Tremonti a Palazzo Chigi, Prodi al Quirinale

3 Maggio 2011, di Redazione Wall Street Italia
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La storia della Repubblica insegna che la politica estera ha sempre provocato rarissimi traumi nella stabilità di Palazzo Chigi e anche questa volta è pronto l’inciucio tra i “barbari” della Lega e il premier che domenica si è addormentato durante la cerimonia a piazza San Pietro.

Il pacchetto dei padani comprende una mozione “costruttiva nella sua superficialità” e alcune garanzie per portare il leghista Salvini a vicesindaco di Milano e l’ex-membro del Csm Brigandì (quello che ha passato al “Giornale” il dossier sulla Boccassini) a sottosegretario.

Sotto il cielo della politica (ecco la frase che piace tanto a Enrichetto Mentana) si affacciano però nuvole pesanti che portano un giornale cauto come “Il Sole 24 Ore” a scrivere oggi: “se anche non ci sarà una crisi di governo c’è un avviso di sfratto per Berlusconi”.

Ormai è convinzione diffusa che dopo il 16 maggio la Lega si appresti a dare il benservito al Cavaliere-peccaminoso per spalancare le porte di Palazzo Chigi a Giulietto Tremonti. Di questa intenzione sono consapevoli le truppe del Pdl che attraverso il giornale della famiglia di Silvio hanno sparato palle incatenate nei confronti del ministro dell’Economia.

C’è chi va più in là e parla senza mezzi termini di un ticket dei “professori” che chiuderebbe la parentesi tormentata della Seconda Repubblica con Giulietto a Palazzo Chigi e Prodi al Quirinale. Quest’ultimo non è affatto sparito dalla circolazione e oltre a un’intensa attività privata fatta con telefonate e bigliettini ad amici della politica e imprenditori della prima ora, continua a volare alto con articoli di taglio “universalistico” e a disprezzare le beghe legate alla lotta per il sindaco di Bologna.

Ieri comunque durante la presentazione del libro di Alessandro Barbano “Dove andremo a finire”, il Professore di Scandiano per la prima volta si è preso il gusto di bacchettare gli eredi di quell’Ulivo che lanciò il 13 febbraio ’95. Nel mirino del Professore c’era soprattutto quell’autentico campione di ignoranza politica che è WalterEgo Veltroni, il quale dalle colonne del “Foglio” del panzer Ferrara ha strizzato l’occhio ai giovani leoni (Renzi, Zingaretti, Chiamparino) e ha chiesto una verifica sulla linea del povero Bersani.

È davvero un peccato che sia stata chiusa la scuola delle Frattocchie dove venivano allevati in batteria i leader comunisti perché tra le tante storture ideologiche Veltroni avrebbe potuto imparare qualcosa da un politico furbo e puntuale come Giorgio Napolitano, e non sposare il modello “Tafazzi” di cui si è appropriato con esclusiva assoluta.

A Prodi comunque non interessa la sorte di Veltroni, uomo di tante parole e di tante sconfitte, quanto che il Pd non si sfasci perché sarebbe un guaio nella marcia inconfessata verso il Colle. E con un occhio guarda ai “barbari” del Carroccio sui quali ieri ha pronunciato parole enigmatiche del tipo: “la Lega dal punto di vista del vocabolario non ha cambiato nulla, dal punto di vista dei contenuti invece sta cambiando tutto…”.

Sotto il cielo della politica il ticket Tremonti-Prodi sta maturando.

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