori intesi come Bce, Commissione europea e Fondo Monetario Internazionale che operano in un momento di crisi e destabilizzazione economica. E’ la Troika che si occupa dei piani di salvataggio dei Paesi all’interno dell’eurozona, colpiti dalla crisi, fornendo loro assistenza finanziaria in cambio dell’attuazione di politiche di austerity. Non a caso la Troika è definita il “lato tagliente” dei programmi di salvataggio europei, con il compito di negoziare con le autorità nazionale per definire i programmi di aggiustamento economici.

Come opera la Troika all’interno dell’Ue

Al momento dello scoppio della crisi del debito sovrano gli Stati dell’eurozona hanno fondato due nuovi istituzioni: il fondo European Financial Stability Facility, Efsf, e il fondo European Financial Stabilisation Mechanism, con il compito di erogare i crediti per i Paesi espulsi dai mercati finanziari. La maggioranza dei prestiti erogati a Grecia, Irlanda e Portogallo sono stati elargiti tramite le obbligazioni emesse dall’Efsf, coperte dalle garanzie fornite dagli Stati dell’eurozona. Questi programmi hanno avuto bisogno di un monitoraggio costante e questa verifica periodica ha portato alla creazione della struttura informale della Troika, composta da tre entità Commissione UE, Fondo monetario internazionale e Banca centrale europea.

I membri di Bce, Fmi e Commissione Ue si sono periodicamente recati nei paesi colpiti dalla crediti al fine di raccogliere dati e informazioni sullo stato dei conti pubblici e dell’andamento dell’economia, così per poter suggerire o imporre, l’adozione di misure di aggiustamento strutturale ai ministri locali recalcitranti.

Ogni paese in cui è coinvolta la Troika rappresenta però un caso a sé ma i punti più ricorrenti dell’azione del triumvirato sono:

 

  • la ricapitalizzazione delle banche
  • la liberalizzazione
  • la privatizzazione di parte del settore statale
  • tagli alla spesa pubblica
  • aumento delle tasse
  • miglioramento generale della governance.

 

Per alcuni l’intervento della Troika è considerato negativo, per altri invece un aiuto a favore del grande progetto “Euro”. Sulla funzione e il ruolo della Troika il mondo dell’economia e della finanza sono sempre divisi. Voce autorevole è quella dell’economista premio Nobel Paul Krugman che in un articolo apparso sul New York Times, datato 29 giugno 2015, in merito alla crisi del debito greco aveva sostenuto:

“Non lasciatevi ingannare dalla presunzione che i dirigenti della troika siano soltanto dei tecnocrati che spiegano agli ignoranti greci cosa va fatto. Questi presunti tecnocrati sono in realtà dei fantasisti che hanno fatto scempio di tutto ciò che è dottrina in macroeconomia, e hanno preso ogni decisione nel modo più erroneo possibile”.

In Italia l’economista Paolo Manasse, docente di macroeconomia ed Economia politica all’Università di Bologna da Likiesta definisce l’approccio della Troika  “micro-management, ossia decidere tutte le misure da adottare nel minimo dettaglio, sia del merito che della tempistica”.

“Parlavo con un amico – dice a Linkiesta – che è stato nella Troika che ha seguito il Portogallo. Off the records si è detto scandalizzato dal dettaglio minuziosissimo che proveniva dalla Troika, soprattutto dall’Europa. I dettagli dovrebbero essere lasciati alla sovranità nazionale, nel rispetto dei saldi di bilancio. Se un Paese si deve appropriare delle riforme, deve avere un margine di trade-off negli interventi. L’approccio autoritario è inutile e controproducente”.