Recessione dietro l’angolo, Trichet: istituzioni si preparino a cooperare

14 Dicembre 2018, di Alberto Battaglia

Nell’anno prossimo o nel 2020. A ritenere che la prossima recessione globale sia ormai vicina è una gran fetta degli economisti, quantomeno quelli sondati da Reuters e Wall Street Journal. Nel primo dei due campioni, il 40% degli economisti ritiene che nei prossimi due anni si verificherà una recessione; nel secondo, un 20% ritiene che la retromarcia dell’economia verrà ingranata nel 2019, oltre il 50% nel 2020.

 

 

Non sembra incoraggiante, e peraltro, dalle parole pronunciate ieri dal presidente della Bce, Mario Draghi, non sono trapelate particolari indicazioni su come la banca centrale risponderà, se si troverà di fronte a una nuova recessione. Le previsioni del board, a differenza di quelle poc’anzi ricordate, sono positive: la crescita sarà più contenuta, ma pur sempre di crescita si tratterà, si è detto.

 
Sulle colonne di Bloomberg, l’editorialista Daniel Moss ha messo in luce come la prossima recessione potrebbe mettere in crisi le istituzioni che finora si sono spese per il recupero post-2008. Nello specifico, eventuali crisi dovrebbero stimolare, secondo Moss, una risposta coordinata quale in precedenza non si era osservata. Non dovrebbe intervenire solamente il Fondo monetario internazionale, come è avvenuto in passato:

“La necessità di una risposta di ampio spettro [in caso di crisi] è stata sollecitata da un gruppo di esperti di politica monetaria riuniti dal Gruppo dei 20 con lo scopo di preparare la sfida. Hanno notato che le risorse finanziarie per contrastare questi fenomeni sono ora frammentate. Il Fmi rappresentava una volta circa il 90% [di queste risorse]. Ora, secondo l’ex presidente della Bce Jean-Claude Trichet, il fondo detiene una proporzione molto inferiore”, ha ricordato Moss.

La chiave suggerita da Trichet è che il Fmi possa intervenire in futuro, assicurando che vi sia una collaborazione con i “prestatori regionali”, in modo tale che le istituzioni esistenti possano agire in modo coordinato quando la recessione seminerà i suoi danni. In un certo senso, è un po’ quanto è avvenuto quando il Fmi, nell’ambito della crisi greca, ha partecipato al bail-out assieme a “prestatori regionali”, che in quel caso erano la Bce e il Fondo salva-stati (Esm). Ma non è chiaro se sia questo il modello “virtuoso” che l’ex presidente dell’Eurotower ha in mente.