“Tesla è uno schema Ponzi”: tre quarti liquidità formata da anticipi clienti

19 Marzo 2019, di Daniele Chicca

A Wall Street sta circolando un report esplosivo su Tesla. Nell’analisi di 46 pagine di Value Investors Club pubblicata su Twitter dall’utente jcoviedo il 18 marzo (vedi sotto), si dice che il 78% della liquidità della casa automobilistica è costituita dalle caparre versate dalla clientela, una sorta di schema Ponzi legato all’automotive.

Si tratta degli acconti che i clienti sono chiamati a sborsare per pre-ordinare un modello della società californiana. A fine 2018 Tesla ha annunciato in realtà che il Model 3 si può ordinare negli Stati Uniti senza più dover versare alcun anticipo. L’analista autore del report prevede che il titolo scenda sui 200 dollari in un primo momento.

Se le preoccupazioni sulla liquidità persistono, gli investitori inizieranno ad alleggerire le posizioni e le azioni scenderanno sotto quota $50. Un livello decisamente inferiore ai 420 dollari con cui Tusk sperava di vendere i titoli circolanti sul mercato nell’ambito di un’operazione di delisting.

Bilancio Tesla in pericolo

Con un calo della domanda e i bond convertibili da 920 milioni di dollari in scadenza il primo marzo, il bilancio di Tesla è “in una situazione sempre più pericolante“, si legge nel testo. Gli autori del report sono convinti che una serie di fattori abbiano giocato in sfavore della capacità di Tesla di reperire fondi rivolgendosi ai mercati azionari.

Tra questi elementi negativi si cita il fatto che la fusione con Maxwell Technologies sta impiegando più tempo del previsto a diventare effettiva. Si cita l’indagine del Dipartimento di Giustizia sulla sicurezza del Model 3. E l’inchiesta della SEC sulla debacle del CEO e fondatore Eleon Musk quando in un tweet ha annunciato il delisting del gruppo al prezzo di 420 dollari per azione.

L’eclettico imprenditore diceva di essersi assicurato i finanziamenti necessari per l’operazione. Probabilmente il denaro sarebbe arrivato dal fondo sovrano dell’Arabia Saudita, con cui Musk era in continuo contatto. Almeno così aveva fatto intendere lo stesso manager. Poi non se n’è fatto più nulla e due investitori hanno persino intentato causa contro Musk e la sua azienda.

Oggi come oggi “è come se la SEC si rifiutasse di accettare le comunicazioni dell’azienda finché Musk resta al comando”. E la performance dei bond high-yield è limitata dall’accesso dell’impresa al mercato Usa. In teoria, Tesla potrebbe effettivamente vendere ai privati una parte del capitale circolante, ma gli autori del rapporto sono convinti che Musk non sia troppo favorevole a questa soluzione, dal momento che una volta prezzata una simile offerta, i titoli in suo possesso perderebbero valore.

Liquidità, situazione attuale critica ma non apocalittica

La domanda dei prodotti del gruppo – nella forma di milioni di acconti versati prima di ricevere le auto – farà la differenza tra la vita e la morte della liquidità di Tesla. Se la domanda di auto Tesla sta effettivamente subendo un calo, la liquidità di Tesla presto si esaurirà. Questi per lo meno sono i calcoli sorprendenti contenuti nel report. Secondo altri esperti, sempre a livello di liquidità, la situazione di Tesla è critica, ma non apocalittica.

Se tutto va bene – si legge nello studio – l’azienda dovrebbe chiudere il primo trimestre 2019 con un cash consolidato iscritto a bilancio di poco più di 1,6 miliardi di dollari. Se a questa cifra si tolgono i 600 milioni circa “intrappolati” in Cina, Tesla ha circa 1 miliardo di liquidità accessibile immediatamente negli Stati Uniti. Tale somma si confronta con i più di 800 milioni di depositi versati dai clienti.

“Nel secondo trimestre l’azienda sarà probabilmente costretta ad attingere alle caparre dei clienti se vuole rimanere lontana dal Chapter 11“, avverte il report, facendo riferimento alla procedura di amministrazione controllata.

Musk sostiene che la sua impresa non abbia bisogno di aiuti esterni. Secondo i calcoli degli analisti citati dalla CNBC, tuttavia, tra il 2019 e il 2020 il gruppo potrebbe aver bisogno dai $2 ai 10 miliardi di ulteriore denaro fresco per finanziare le sue operazioni nei prossimi anni. I bisogni di liquidità dipenderanno dal ritmo e dall’andamento della produzione del Model 3.

Tesla dovrà continuare a centrare obiettivi produzione

In passato Tesla non ha sempre mantenuto le promesse quando si è trattato di produrre il Model 3 o altri esemplari. Ma lo ha fatto nel terzo trimestre 2018. Se continua così i problemi di bilancio saranno risolvibili. Il cash flow previsto nel 2018 e nel 2019 per i 400 mila e oltre Model 3 ordinati dovrebbe colmare parte del gap di liquidità. E aiutare il gruppo a finanziare altre iniziative, senza dover ricorrere ai mercati.

Un investimento importante riguarda la nuova mega fabbrica (gigafactory) di batterie elettriche in Cina, uno stabilimento per fabbricare il Model Y, il piccolo SUV presentato l’altro giorno, e per la gestione dei diversi miliardi di debito in scadenza da qui al 2021.

Se nel 2019 la produzione di Model 3 raggiunge quota 10 mila unità allora, Tesla dovrà ricorrere solamente a $3-4 miliardi di aiuti esterni. Questo non dovrebbe essere un compito difficile per un’azienda molto stimata e trendy.

Ma se Tesla continua a non centrare gli obiettivi, il capitale andrebbe incrementato di 10,5 miliardi entro il 2020. Chiedere soldi a un mercato che avrà perso parte della fiducia riposta nel gruppo per via delle tante promesse mancate, sarebbe dura e il titolo cadrebbe vittima degli speculatori al ribasso.

Tesla, solo sei analisti su 17 hanno un rating di Buy

Nel 2018 erano soltanto sei su 17 gli analisti con un rating di Buy su Tesla, secondo quanto riportato da Zacks Investment Research. Il giudizio medio non eccelso è dovuto al balzo incredibile che hanno fatto i titoli negli ultimi anni. Nonostante le ultime notizie negative, le azioni valgono tuttora quasi 270 dollari ($269,49 alla chiusura di ieri che ha visto il titolo calare del 2,16%).

Un prezzo del genere è una fortuna per Musk perché offre a Tesla una certa flessibilità finanziaria. I vertici non dovrebbero sulla carta incontrare problemi a vendere i titoli azionari o del debito. Detto questo, il modello di calcolo di CFRA indica che i titoli sono sopravvalutati di più di 150 dollari, dando ragione in parte alle stime del report controverso di Value Investors Club.

“Se non centrasse i target di produzione – osserva l’analista di CFRA Efraim Levy – Tesla diventerebbe immediatamente vulnerabile. Quanto vulnerabile dipenderà da quando mancheranno gli obiettivi”.

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