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Per il presidente della Bce, Mario Draghi, i recenti segnali di debolezze arrivati dalla zona euro non costituiscono una fonte di preoccupazione. Lo ha confermato ieri, affermando che:“Mentre alcuni dati relativi a settori specifici e i risultati di alcuni sondaggi si sono rivelati più deboli del previsto, le ultime informazioni che sono giunte suggeriscono in generale
La Bce conferma il rallentamento dell’Eurozona. Lo ha rilevato nell’ultimo Bollettino economico, diffuso oggi, in cui si legge che“le informazioni più recenti, pervenute dopo la riunione di politica monetaria del Consiglio direttivo di settembre, pur indicando un’evoluzione leggermente più debole rispetto alle attese, restano nel complesso coerenti con il proseguimento di un’espansione generalizzata dell’economia dell’area
Enria sostituisce Danièle Nouy come presidente del Supervisory Board del Single Supervisory Mechanism che terminerà il mandato a fine dicembre.
Lo riferiscono fonti Ue. Per il numero uno della Bce, la riduzione del debito va oltre le regole Ue”.
L’investment manager Mario Seminerio ha sintetizzato in quattro punti le possibili contromosse della Bce in caso di scenari avversi nel 2019.
Dalle speranze di un boom economico, l’Europa è passata alla paura di un rallentamento. Dati alla mano l’area euro non si trova molto distante dall’orlo della recessione. Non tutti, ma alcuni dati macro chiave, come l’indice Zew tedesco e il Pil europeo (vedi grafici) sono stati i più bassi dall’ultima fase di recessione. E la
Guida gli acquisti la Russia. Nel trimestre chiuso a settembre, comprate 148 tonnellate di metallo prezioso (+22% annuo). Banchieri centrali sanno qualcosa che noi non sappiamo?
Diversi analisti hanno suggerito che il nuovo governatore della banca centrale potrebbe arrivare dal Nord Europa.
Tagliate dello 0,2% le stime per il 2018: non si andrà oltre il 2%. Confermata all’1,7% l’inflazione.
Il presidente leghista della commissione Finanze di Palazzo Madama ribadisce che non è intenzione del governo uscire dall’euro.