Semaforo verde dalla Fed: big del credito Usa superano stress test

22 Giugno 2018, di Mariangela Tessa

Tutte e 35 le maggiori banche americane superano gli stress test, ovvero hanno sufficiente capitale e sono abbastanza forti da continuare erogare credito, anche se l’economia dovesse scivolare in una severa recessione.

Lo ha comunicato la Federal Reserve, specifiando che gli istituti di credito finiti sotto i suoi riflettori controllano l’80% degli asset del sistema bancario americano, sono ”fortemente capitalizzate” e sono in grado di continuare a mantenere livelli adeguati di capitale anche in caso di pesante recessione. ‘

‘Nonostante uno scenario difficile e altri fattori presi in considerazione negli stress test di quest’anno, i livelli di capitale delle banche dopo un’ipotetica severa recessione sono più elevati dei livelli di capitale delle grandi banche negli anni che hanno preceduto la recessione più recente” afferma il vice presidente della Fed Randal Quarles.

Previsti dalla Dodd-Frank del 2010 – riforma finanziaria voluta da Barack Obama dopo la crisi del 2008, la peggiore dalla Grande Depressione dgli anni ’30 del secolo scorso – gli stress test permettono di determinare se le istituzioni finanziarie hanno capitali sufficienti per assorbire perdite e per continuare a operare anche in condizioni economiche e finanziarie difficili.

In uno scenario particolarmente avverso – quest’anno peggiore di tutte le simulazioni precedenti per tenere conto dell’economia forte – le banche subirebbero perdite per 578 miliardi di dollari nell’arco di nove trimestri (dal primo del 2018 al primo del 2020) ma avrebbero livelli di capitali sufficienti per superare la prova e per continuare a concedere prestiti.

In quel contesto non avrebbero bisogno di denaro dei contribuenti come invece successo per via della crisi del 2008.

Nello scenario previsto dall Fed, il tasso di disoccupazione balzerebbe entro il terzo trimestre del 2019 al 10% dal 3,8% registrato a maggio (pari al minimo dell’aprile 2000), l’azionario perderebbe il 65% del suo valore entro l’inizio dell’anno prossimo e i prezzi delle case crollerebbero del 30% entro il terzo trimestre del 2019.