Debito pubblico pagina 195
Per risolvere deficit democratico, Ue dovrebbe imparare dal successo del sistema democratico della Confederazione. Ma i referendum non devono diventare un’arma nella guerra Sud-Nord. E al contrario di Berna va imposto un quorum. L’opinione del Frankfurter Allgemeine Zeitung.
Non è assolutamente possibile ridurre la pressione fiscale. Banche deboli, soggette a rischi sistemici. Paese ostaggio dei mercati. Tagliate stime Pil a -1,5%, debito/Pil balzerà al 134% in 2014. Se deficit risale oltre 3%, servirà manovra correttiva. Via l’Imu?: “prima ridurre tasse su imprese e lavoro”.
Toccato il Nadir del Pil dopo la discesa sotto il 2% su base annuale, a inizio 2011. Non c’entra la crisi del debito, bensi’ ragioni demografiche: un evento insolito si e’ verificato negli ultimi due anni.
Bce di fronte a una decisione shakespeariana: tagliare o non tagliare? In realtà lo scenario migliore sarebbe un taglio di 50 punti base. Cosa aspettarci dall’euro?
Polonia spaccata a metà: da un lato i politici, che fanno notare come il rischio di una rottura dell’Eurozona sia sceso in modo notevole. Dall’altro i cittadini, con i numeri dei sondaggi che parlano chiaro.
L’avvertimento dell’economista Christian Marazzi. “Letta navighera’ a vista”. Quando parla di negoziare con la Commissione Ue, intende “posticipare la riduzione del deficit di un paio di anni”. Non significa ricontrattare l’austerita’, bensi’ solo prorogarla lasciando i problemi tali e quali.
Il tasso nazionale dei giovani disoccupati è del 57,2% e sale al 70% nelle Canarie. I ragazzi emigrano in massa. Il debito pubblico è passato dal 69% all’84% del Pil in un anno. La causa? La struttura dell’unione monetaria. L’opinione di Ambrose Evans-Pritchard
Per il 60% degli italiani nessun rischio del prelievo forzoso: la crisi economica ha svuotato i conti correnti, lasciando meno di 5 mila euro nella maggioranza dei casi. L’analisi di Super Money
Effetti nocivi sulla salute dei cittadini europei e nordamericani: aumenta il tasso di suicidi, depressione e riduce l’accesso alle medicine. “Non è una conseguenza inevitabile. È una scelta politica”. Leggi ricerca delle università di Stanford e Oxford.
Lo afferma il noto pessimista, professore della New York University, secondo cui, per chi vuole cimentarsi, c’è ancora qualche spazio di guadagno sull’azionario. Meglio tuttavia tenere sempre gli occhi ben aperti.