“Il tetto al debito minaccia Wall Street”

6 Settembre 2017, di Pieremilio Gadda

Fitch e Moody’s hanno già lanciato un chiaro avvertimento: la tripla A degli Stati Uniti è a rischio se il Congresso non troverà l’intesa per innalzare il tetto dei 20mila miliardi di dollari, oltre il quale il Tesoro non può emettere nuovo debito. L’altra agenzia di rating, S&P, profetizza, in caso di mancato accordo, una crisi “più catastrofica” di quella innescata dal fallimento di Lehman Brothers nel 2008. Secondo le stime dell’ufficio di bilancio del Senato Usa, il governo sarà in grado di finanziare la spesa fino all’inizio di ottobre, o nella migliore delle ipotesi, alla metà del mese.

Poi, scatterà lo shutdown, la chiusura di buona parte delle attività governative. Una paralisi dell’esecutivo che – per quanto momentanea – non andrebbe sottovalutata, a detta di molti analisti.

È vero. Le spese di ricostruzione legate al passaggio dell’uragano Harvey potrebbero ammorbidire le posizioni del Congresso. E non a caso Goldman Sachs ha appena tagliato al 35% (dal precedente 50%) le probabilità di una “chiusura” del governo.

Ma se il debt ceiling non fosse aumentato, “potrebbe provocare addirittura un default tecnico dei Treasury”, scrivono gli analisti di Credit Suisse.

Come se non bastasse, il dibattito sul tetto al debito si sovrappone a un’altra questione urgente: l’approvazione dei disegni di legge di finanziamento per il prossimo esercizio fiscale che comincerà a ottobre del 2017 (quello attuale scade a fine settembre).

La maggior parte degli esperti concorda nel ritenere che lo shutdown verrà evitato, al fotofinish. Ma intanto il mercato comincia a mostrare qualche segnale di nervosismo. Un’analisi realizzata da Deutsche asset management, ad esempio, mette in evidenza come il differenziale di rendimento tra i titoli del Tesoro Usa che scadono immediatamente prima e dopo  la data fatidica – il 29 settembre – sia ai massimi e ben più elevata rispetto ai precedenti casi di impasse del governo.

E del resto, l’ultima asta da 20 miliardi di dollari di titoli del Tesoro a breve termine, in scadenza tra quattro settimane, ha messo in evidenza i rendimenti più elevati dalla crisi finanziaria del 2008.

Quale impatto potrebbe avere la paralisi del governo?

Il pensiero inevitabilmente corre al 2011, quando “gli USA subirono un declassamento del debito e l’indice S&P evidenziò un vistoso calo. Nel 2013, nel mezzo di uno shutdown del governo, lo S&P scese di oltre il 4% inizialmente per poi registrare un forte recupero verso la fine dell’anno”, ricorda Michael O’Sullivan, chief investment officer, international wealth management di Credit Suisse, precisando che “in entrambi i casi il contesto macro generale appariva debole (specialmente in Europa), mentre – rassicura – questa volta il quadro economico è robusto”.

Non mancano però motivi di preoccupazione:  “Sul fronte azionario, le valutazioni sono un problema – annota O’Sullivan -. A livello di indice, sono elevate (in termini di rapporto prezzo utili aggiustato per il ciclo economico ndr). A livello aziendale, mettendole insieme sul piano mediano, sono prossime ai valori più alti del loro range degli ultimi trent’anni”.

Cosa significa? Che, come ricordano gli analisti della banca d’affari, i mercati azionari potrebbero subire l’impatto generale di un generale aumento dell’avversione al rischio, alimentata dal dibattito fiscale statunitense.

“In tal senso ci aspetteremmo che i settori protagonisti delle maggiori outperformance dell’ultimo trimestre si rivelino i più vulnerabili nel breve termine. Ciò potrebbe quindi essere vero per IT e materiali sul fronte settoriale. Anche i finanziari potrebbero risultare penalizzati, se i rendimenti dovessero scendere come accade solitamente in un contesto risk-off”.

Se le tensioni dovessero aumentare, con l’avvicinarsi della scadenza del tetto del debito, gli analisti di Credit Suisse, prevedono “un appiattimento della curva dei Treasury Usa, guidato da rendimenti inferiori in corrispondenza della pancia della curva e del tratto lungo (5–10 anni) sui flussi safe-haven, oltre che dal timore che uno shutdown del governo possa avere un impatto negativo sull’economia”.