TIM: UN DIFENSIVO DELLE TLC

7 Maggio 2001, di Redazione Wall Street Italia

Al piccolo investitore che voglia puntare sui telefonici, quasi tutti gli analisti e gli operatori interpellati da WallStreetItalia consigliano TIM: tra i competitor europei è quello tra i meno indebitati, ed è quasi considerato un difensivo nel suo settore, tanto che Andrea Cogrossi, operatore per l’Europa di Bnp Pasfin, consiglia di tenerlo quando il mercato scende ed eventualmente venderlo a favore, per esempio, di France Telecom o Deutsche Telekom quando il mercato si fa più aggressivo.

In ogni caso è opinione comune che TIM abbia potenzialmente la capacità di crescere dagli attuali €7,44 fino agli €8,40-€8,50 “se il ciclo economico riprende”, avverte Donatella Principe, analista di Banca Popolare di Vicenza.

“In questa fase – dice Cogrossi – il titolo non riesce a forzare l’importante resistenza dei €7,80; se dovesse riuscire e ce la facesse a consolidare la rottura di questa soglia, allora potrebbe porsi un target di €8,40”. Dunque: entrare al rialzo sui €7,80 e al ribasso “a €7,40 con supporto a €7,20, soglia oltre la quale romperebbe verso nuovi minimi”, dice Cogrossi.

Il 17 aprile scorso TIM è stata colpita da un rating sell (vendere) di Ing Barings, che teme per le prospettive di sviluppo in America Latina e per il rischio che il collocamento di nuovi titoli Vodafone nel quadro dell’acquisizione della divisione giapponese di British Telecom porti tanta carta sul mercato da penalizzare il settore della telefonia mobile.

“Il rischio America Latina non mi impensierisce più di tanto – dice Mario Spreafico, direttore degli investimenti per BPL-Fondicri – secondo questa logica dovrebbero essere penalizzati anche gruppi come Fiat, o Eni; piuttosto, la possibilità di crescita è offerta proprio dai mercati emergenti, tra i quali quello, appunto, dell’America Latina”.

Il rischio comunque resta, ma l’analisi va al di là di questo aspetto: la realtà, rilevata da tutti gli operatori, è che il comparto telefonico non è più quello di una volta. Prima infatti, come surrogato dei titoli tecnologici (poco presenti specialmente sul listino italiano), prometteva crescite robuste: oggi invece i telefonici si avvicinano di più al modello americano, dove sono considerati delle utilities.

“E’ un settore ormai maturo, dove cresce la concorrenza e diminuiscono i margini – dice Spreafico – per crescere, questo vale per TIM ma anche per gli altri in Europa, si deve passare attraverso un processo di internazionalizzazione, che è molto dispendioso e provoca forte indebitamento”.

La questione del debito non è sempre vista in negativo. Matteo Serio, gestore di portafoglio di Cofimo Sim, sottolinea che se una società ha capacità di indebitamento, si indebiti pure: “è anche conveniente, perché sottrae reddito imponibile; la rischiosità a quel punto non dipende da come è finanziata un’attività economica, ma dalla rischiosità intrinseca dell’attività stessa”. Il problema è non superare i limiti che metterebbero a rischio i margini futuri.

A questo proposito Donatella Principe ricorda anzi che TIM è spesso accusata di non sfruttare a sufficienza la leva del debito. “Resta il fatto che lo scenario oggi è cambiato – osserva – l’economia è in fase di rallentamento tanto che calano gli ordinativi del settore tlc; inoltre il mercato si confronta con investimenti fatti su una scommessa e a questo punto ci si chiede se in effetti c’è davvero bisogno di telefonini di terza generazione quando c’è ancora da sfruttare pienamente il GPRS, tecnologia per così dire di seconda generazione e mezzo. Per non parlare poi del fatto che l’UMTS, terza generazione, è in ritardo”.

E’ un grande punto interrogativo anche per TIM: con un mercato maturo, la carta vincente è passare dal traffico voce al traffico dati, ma già la notizia che la giapponese NTT Do.Co.Mo ha allungato i tempi per il lancio dell’UMTS ha portato a un riposizionamento di tutti i gestori e ha scatenato la corsa all’accordo con le società tecnologiche che materialmente devono mettere in piedi le reti di tlc: in cambio di soldi i gestori assicurano la commessa.

L’UMTS in ritardo insomma mette una seria ipoteca sulla capacità di sviluppo della telefonia. Le società si trovano in difficoltà e rischiano di svendere partecipazioni per far fronte al debito contratto per aggiudicarsi le licenze nei vari Paesi europei. In questo senso TIM è stata fortunata perché si è aggiudicata una licenza italiana a un ottimo prezzo, secondo gli analisti. Inoltre, come sottolinea Cogrossi di BNP Pasfin, ha già fatto tutto ciò che poteva fare e quindi “è meno esposta di altri gestori in Europa alle cattive notizie di emissioni di bond, con i quali va a chiedere altri soldi al mercato”.

In Europa la stessa Commissione dell’Unione Europea e le Banche Centrali del vecchio continente hanno incitato i governi a venire incontro alle società per non strangolarle e non incorrere in possibili rischi per il sistema bancario ed economico.

“Sono scettica a questo riguardo – dice però Principe – in quanto non vedo come si possano rivedere i termini economici per il pagamento delle licenze UMTS che sono state assegnate tramite aste pubbliche, senza scatenare gli esclusi che farebbero immediatamente ricorso per una riapertura delle aste”.

La conclusione è che se proprio si vuole investire nei telefonici bisogna avere pazienza e attendere la fine di questa fase delicata. “Se devo scegliere come gestore – dice Spreafico – io sceglierei Vodafone, che quota sotto le 2 sterline, circa €3, ha un indice di indebitamento basso ed è diversificata in diverse aree di business; se invece devo scegliere come investitore privato allora resto su TIM, che a questi prezzi è interessante o sull’azionista di maggioranza, che è Olivetti”.

A proposito di Olivetti, Spreafico osserva che nell’ambito di una strategia di internazionalizzazione si può scommettere nell’ingresso di un nuovo socio “non italiano e nemmeno europeo” per dare più valore alle partecipate; inoltre Olivetti può contare sui ricchi dividendi di TIM.

Infatti, il dividendo 2000 di TIM, con godimento nel 2001, per ogni azione ordinaria è stato di €0,194, in crescita rispetto a €0,168 dell’anno prima; il dividendo per la risparmio è stato pari a €0,206, in aumento rispetto a €0,178 dell’esercizio precedente. E’ anche aumentato il rendimento sui dividendi – quanto vale il dividendo rispetto al prezzo delle azioni – che è passato dall’1,5% del 1999 al 2,3% del 2000 per le ordinarie, e dal 3,8% al 4,4% per le risparmio.

Olivetti ha bisogno dei dividendi TIM per risanare il proprio indebitamento e, quindi, i dividendi TIM continueranno a rimanere alti, un altro fattore positivo per gli azionisti TIM.

Il prossimo appuntamento importante con TIM sono i risultati trimestrali che saranno comunicati entro 15 giorni.