Testamento biologico o suicidio assistito: emergenza e viaggi oltre confine

24 Settembre 2017, di Giovanni Falcone

Testamento biologico o suicidio assistito: emergenza ad oltranza e viaggi oltre confine!

 

In Italia, quasi mai riusciamo a fare una legge in condizioni di normalità, si aspetta sempre l’emergenza, un caso nazionale che scuota le coscienze e tocca il cuore di tutti, in primo luogo quello di Santa Madre chiesa.

Da tempo è ferma al Senato una legge travagliata che tutti vogliono, il Testamento biologico, detta anche una legge sul fine vita, ma si fa fatica a votarla perché i nostri politici, per lo più, sono pavidi e temono di perdere consenso.

Ogni tanto la cronaca ci ricorda che per morire in pace, quando si sono da tempo perse le speranze di una vita decorosa, ci si può recare all’estero, basta pagare, tutto è possibile.

Si finisce sulla cronaca dei media, sulla stampa urlata e scritta, spesso viene inquisito quello sventurato che ha deciso di accompagnarti, accusato di “Istigazione o aiuto al suicidio”.

L’articolo 580 del Codice penale parla chiaro: “Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito al suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni”. 

Insomma, aiutare qualcuno a cessare di soffrire si rischiano dodici anni di carcere.

In netto contrasto con quanto detto qualche mesetto prima dalla Procura della Repubblica di Milano, qualche tempo addietro, il GIP dello stesso Tribunale ha detto una cosa opposta: “Non esiste il diritto a una morte dignitosa”, disponendo subito l’imputazione per Marco CAPPATO che ha accompagnato il Dj Fabiano ANTONIANI a morire decorosamente in territorio svizzero per mettere fine ad atroci sofferenze.

Secondo la Procura, il processo non doveva neanche nascere perché il parlamentare radicale aveva aiutato il Dj FABO ad esercitare un proprio diritto.

Normalmente, anche e soprattutto in uno Stato di diritto, oltre all’Ordinamento giuridico e alla giurisprudenza che ne deriva, esiste anche la consuetudine ed il buon senso di una comunità, un diritto basato su regole non scritte: per qualche GIP non è così e quindi si è condannati a soffrire, a prescindere, non esistendo un “diritto ad una morte dignitosa”.

Malgrado il senso di umanità profondo contenuto nei nostri principi costituzionali o la pronuncia, in qualche caso, della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, nulla si può in assenza di un quadro normativo preciso.

Attualmente sembra che in Italia non esista il diritto ad una morte dignitosa.

La domanda è: quanto tempo dobbiamo ancora aspettare?

Quando riusciremo ad essere uno Stato Laico in grado di decidere la propria sorte al netto di una influenza religiosa, quale che sia?

Al prossimo Parlamento, l’ardua sentenza!

Amen!