Tesoro: nel 2015 verrà offerto almeno un Btp Italia

di Redazione Wall Street Italia
23 Dicembre 2014 12:43

ROMA (WSI) – Dopo un anno da incorniciare per il debito pubblico, che ha visto allungarsi la scadenza e aumentare la liuidità sui mercati secondari, il 2015 vedrà il Tesoro emettere almeno una volta i Btp Italia dedicati al pubblico retail.

“Nel 2015 il Tesoro si impegna a garantire almeno un’emissione di BTP Italia dedicata agli investitori retail, individuati secondo lo schema introdotto nelle ultime due emissioni”, si legge nelle linee guida della gestione del debito pubblico del Dipartimento del Tesoro del ministero dell’Economia.

Dopo i 27 miliardi nelle tre tranche del 2012, l’anno successivo l’importo collocato per il titolo a 4 anni ha sfiorato i 40 miliardi, mentre nelle due tranche nell’anno che sta per terminare sono stati piazzati 28 miliardi di euro complessivi.

Per gli investitori istituzionali, invece, sarà condotta “un’approfondita analisi di mercato per valutare se esistono le condizioni per continuare a prevedere una finestra di emissione a loro dedicata nell’ambito dei collocamenti destinati al retail, come avvenuto finora, o invece individuare un prodotto a loro dedicato con scadenza più lunga, con un meccanismo di indicizzazione uguale ai BTP Italia o ai BTPi, da collocare mediante sindacazione con formato pubblico o privato”.

In quest’ultimo caso, laddove si scelga il formato pubblico, la decisione sarà strettamente legata al verificarsi di condizioni che consentano l’avvio di un programma di emissione.

Il Btp Italia è un titolo a 4 anni indicizzato all’indice FOI (Indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati) al netto dei tabacchi. La prima emissione è avvenuta nel 2012 e nel primo anno il Tesoro ha collocato tre trance per un totale di 27 miliardi di euro. L’anno successivo due emissioni con unimporto che ha sfiorato i 40 miliardi e altre due nell’anno che sta per terminare con 28 miliardi di euro complessivi.

Per quanto riguarda i tassi, il Tesoro sottolinea che la discesa dei rendimenti è stata continua durante tutto l’anno, anche se ha interessato in misura decisamente più intensa le scadenze a medio-lungo termine, a partire da quella a 5 anni: “Confrontando i livelli attuali con quelli dello scorso gennaio, la dimensione della riduzione si è attestata tra i 150 ed i 200 punti base a seconda delle specifiche scadenze”.

Meno marcata è stata l’evoluzione sulle scadenze più brevi, tra i 60 ed i 100 punti base, che peraltro ha registrato una stabilizzazione dei livelli verso la fine di agosto, visto anche che in questo segmento di curva il percorso di riduzione si era ampiamente dispiegato già a partire dalla seconda metà del 2012.

Pertanto nel 2014 si è assistito ad un fenomeno di appiattimento della curva dei rendimenti dei titoli di Stato sul segmento di scadenze tra 1 e 10 anni: un fenomeno assolutamente privo di riscontri negli anni precedenti, sia per dimensioni che per continuità durante l’intero anno, che deve molto della sua intensità al livello storicamente molto basso dei tassi di interesse, che ha evidentemente spinto molti investitori, in particolare quelli esteri (ma non solo), ad un ribilanciamento dei loro portafogli verso scadenze più lunghe.

Nel rapporto “2015-Linee guida della gestione del debito pubblico”, emerge un costo del debito in discesa nonostante una crescita della volatilità e l’aumento del “profit taking” legato ai guadagni in conto capitale degli investitori sui titoli a reddito fisso.

Così, nel 2014, il Tesoro si e’ finanziato “ad un costo medio ponderato dell’1,35%, minimo storico assoluto, raggiunto in un anno in cui, sebbene le emissioni totali siano state inferiori a quelle del 2013, quelle a medio e lungo termine (scadenza superiore all’anno) sono state lievemente superiori”, spiega il rapporto.

Il calo dei tassi a medio e lungo termine ha consentito al Tesoro di ridurre le emissioni di titoli di Bot che alla fine di quest’anno si “attesteranno intorno al 7% dei titoli di Stato, oltre un punto percentuale in meno dello scorso anno”, sottolinea il rapporto. La riduzione delle emissioni a breve termine a favore di “carta” più lunga consente anche di allungare la vita media residua del debito pubblico. Nel mese di ottobre, secondo la pubblicazione “Finanza pubblica, fabbisogno, debito” di Bankitalia, la vita residua media del debito pubblico tricolore era di 6,8 anni.

L’anno che sta per finire è stato “estremamente positivo per il mercato del debito pubblico italiano”. Risultati “ampiamente soddisfacenti” sia per il Tesoro che ha visto ridursi il costo delle emissioni ai minimi storici e sia per gli investitori sul piano della performance dei titoli di Stato detenuti in portafoglio. E’ quanto rileva il il dipartimento del Tesoro del ministero dell’Economia nelle linee guida della gestione del debito pubblico.

La caduta dello spread, il calo generalizzato dei rendimenti sui titoli di Stato e l’attesa di una prossima mossa espansiva della Bce hanno ridotto il costo del finanziamento del debito pubblico tricolore.

Lo spread tra Btp e Bund a quasi 600 punti base nel novembre del 2011 ed i rendimenti sui Bot a un anno al 6% appaiono come un remoto ricordo. Nel 2014 non solo si è materializzato un drastico calo del costo delle emissioni dei titoli di Stato ma è proseguito e e si è “ulteriormente consolidato il processo di normalizzazione del mercato primario e secondario dei titoli di Stato, dopo la fase di intensa turbolenza che ha interessato buona parte del biennio 2011-2012”.

Il dipartimento del Tesoro sottolinea tre tendenze di fondo. La più evidente è “la continua riduzione dei rendimenti di mercato dei titoli di Stato, che è stata determinata da una contestuale discesa, da un lato, del livello generale dei tassi di interesse in Europa per via di un contesto macroeconomico di bassa crescita e bassa inflazione e, dall’altro, del differenziale tra i tassi sul debito italiano e quelli osservati sul mercato monetario e sul debito pubblico di altri paesi dell’area euro, in primis la Germania”.

Inoltre si è registrato “un significativo incremento della liquidità sul mercato secondario dei titoli di Stato in tutte le sue componenti, ma con particolare riferimento alle piattaforme di negoziazione elettronica, caratterizzate per definizione da maggiore trasparenza, incremento riconducibile almeno in parte ad una partecipazione più sistematica degli investitori esteri”.

Infine il Tesoro rileva “un ritorno crescente di interesse su comparti del debito particolarmente penalizzati nel periodo 2011-12 quali i titoli indicizzati all’inflazione (in particolare i BTPi) e i titoli a tasso variabile (in particolare i CCTeu), la cui performance durante l’anno è risultata pienamente in linea con gli altri strumenti offerti dal Tesoro, consentendo a quest’ultimo di poter contare in misura più consistente su questi segmenti nell’esecuzione della sua strategia di emissione”.

(DaC)