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La BCE dovrebbe abbassare le previsioni di inflazione per il prossimo anno con proiezioni del personale leggermente più deboli dell’1,7% previsto in precedenza per il 2019. Lo dice oggi Bloomberg secondo cui in base alle fonti anche le prospettive per la crescita economica sono state riviste giù.
Il Qe rientra nei poteri legittimi della Bce: lo ha stabilito la Corte di giustizia europea rispondendo alla questione sollevata dalla “Cassazione” tedesca
Con la crescita economica che sembra ancora lenta, la fiducia nei confronti della capacità della BCE di aumentare i tassi nel prossimo anno sta iniziando a essere un po’ traballante.
La decisione di abbassare la quota dell’Italia dal 12,31% all’11,8% avrà un impatto sullo spread e pare una manovra più politica che economica, architettata dalla Germania.
Tra i fattori di rischio Bce evoca deficit di bilancio elevato dell’Italia, fine del ciclo di crescita Usa e segni di ipervalutazione del mercato immobiliare in area euro.
Sale ad ottobre sopra le attese il tasso annuale di crescita dell’aggregato monetario M3 che passa al +3,9% dal +3,6% di settembre. Lo indica la Bce secondo cui il dato supera le attese degli analisti che avevano previsto un incremento del 3,6%.
La fine del Qe potrebbe portare a un nuovo allargamento degli spread: per mitigarne gli effetti, la Bce offrirà probabilmente nuove Tltro per le banche
Il presidente della Bce, Mario Draghi, si mostra ottimista sulla risoluzione delle controversie tra Bruxelles e Roma in merito alla manovra. Rispondendo ieri a una domanda durante un’audizione alla Commissione problemi economici e monetari del Parlamento europeo, ha detto:“Al momento c’è un dialogo, sono stato sempre fiducioso che un accordo può essere raggiunto”, ha spiegato,
Presidente Bce: alla perdita di slancio hanno contribuito una serie di fattori tra cui espansione delle attività commerciali in frenata ed elementi specifici di singoli paesi. Il riferimento velato è all’Italia.
I rischi contagio da parte dell’Italia sugli altri paesi della zona euro per ora non ci sono. A dirlo Peter Praet, capo economista della Bce.“Le attuali condizioni di finanziamento dell’Italia sono troppo tirate per un Paese con crescita debole e bassa inflazione. L’Italia ha bisogno di riforme dal lato dell’offerta per migliorare la produttività. La