Federal Reserve pagina 60
Dopo i dati deludenti sulle spese al consumo, la Fed di Atlanta ha rivisto al ribasso le sue stime sul Pil americano per il secondo trimestre che volge al termine. Il modello di previsione per quanto riguarda il Pil reale (allineato ai fattori stagionali e calcolato su base annua) è adesso del +3,8%, in calo
Continua a correre l’inflazione negli Stati Uniti. Lo dimostra l’andamento del dato Pce (personal consumption expenditures price index), che è cresciuto dello 0,2% a maggio su base mensile, mentre su base annuale è salito del 2,3%, sopra quanto considerato ottimale dalla Federal Reserve.La componente “core” del dato, depurata dagli elementi volatili, ha segnato un aumento dello
L’indice dell’out non manifatturiero della Fed di Filadelfia (Philly Fed) ha visto un calo da 45,3 a 39,1 punti nel mese di giugno. I nuovi ordini sono scesi da 36,2 a 35,5 punti, mentre l’indice di occupazione è passato da 7,7 a 19,9.
L’attività economica nazionale americana segna il passo a maggio. È quanto evidenzia l’indice dalla Federal Reserve di Chicago, che, lo scorso mese, si è attestato a -0,15 punti da +0,42 punti di aprile. L’indice è un paniere ponderato di 85 indicatori dei vari settori economici.
Mai previste condizioni ecomiche così dure
Dopo i dati macro deludenti, in particolare quello sulle proiezioni sulle attività delle imprese dell’area di Philadelphia, il dollaro sta perdendo quota e ora si avvicina ai minimi settimanali toccati lunedì. La Banca d’Inghilterra più falco del previsto, poi, sta favorendo la sterlina. L’oscillazione a breve sembra notevole, ma allargando il campo temporale, si scopre
L’indice della Fed di Philadelphia sull’outlook delle imprese della regione ha deluso le attese in giugno dopo il bel miglioramento visto a maggio. L’indice soprannominato Philly Fed si è attestato a 19,9 punti, molto meno dei 29,9 attesi. Si tratta inoltre dei minimi da novembre 2016 e di tutt’un altro punteggi rispetto ai quasi 35
Dopo gli stress test gli investitori statunitensi si aspettano che le banche annuncino agli azionisti grandi rendimenti del capitale.
Il numero uno della banca centrale americana conferma lo stato di buona salute dell’economia Usa, che non rischia un’esplosione dell’inflazione come successo negli anni ’70
È l’opinione dell’ex segretario al Tesoro americano, che avverte: “banche centrali caute nel rialzo dei tassi”