Torna intreccio pericoloso tra banche e Btp

14 Giugno 2017, di Mariangela Tessa

Dopo la crisi delle banche venete, per il sistema bancario italiano si apre il nodo dei titoli di Stato. Un terreno spinoso che da tempo finito nel radar della Germania, che spinge per rivedere le valutazioni sulla solidità degli istituti di credito a fronte dell’esposizione in titoli di Stato.

Quello che preoccupa è il fatto che le banche italiane continuino a fare incetta di Btp. In aprile la quota detenuta in BTp e simili sia cresciuta di 3,2 miliardi di euro a sfiorare i 395 miliardi, e soprattutto che si sia trattato del quarto mese consecutivo di incremento dopo una seconda parte del 2016 in cui le operazioni di smobilizzo l’avevano invece fatta da padrone.

Le ricadute in caso di crollo della fiducia degli investitori verso le nostre banche, potrebbero essere enormi. Il rischio è infatti quello di nuova crisi sistemica per l’intero Paese, che resta fortemente dipendente proprio dal credito bancario.

Come si legge in un’analisi del Sole 24 Ore:

“Tali rischi diventano tanto più grandi in caso di un rallentamento e da un successivo stop degli acquisti di titoli pubblici da parte della Bce (il tapering) e anche dell’ipotesi di una variazione delle regole per la ponderazione del rischio sui bilanci bancari”.

Il rallentamento della corsa dell’inflazione nell’Eurozona ha posticipato la prospettiva della fine del quantitative easing ormai nel 2018. Ma come continua l’analisi del Sole 24 Ore:

“In gioco però ci sono anche altri fattori, primo fra tutti la tenuta forse inattesa delle quotazioni dei titoli obbligazionari a livello globale”.