TRADING: IL “CONSIGLIO PER GLI ACQUISTI” NEL DOPO-FED

19 Febbraio 2010, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Dopo la chiusura del mercato americano ieri, la Fed ha scioccato il mercato alzando il tasso di sconto (non i Fed Funds) dello 0,25% fino a 0,75% – e il dollaro s’impenna. Qualche parola di accompagnamento c’è stato, nel senso che questa manovra “non rappresenta un mutamento delle prospettive di politica economica”, ma le azioni sono quelle che contano e non le parole.

Questa decisione anticipata di alzare i tassi può essere inteso come un’espressione veramente Hawkish da parte della Fed. E’ comunque importante distinguere il tasso di sconto dai Fed Funds: il tasso di sconto è ciò che viene applicato dalla Fed ai prestiti concessi direttamente alle banche commerciali che hanno la possibilità di accedere al “discount window”. Invece il tasso sui Fed Funds rappresenta l’interesse applicato tra banche commerciali.

Alzando quindi il tasso di sconto, la Fed ha anticipato in parte l’effetto che avrà la cessione del Q.E. a Marzo: un innalzamento degli spread. Ovviamente questo cambia le carte in tavola per il mercato FX, che era abbastanza indecisa durante l’ultima settimana sul da farsi. Oggi esce il CPI (inflazione) USA, e nonostante le previsioni ottimistiche il parere rimane che – escludendo il paniere energetico ed alimentare – ci sia ancora stabilità anche per via del mercato del lavoro ancora instabile. Occhi puntati sugli schermi alle ore 14.30 per quest’ultimo dato della settimana.

Passando all’Europa, la possibilità del “falso in bilancio” da parte della Grecia sta iniziando ad intaccare la fiducia della Germania. Angela Merkel ha condannato l’eventuale supporto di banche d’affari se queste avessero veramente applicato un pizzico di contabilità creativa “a-la-Tanzi”. Gli spread sui Credit Default Swap (CDS) mostra la titubanza del mercato, che deve fare i conti anche con diversi dati EU oggi: PPI Germania (ore 8.00), PMI Germania (ore 9.30), Bilancio di Conto Corrente EU (ore 10.00). Volgiamo lo sguardo sopra la Manica ed entriamo nella City: che botta ieri la disoccupazione UK.

Non solo è aumentata la disoccupazione inaspettatamente, ma anche i mutui nuovi stipulati sono calati. Dunque non è un caso che la Sterlina ha perso di più contro il greenback.

In ultima istanza, qualche “consiglio per gli acquisti”: sicuramente qualcuno è stato “scottato” da questa mossa della Fed. Fa parte del gioco, in un mercato dove gli amministratori hanno il potere di agire come meglio credono.

Interventi del genere si possono forse paragonare ad un’azione che viene sospesa dalle contrattazioni: feriscono parecchi investitori imprudenti, ma non fanno poi così male a chi si rende conto delle regole del gioco. L’unica cosa da fare, per evitare disastri, è utilizzare bene gli stop loss specie per le posizioni overnight. Protezione del proprio conto, in previsione dell’imprevedibile.

È da alcuni mesi che teniamo d’occhio il livello dollaro/yen, per cui non possiamo non iniziare la sezione di analisi tecnica parlando della salita repentina del dollaro yen sino a giungere nei pressi di quella resistenza tanto importante.

I prezzi si trovano poco al di sotto di 92 figura e come è possibile evincere da un grafico giornaliero (o comunque con un timeframe in grado di mostrare l’inizio di aprile) 92.40 è proprio il livello da superare, suggerito da una precisa trendline discendente cominciata il 6 aprile a 101.40.
Oltre a questo livello gli obiettivi sono ambiziosi e spaziano da un vicino 93.70 sino a 97.70. Come livello di supporto invece continuiamo a considerare il movimento di ripresa nel breve dal 4 febbraio, che suggerisce per oggi un’area prossima a 90.30.

Passiamo all’eurodollaro, dove la notizia a sorpresa ha aiutato ad oltrepassare il livello di supporto indicato, e ad giungere spedito al successivo, 1.3425, mancato per soli 10 punti questa notte.

L’idea di fondo è che la pesante tendenza ribassista evidenziata in due riprese, dalla fine di novembre, possa perdurare oltre sino ai successivi livelli di 1.31 figura e, successivamente, 1.29. Nonostante si siano allontanati continuiamo a considerare 1.3840 ed 1.40 i livelli a cui guardare per ricercare un trend favorevole alla moneta unica che duri più di qualche giorno.

Un dollaro così in ripresa ha avuto ovviamente ripercussioni anche sul cable, che è andato a oltrepassare il punto di supporto a 1.5540. In questo caso la rottura, se non dovesse riuscire a tenere il primo baluardo di 1.5350 (area di congestione della metà di maggio scorso), ha un obiettivo prossimo a 1.50 figura, livello a cui si sono concentrati massimi per due mesi di fila fra febbraio e aprile scorsi.

Fra le major è sicuramente il cambio UsdChf ad avere l’obiettivo chiave più vicino. Stiamo parlando di tutta un’area di congestione compresa fra 1.0950 e 1.10 figura, probabilmente raggiungibile anche in giornata. Consideriamo 1.0790-1.08 come l’area di supporto a questo movimento.

Rimaniamo in ambito di franco svizzero per notare che i due ampi movimenti di EurUsd e UsdChf hanno permesso al cambio EurChf di non scostarsi per nulla dal range mantenuto negli ultimi giorni. 1.4640 e 1.4715 sono ancora il massimo ed il minimo degli ultimi dieci giorni di scambi… una rottura, seppur di 40-50 punti solamente, non può tardare oltre.

Terminiamo con il cambio AudUsd dove continua l’inversione iniziata due giorni fa, e amplificata successivamente alla notizia di ieri, favorevole al biglietto verde. In questo caso possiamo ipotizzare che se il cambio dovesse riuscire ad oltrepassare il supporto di giornata, a 0.8810, l’inversione dal massimo relativo di 0.9030 (massimo di tre giorni fa) possa avere come obiettivo i minimi del cambio visti ad inizio febbraio, in area 0.86.

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